IL SOCCOMBENTE di Thomas Bernhard

Il soccombente di Thomas Bernhard, Edizioni Adelphi, è la prima e sinora unica opera che ho letto dell’autore austriaco prematuramente scomparso nel 1989 a soli 58 anni, dopo aver convissuto sin dalla giovinezza con la tubercolosi.

Ho iniziato la lettura del romanzo subito dopo l’acquisto, ed ho finito la lettura delle 186 pagine che lo compongono già il giorno successivo, e sono impaziente di affrontare le altre opere di questo potente scrittore.

La storia ripercorre l’esistenza di due giovani pianisti, entrambi provenienti da ricche e opprimenti famiglie borghesi, che, nei primi anni ’50, recatisi a Salisburgo a un corso di perfezionamento tenuto dal maestro Horowitz, incontrano un altro giovane pianista, le cui capacità straordinarie sono sin da quei giorni già evidenti, Glenn Gould, colui che presto diventerà uno dei più grandi, se non il più grande pianista del ‘900.

 

Fatale per Werthemer è stato il fatto di essere passato davanti alla stanza trentatrè proprio nel momento in cui Glenn Gould suonava in quella stanza la cosiddetta Aria. Werthemer mi raccontò la sua esperienza e disse che mentre sentiva suonare Glenn era rimasto in piedi davanti alla porta della stanza trentatrè fino alla fine dell’Aria. Allora compresi con chiarezza che cos’è uno shock, pensai adesso

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REVOLUTIONARY ROAD di Richard Yates

Il complesso residenziale di Revolutionary Road non era stato progettato in funzione di una tragedia. Anche di notte, come di proposito, le sue costruzioni non presentavano ombre confuse né sagome spettrali. […] Un uomo intento a percorrere di corsa queste strade, oppresso da un disperato dolore, era fuori posto in un modo addirittura indecente.

Siamo nel 1955. In una zona residenziale del Cunnecticut occidentale vivono Frank e April Wheeler, una giovane coppia con due bambini. In bilico tra l’ordinarietà delle cene in compagnia dei vicini e la velleità di sentirsi destinati a qualcosa di più grande, pagina dopo pagina li vediamo rotolare inesorabilmente verso un abisso di disperazione. Proprio come, secondo la critica, farebbe una ruota (wheel). Continua a leggere

NEL GUSCIO di Ian McEwan

Nel suo ultimo romanzo dal titolo Nel guscio, Ian McEwan ci presenta una narrazione il cui punto di vista è del tutto originale.

Siamo a Londra, Trudy è al nono mese di gravidanza, vive con un tizio di nome Claude in un lurido e decrepito edificio su Hamilton Terrace ereditato da John Croincross, nient’altro che ex marito di Trudy e fratello di Claude. Tutto questo è un feto a raccontarcelo, ecco il geniale e forse irreale punto di vista che McEwan ci presenta nel suo ultimo romanzo edito Einaudi.

Già a partire dall’incipit la narrazione è folgorante:

Dunque eccomi qui, a testa in giù in una donna. Braccia pazientemente conserte ad aspettare, aspettare e chiedermi dentro chi sono, dentro che guaio mi sto per cacciare.

A questa narrazione il lettore deve lasciarsi andare, abbandonando la ragione e vagando solo con la fantasia. In questo modo il feto non solo non ci sembrerà tale, ma diventerà un narratore che ha le sembianze di un personaggio reale e adulto, che si nasconde dietro le quinte della casa in cui si svolge l’intera vicenda. Continua a leggere

LE BRACI di Sándor Márai

Qualcosa, nella vita di un uomo, arde silenziosamente sotto la superficie, alimentando un tormento che diventa al contempo veleno e nutrimento. A questo allude il titolo italiano del romanzo di Sándor Márai, Le braci: la storia di un’amicizia finita e dell’incontro che spezza una lunga separazione.
In questa vicenda claustrofobica (quasi tutto si svolge nella sala da pranzo di un castello sui Carpazi), il ricordo di un indicibile mistero tiene il lettore col fiato sospeso, sollevando dubbi e curiosità che accrescono la tensione.
Henrik è un uomo anziano, generale della Guardia reale, che vive in compagnia della fedele governante. È in attesa di Konrad, suo fraterno amico dai tempi del collegio militare di Vienna. I due non si vedono da quarantuno anni. L’ultima volta, durante una battuta di caccia, è accaduto qualcosa che ha spinto Konrad lontano, fino ai Tropici.

Non ebbero bisogno di stringere patti di amicizia come fanno di solito i ragazzi della loro età, che indulgono con passionalità enfatica a rituali ridicoli e solenni, nella forma inconsapevole e grottesca in cui il desiderio si manifesta tra gli uomini quando decide per la prima volta di strappare il corpo e l’anima di un’altra persona al resto del mondo per possederla in maniera esclusiva.

Al temperamento militare di Henrik si contrappone la sensibilità artistica di Konrad, alla ricchezza della famiglia del primo, la povertà della famiglia del secondo. Ma non è stato niente di tutto questo a dividerli. Continua a leggere

IL PARTIGIANO EDMOND di Aharon Appelfeld

«Edmond, scappa. Corri.» è con queste parole che Edmond, ragazzo di diciassette anni, scappa per un soffio alla deportazione ed entra in una banda di partigiani.
Siamo in Ucraina: è l’ultimo anno del secondo conflitto mondiale.
Il gruppo è capeggiato dal carismatico comandante Kamil: «non è una persona religiosa nel senso comune del termine, ma tutto il suo essere esprime stupore: a volte davanti a una pianta o a un fiore, a volte davanti a una parola.» e sarà per Edmond una figura centrale.

Da quando mi sono unito ai combattenti sono cambiato radicalmente. Solo un anno fa ero seduto sui banchi di scuola, un giovanotto di media statura, occhialuto, assai bravo negli studi.

Sotto il comandando di Kamil e del vicecomandante Felix – un uomo di poche parole, ma di grande umanità – il gruppo si nasconde dall’esercito tedesco nella foresta ucraina con l’obiettivo di raggiungere una vetta, luogo geografico e spirituale. Continua a leggere

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE di Kent Haruf

“Questo libro è per chi è stato ad Holt e non vede l’ora di tornarci, ma è soprattutto per chi, a Holt, non ci è ancora mai stato.”

Finalmente ritorno ad Holt, l’immaginaria cittadina del Colorado, in cui Kent Haruf aveva ambientato la sua Trilogia della pianura (Benedizione, Canto della pianura, Crepuscolo) e dove vuole riportare i suoi lettori con questo suo ultimo romanzo, edito NNeditore.
È un ritorno a casa, quindi, quello che ho vissuto con Le nostre anime di notte perché, fin dalle prima righe, ritrovo lo stile chiaro, essenziale, leggero di questo autore che mi è rimasto nel cuore dopo aver divorato non solo la sua trilogia, ma inevitabilmente anche questo ultimo romanzo.
Le nostre anime di notte è un libro che nella sua assoluta semplicità, distintivo di Haruf, si fa fatica a dimenticare. Continua a leggere

TRILOGIA DELLA PIANURA di Kent Haruf

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È ad Holt, una immaginaria cittadina del Colorado, non lontano da Denver, che Kent Haruf ambienta la “Trilogia della pianura”.
Definita dall’autore stesso una trilogia slegata – loose trilogy – può quindi essere letta nell’ordine che ciascun lettore preferisce. Pubblicata in Italia da NNeditore, la casa editrice ha scelto di presentare i testi al suo pubblico partendo da Benedizione – testo che, cronologicamente, sarebbe all’ultimo posto. Nella “Lettera aperta ai lettori di Benedizione” (che potete leggere per intero qui: http://www.nneditore.it/lettera-aperta-ai-lettori-di-haruf/) la casa editrice scrive: “E arrivano i dubbi su quale pubblicare per primo come NN, su quale libro sia il migliore per portare la voce di questo autore al pubblico italiano con l’attenzione che merita. Il primo, affidandoci alla proposta cronologica? O il secondo, Crepuscolo, visto che alcuni lettori in Italia avevano già potuto leggere Il canto della pianura pubblicato da Rizzoli? O invece Benedizione, il nostro primo incontro romantico? Decidiamo di parlarne con l’agente americano che gira le nostre domande all’autore, con cui inizia un carteggio. Kent Haruf parla di una “loose trilogy”, una trilogia larga, sciolta, slegata. Che non ha un inizio e una fine. Perché i tre libri hanno sì la stessa ambientazione, ma i personaggi e le situazioni cambiano e i sottili rimandi da uno all’altro sono esili fili della memoria della cittadina immaginaria di Holt. Così decidiamo di procedere per la nostra strada, quella romantica, e affidiamo la traduzione di Benedizione a Fabio Cremonesi.” Continua a leggere

LA MIA PUTTANA FRANCESE – Una delicata storia d’amore di Gene Wilder

La-mia-puttana-francese-gene-wilder-sagomaDopo il suo esordio come scrittore con l’autobiografia Baciami come uno sconosciuto, La  mia puttana francese (My french whore) è il primo romanzo di Gene Wilder. 

Sono rimasta piacevolmente colpita dall’edizione. Sagoma Editore ha curato davvero bene questo libro: la copertina è bella ed elegante, in linea con il contenuto del libro. I caratteri sono leggibilissimi e la suddivisione dei capitoli segue lo stile grafico del titolo, l’asimmetria delle pagine, poi, ci rimanda indietro nel tempo, un’imperfezione (voluta) davvero piacevole al tatto.

Aprendo il libro ci troviamo nel 1918. Paul Peachy è un conducente di treni, nonché attore mancato, di Chicago (impossibile non associare il personaggio allo stesso Wilder). Insoddisfatto della sua vita e infelice del suo matrimonio, decide di lasciare tutto e arruolarsi nell’esercito americano. A giugno dello stesso anno sbarcherà in Francia per combattere i tedeschi. A causa dell’origine tedesca della sua famiglia e della conoscenza della lingua, Peachy si ritroverà dall’altra parte della barricata, in territorio tedesco, costretto ad interpretare il ruolo di una famosa spia germanica. Ed è proprio in questa veste che farà la conoscenza di Annie, puttana francese, di cui si innamorerà, mentre intorno a loro infuria l’atrocità della guerra e il pericolo costante di essere smascherato dai  nemici.
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VITA E OPINIONI FILOSOFICHE DI UN GATTO di Hippolyte Taine

Vita-e-opinioni-filosofiche-di-un-gattoState cercando un libro da leggere sotto l’ombrellone o nella pace di una vetta alpina? Perfetto, eccolo qui: Vita e opinioni di un gatto del filosofo francese Hippolyte Taine, un libro piccolo piccolo ma dall’anima doppia che riesce a essere doppiamente delizioso e adatto a essere letto ovunque e da chiunque.
Seppur breve, Vita e opinioni filosofiche di un gatto si presenta come vero e proprio racconto di formazione e compendio della filosofia materialista e relativista di Hippolyte Taine, che mischia ironia e realismo, leggerezza e cinismo per raccontare una favola morale, un racconto filosofico che traccia un doppio ritratto, quello del gatto e della natura, e quello dell’uomo: egoista, orgoglioso e superstizioso.
Il racconto inizia con una dolcezza che però già lascia presagire altro:

Sono nato in una botte in fondo a un fienile: la luce cadeva sulle mie palpebre chiuse, così, i primi otto giorni, mi sembrò tutto rosa.
L’ottavo fu ancora meglio; guardai e vidi una grande pioggia di luce sull’ombra nera, danzavano la polvere e gli insetti. Il fieno era caldo e odoroso; i ragni dormivano appesi alle ragnatele; i moscerini ronzavano; tutti avevano un’aria felice.

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LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE di Mark Haddon

LostranocasodelcaneChristopher, quindici anni, vive con il padre e un topo di nome Toby, ma se fosse lui a descriversi in prima persona, così come in prima persona avviene la narrazione stessa del romanzo, probabilmente invertirebbe l’ordine. Perciò: Christopher vive con Toby e con suo padre. Quindici anni e la sindrome di Asperger a complicare un’età già di per sé complessa, Christopher odia il giallo e il marrone; sopra ogni altra cosa detesta le banane, perché sono gialle e come se non bastasse diventano marroni.
La narrazione scaturisce da un fatto accaduto una notte, quando il ragazzo trova il cane della vicina morto in giardino, trafitto da un forcone. Amante dei libri gialli, Christopher decide di scoprire chi sia il colpevole di quel delitto, proprio come farebbe il suo mito Sherlock Holmes.
Quello del cane ucciso a mezzanotte non è, tuttavia, il solo mistero che il ragazzo si troverà a disvelare nel corso della narrazione: c’è un segreto molto più grande che suo padre gli ha nascosto, con quella protezione genitoriale che non si sa mai quanto sia amore e quanto sia egoismo. Forse perché è inscindibilmente entrambe le cose. E poi ci sono gli enigmi piccoli, quotidiani: la sindrome di Asperger (anche se Christopher preferisce definirsi semplicemente uno che ha “problemi comportamentali”), non gli permette di codificare le reazioni, le emozioni o semplicemente le parole delle persone con cui entra in contatto; anch’esse, perciò, diventano per lui nient’altro che “uno strano caso” da risolvere, più che la possibilità di legami da suggellare: Continua a leggere

LA VITA COME UN ROMANZO RUSSO di Emmanuel Carrère

coverlavitacome...La vita come un romanzo russo è un libro che in poco più di duecento pagine racconta due anni della vita dell’autore: una storia di fallimenti, tanto professionali quanto personali, superati forse proprio grazie ad una narcisistica ma ben riuscita sublimazione letteraria.
Tutto inizia su un treno in corsa, la meta è un remoto paese della Russia, Kotel’nič, dove l’autore si sta recando per girare un reportage sulla misteriosa vicenda di un uomo ungherese dimenticato lì “come un pacco in giacenza”. Ben presto quello che sembrava solo un viaggio di lavoro si rivela molto di più: un’avventura dove è in gioco la riconciliazione dell’autore con le sue origini russe. Dalla vicenda dell’ungherese Carrère passa, infatti, alla scomparsa di suo nonno. L’eco dell’inquietudine che traspare dalle vecchie lettere del progenitore, investe l’autore con ricordi confusi e dolorosi, insieme a una tetra ninna nanna cosacca che risuona come un mantra.
Si fa così strada una storia fatta di corrispondenze tra esistenze lontane nello spazio e nel tempo, in un “oscuro viaggio nell’inconscio di due generazioni”. Il viaggio diventa un progetto di salvezza che l’autore decide di intraprendere per liberarsi del peso che lo attanaglia gettando un’ombra oscura su una vita soddisfacente solo all’apparenza. Continua a leggere

UNA LEZIONE D’IGNORANZA di Daniel Pennac

lezione-ignoranza-pennac-astoriaQuando ho saputo dell’onore che mi facevate, la mia prima reazione è stata quella di dirmi: “ma no, è troppo, non dovevano!” La voce che risuonava in me non era quella dell’uomo che sono diventato e che oggi vi ringrazia. Era quella del bambino, del pessimo allievo che sono stato che non perde occasione per denigrare la legittimità dell’adulto che sono diventato.

Nel 2008, in occasione dell’uscita in Italia di Diario di scuola, a Venezia, nell’Aula Magna dell’Ateneo Veneto, ho assistito a un incontro/presentazione con Daniel Pennac. In quell’occasione, con ironia, l’autore francese ha raccontato la sua accidentata storia di studente, che, da ultimo della classe, arriva all’insegnamento e alla scrittura.

Molti degli argomenti che Pennac espresse a Venezia in un clima informale, li ho ritrovati leggendo Una lezione d’ignoranza, un libro di poche pagine e dal formato ridotto uscito nella collana assaggi dell’editore Astoria.

Una lezione d’ignoranza è il testo della Lectio Magistralis che Pennac ha tenuto all’Università di Bologna nel marzo 2013 in occasione del conferimento della laurea ad honorem in pedagogia. Continua a leggere

SHAKESPEARE È DAVVERO MORTO? di Mark Twain

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Per quanto ne sappiamo, in base alle prove effettivamente in nostro possesso, Shakespeare di Stratford scrisse una sola poesia in tutta la sua vita. Una poesia autentica. Quella la scrisse veramente – un fatto, questo, che resta incontestabile: la scrisse di suo pugno; la concepì da solo, senza il contributo di nessuno. Pretese che quest’opera d’arte venisse incisa sulla sua tomba e gli obbedirono. E lì  rimane tuttora.

La definizione di questo testo di Mark Twain non è poi così scontata come potrebbe apparire a una lettura di superficie. Forse un saggio, potremmo definirlo così, anche se al suo interno si alternano considerazioni personali, altre più tecniche sul mestiere dello scrittore e fatti autobiografici che hanno il compito di impersonare il termine di paragone con cui Twain cerca di spiegarci perché, secondo lui, le opere del Bardo di Stratford non appartengono realmente a Shakespeare. E in mezzo a tutto questo, quasi in ogni riga, uno humour dissacrante. Continua a leggere

L’ERBA DELLE NOTTI di Patrick Modiano

erbaNottiLeggere un libro di Modiano è come immergersi in un sogno o come guardare un film di David Lynch: alle domande che solleva non ci si può aspettare delle risposte.

L’erba delle notti è un romanzo quasi onirico. Al centro della vicenda c’è il passato, e il sogno ne rappresenta a tratti la porta privilegiata d’accesso. Tutto è avvolto in un’atmosfera cupa e impalpabile che come una nebbia avvolge il lettore trascinandolo in una dimensione ovattata e sonnolenta. I temi della memoria, dell’oblio, del sogno si fondono e mostrano la loro parentela con l’anonimato, il mistero, la verità.

Questo romanzo è fatto di incontri che rivelano la profonda solitudine dei suoi protagonisti, dove le “vite degli altri” restano sempre impenetrabili, mentre è la narrazione ad acquistare valore.

Jean è uno scrittore. Solo il passato è degno della sua attenzione, mentre del presente non è che un testimone oculare distratto e inattendibile. Giunto alla soglia dei settant’anni si ritrova, con un taccuino datato 1966 alla mano, a dover dar senso alle sue annotazioni. É così che prende corpo il ricordo vago di un momento della sua vita. Tra le note torna insistente il nome di Dannie, misteriosa bevitrice di Cointreau, che all’Unic Hotel si circondava di loschi individui dai nomi esotici. É dunque solo a distanza di molti anni che Jean decide di provare a fare chiarezza sul loro enigmatico legame e sul fantasma di un possibile crimine che aleggia su di essi.

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LA MACCHIA UMANA di Philip Roth

LaMacchiaUmana_RothTutti sanno che stai sfruttando una donna maltrattata e analfabeta che ha la metà dei tuoi anni.

Arriva così, perentoria come una sentenza, una lettera anonima a Coleman Silk, professore universitario di lettere classiche ormai in pensione. E da questo episodio prende spunto il titolo del primo capitolo del romanzo denso che è La macchia umana: Tutti sanno.
Durante gli ultimi anni del suo insegnamento, Coleman era stato allontanato dal college per un’infondata accusa di razzismo, dovuta al fraintendimento di un termine da lui utilizzato in un’accezione non discriminatoria nei confronti di due studenti di colore. E ora, a settantun anni, rimasto vedovo, sta vivendo una relazione con una trentaquattrenne che fa le pulizie nel college dove lui, fino a poco tempo prima, ha insegnato. Una vicenda troppo scontata perfino per farne del gossip soddisfacente, per i tutti che tutto sanno:

A settantun anni, ecco Faunia; nel 1998, ecco il viagra.

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