ANCORA UN DOMANI. RACCONTI IN 3D di Guido Vianello

Per il suo terzo libro Vianello accantona (speriamo provvisoriamente) il commissario Silvestri (http://www.84charingcross.com/i-racconti-del-commissario-silvestri-indagini-nella-venezia-metropolitana-di-guido-vianello/) per proporci un’esplorazione nella realtà in 3D. Il calembour del sottotitolo Racconti in 3D ci fa presagire una narrazione che si sviluppi sulle tre coordinate spaziali, ma l’autore – attribuendo una ambivalenza semantica a quel 3D – allude a uno spazio interiore che si sviluppa lungo le coordinate esistenziali da lui denominate: Dinamiche, Dettagli, Diari. Ecco svelato il senso di quel sottotitolo così coerente con la tendenza dell’autore a giocare con le parole e con il loro significato.

Nell’ultimo racconto Quadro, dove si parla di una tela del Tintoretto (ancora una plurivalenza semantica: quadro/tela, quadro/cornice, quadro/insieme) nel dialogo tra lo zio e il nipote ci viene consegnata la chiave di lettura: “… è come se ci muovessimo in uno spazio triangolare, definito da dinamiche collettive, dettagli accidentali, diari sentimentali”. Ovvero le nostre esperienze si muovono dentro a questo schema a 3D, analogamente al nostro muoversi nello spazio.

Il libro è diviso in tre parti, ognuna costituita da cinque racconti, oltre al racconto finale Quadro che svolge, appunto, una funzione di cornice.

La parola cornice ci suscita una riflessione sulla forma utilizzata da Vianello per il suo libro. Ancora una volta, così come nei due volumi con protagonista il commissario Silvestri, la forma è la raccolta di racconti. È stato Calvino ad affermare, nel suo Perché leggere i classici, che la tradizione della letteratura italiana è legata alla narrazione breve più che al romanzo, basti pensare al Novellino e al Decameron. Ma Calvino spinge ancora più in là la sua provocazione, laddove afferma che “scrivere romanzi lunghi oggi è un controsenso, perché la dimensione del tempo è andata in frantumi e non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s’allontanano ognuno lungo una traiettoria e subito spariscono. Ed è proprio nella prima parte Dinamiche che si avverte il pericolo della sparizione della realtà per effetto del tempo.

In questa sezione ci sono cinque racconti “storici” sugli assassinii di Moro, dei fratelli Rosselli, di Kennedy e sul dramma del conflitto arabo israeliano. Una narrazione che sottrae l’evento dalla cronaca ufficiale per consegnarcelo così come vissuto dai protagonisti, come la vicenda, ormai rinsecchita negli archivi, ricevesse nuova linfa.

Sigaretta, nella sezione Dettagli, ci racconta un incontro a Parigi, durante una manifestazione. Dopo quarant’anni dal loro primo incontro un ex-sessantottino riconosce un coetaneo che all’epoca stava dalla parte opposta della barricata: un poliziotto. Il dialogo che si sviluppa tra i due in un affollato caffè tra un Pernod e una Gitane ci fa pensare a una scena di cinema francese con attori protagonisti Daniel Auteuil e Jean Reno.

La terza parte Diari termina con Consulto che a noi, che siamo coetanei dell’autore, ha procurato un sorriso amaro, afflitti da quella patologia incurabile, che ci costringe troppo spesso a voltare la testa all’indietro verso un Novecento, ormai passato da un ventennio.

Ma nel libro di Vianello c’è un antidoto alla Novecentite acuta ed è racchiuso nel titolo che ci ricorda che nella nostra vita (vissuta in 3D) c’è Ancora un domani.

ANCORA UN DOMANI. RACCONTI IN 3D
di Guido Vianello
Mazzanti Libri ME Publisher
Anno 2020
Pagine 120


Annie Ernaux — SCRIVERE È DARE UNA FORMA AL DESIDERIO. Conversazione con Pierre Bras

“Tra le maggiori e più originali scrittrici francesi contemporanee, Ernaux è autrice di libri intensissimi, scritti in una prosa essenziale con il passo dei classici, che hanno conquistato un vasto pubblico di lettori…”

E così a leggere la quarta di copertina si capisce la ratio di questo librino: andare a pescare in quel vasto pubblico di lettori pronti a sùggere ogni sillaba di Ernaux. 

Cos’è questo libro? Una conversazione con Pierre Bras. Altro non ci è dato sapere.

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HEIMAT di Nora Krug

Come fai a sapere chi sei, se non sai da dove vieni?

Nel panorama dell’editoria contemporanea non è raro scovare graphic novels preziose, vere e proprie chicche di autori capaci di arricchire testi importanti con immagini evocative e poetiche. È il caso di “Heimat. Un album di famiglia” dell’illustratrice tedesca naturalizzata statunitense Nora Krug. L’autrice racconta il suo percorso di ricerca per ricostruire la storia della sua famiglia durante la seconda guerra mondiale. 

Cresciuta nella Germania del dopo muro, Nora Krug ha da sempre dovuto fare i conti con la propria identità di tedesca e con la colpa del suo popolo agli occhi dell’Europa e del mondo intero. È una colpa che si è incollata addosso ai tedeschi, che dal secondo dopoguerra cercano di espiare con il rigore morale e con l’affidabilità tecnica dei loro prodotti industriali. 

Essere FEHLERFREI (esenti da errori) era il nostro obiettivo universale. Le penne dei professori dividevano i nostri quaderni in giusto e sbagliato, e la chiarezza dei segni rossi era rassicurante quanto impetuosa.”

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BIAGIO MARIN (29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985)

Per le stràe
solesàe
bon odor xe de viole.

El gno cuor
’na canson
canta sensa parole.

La morte la me dise
che la xe un’ilusion;
ma un svolo de silise
rasenta un barcon.

Mámola, boca bianca, 
ma rii, ma rii, ma canta,
ch’el cuor el se spalanca
in ’sto ragio de sol.

Per le strade / soleggiate / c’è buon odore di viole. // Il mio cuore / canta / una canzone senza parole. // La morte mi dice / che è un’illusione; / ma uno svolo di rondini / rasenta un balcone. // Fanciulla, bocca bianca, / ma ridi, ma ridi, ma canta, / ché il cuore si spalanca / in questo raggio di sole.

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AZZORRE di Cecilia M. Giampaoli

Un arcipelago dà il titolo a questo romanzo (in uscita il 19 giugno), e paragonabile ad un arcipelago è la storia che affiora, ora dolce ora aspra, a seconda dei momenti e dei punti di vista, dalla calma ordinata della narrazione.

La vicenda si basa su un fatto drammatico, realmente accaduto: nel 1989 un charter partito da Bergamo, con 144 persone a bordo, si schianta su una montagna delle isole Azzorre. La figlia di una delle vittime, venticinque anni dopo, decide di partire per il luogo del disastro, alla ricerca di una verità che sente di non avere ancora.

Occhi, sesso, stomaco e lingua: vasi riversi di piombo sottile sotto la curva morbida della mia schiena. Acqua tutt’intorno.
Per la seconda volta, un uomo che diceva di amarmi se ne andava, e in quel momento, nonostante fossero diversi, i due tipi di abbandono mi sembravano la stessa cosa.

La protagonista è la voce narrante: il suo è un viaggio fatto di persone e luoghi, di testimonianze, ricordi, reticenze, incontri fortuiti e voluti. Da ciascuno di questi incontri ne esce rafforzata, arricchita, consapevole del suo venire a patti con il passato.

Lo stile è ricco, sobrio, delicato. Accompagna il lettore, lo tiene per mano durante il cammino in saliscendi attraverso una natura struggente.

Il modo migliore per conoscere un posto è camminare, misurare lo spazio, relazionare la distanza alla lunghezza delle proprie gambe e l’altitudine alla propria fatica. Questo è il mio quarto giorno sull’isola: è arrivato il momento di iniziare le misurazioni.

La fotografia a pagina 155 è un suggello d’amore che chiude alla perfezione questa bellissima testimonianza.

AZZORRE
Cecilia M. Giampaoli
Neo Edizioni
pp. 156
Anno di pubblicazione: 2020
Euro 14,00

TERESA DEGLI ORACOLI di Arianna Cecconi

Prima de morir tu anima esce dal corpo per recuperare le sue tracce. L’anima deve camminare in tutti i luoghi donde è stata perché allì ha lasciato un pezzetto, un poquito de sé. Deve riprenderli tutti. Solo asì può ripartire completa. Seguro che la mi anima prima de morir dovrà traversar el oceano e tornare in Italia e in tutti i paesi e le città in cui sono stata. Verrà también a trovare voi e poi camminerà sulle montagne donde ho pascolato le mie pecore. Dovrà passar anche da Lima, la capital. Quella della nonna ya sta camminando. Sarà tornata nella cascina donde abitava prima o starà facendo un gireto per il pueblo. Quando l’anima esce anche il corpo trema, e gli oggetti se desplazan.

In Perù si dice che, quando si è vicini alla morte, la propria anima ripercorre i luoghi e le situazioni rimaste irrisolte negli anni per regolare i conti sospesi e poter lasciare la terra finalmente in pace. Questo processo sembra richiedere molto tempo a Teresa, da anni ferma e apparentemente dormiente nel suo letto posizionato nel salotto di casa.

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IL DISPREZZO di Alberto Moravia

La felicità è tanto più grande quanto meno la si avverte. Sembrerà strano, ma in quei due anni mi parve talvolta persino di annoiarmi. Certamente, poi, non mi resi conto che ero felice. Mi sembrava di fare cosa che tutti fanno: amare la propria moglie ed esserne amato; e quest’amore mi sembrava un fatto comune, normale, ossia per nulla prezioso; proprio come l’aria che si respira e ce ne è tanta e diventa preziosa solo quando viene a mancare.

Alberto Moravia con Il disprezzo (1ª ed. 1954) ci ha regalato un grande romanzo realistico, vivo, pulsante. Centro focale è il rapporto di coppia: il rapporto coniugale tra il protagonista, Riccardo Molteni e sua moglie Emilia. Un rapporto quasi perfetto, dove ogni ingranaggio è oliato dalla stima reciproca e dall’amore, ma  poi, un’incrinatura, una crepa che via via si fa strada crea dubbi, angosce, i comportamenti cambiano, le parole seppur attutite dall’abitudine assumo un tono falso, improvvisamente niente è più come prima.

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NELLY SACHS (10 dicembre 1891–12 maggio 1970)

[All’albeggiare]

All’albeggiare,
quando un uccello prova il suo risveglio –
comincia l’ora dello struggimento,
per la polvere che morte ha abbandonato.

Ora delle nascite,
che partorisci con doglie, in cui si forma
la prima costola di un altro uomo.

Amato, lo struggimento della tua polvere
trapassa in un turbine il mio cuore.

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PSYCHOKILLER di Paolo Roversi

«Cos’è quella faccia, Gaia?»
«Niente, dottore.»
«Sono un comportamentista, lo sai che capisco benissimo quando menti!»
Lei accenna un sorriso amaro: le toccherà rimanere nelle retrovie anche oggi, occupandosi di qualche indagine di poco conto.
«Ha un caso importante da affidarmi?» chiede scoraggiata.
«Tutti lo sono.»
I due si scambiano una lunga occhiata finché lei abbassa lo sguardo.
Bernardi spinge il fascicolo verso la poliziotta. «Vedrai che sarà interessante.»

Thriller, definìzione da Treccani:
Narrazione o spettacolo (teatrale, cinematografico, televisivo) che sviluppa un intreccio poliziesco o comunque fortemente emotivo, avvalendosi dei procedimenti tipici della suspense così da produrre, nei lettori o spettatori, tensione, brivido o addirittura terrore.

Se tu lettore cerchi tutto quello che si trova nella definizione di thriller, allora l’ultimo libro di Paolo Roversi dal titolo Psychokiller fa per te. 

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L’EVENTO di Annie Ernaux

Un altro “capitolo” si aggiunge al “libro” della vita di Annie Ernaux. Dopo Il posto, Gli anni, L’altra figlia, Memoria di ragazza, Una donna e La vergogna, l’Orma pubblica L’evento: la storia di un aborto clandestino nella Francia del 1964.

È noto come Annie Ernaux nella scrittura trovi un naturale e necessario mezzo per preservare e far rivivere i suoi ricordi. Ma il personale è politico, come recitava un importante slogan femminista, e la vicenda narrata appartiene a un’epoca non troppo lontana che getta luce anche sul presente.

Che la clandestinità in cui ho vissuto quest’esperienza dell’aborto appartenga al passato non mi sembra un motivo valido per lasciarla sepolta. Tanto più che il paradosso di una legge giusta è quasi sempre quello di obbligare a tacere le vittime di un tempo, con la scusa che «le cose sono cambiate».

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GABRIELA MISTRAL (7 aprile 1889 – 10 gennaio 1957)

L’amore che tace

Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con le parole, rotondo e sicuro;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana, così oscura!

Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.

Io sono come uno stagno ricolmo
e a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che l’entrare nella morte!

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FRATELLI di Simone Marcuzzi

Arrivo a pagina 363. L’ultima.
Chiudo il libro, guardo avanti a me, senza fissare un punto preciso, faccio partire un respiro profondo e penso “Ci vuole coraggio a scrivere cosi”. Forse dovrei finire qui la recensione di Fratelli, ultimo libro di Simone Marcuzzi edito per DeA Planeta, perché forse quelle parole per me basta e avanzano.
Eppure la storia che si sviluppa nelle pagine del libro non è quello di un eroe, non ci sono azioni da film americano di cassetta, ma solo i rapporti all’interno di una famiglia del nordest, come ce ne sono tante: madre, padre, due figli. I due fratelli del titolo.
All’interno di una gruppo famigliare quante sono le cose non dette? Quelle che non si svelano, ma che sono presenti con tutto il loro peso? Marcuzzi le fa vedere, le pesa, le racconta. Le affronta.

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NEL PROFONDO di Daisy Johnson

I luoghi dove siamo nati ritornano. Si travestono da emicranie, mal di stomaco, insonnia […]. Ci sono cresciuti dentro, sono il nostro midollo. Se ci rovesciassero come un guanto, troverebbero delle mappe incise dietro la pelle. Servono proprio a ritrovare la strada di casa. Solo che dietro la mia pelle non ci sono canali, binari ferroviari e una barca, ma sempre e solo tu.

Gretel è una donna dal nome di fiaba, la cui vita stessa ha tinte fiabesche. Ma di quelle di tradizione grimmiana: cupe, inquietanti, dove tutto è avvolto da un persistente senso di paura che permea tutte le cose. Cresciuta su un battello sul fiume, allevata dall’eclettica madre che la abbandona  adolescente, la Gretel adulta deve fare i conti con  la mancanza ingombrante della figura materna, che ingombrante lo è stata sempre, e con l’incapacità di vedere chiaramente tutti i tasselli del suo passato, offuscati dal tempo come fossero sporcati dall’acqua fangosa dei canali nei quali è cresciuta.

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L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA di Tiffany McDaniel

Come immaginiamo il diavolo? Probabilmente come lo immaginava l’avvocato Autopsy Bliss quando ha scritto l’invito destinato proprio a Satana sul quotidiano della cittadina americana di Breathed, Ohio: «con il forcone e le corna, rosso fuoco. Un essere brutale, malvagio e crudele…». E invece in paese, in una giornata di inizio estate, arriva Sal, un ragazzino afroamericano con una salopette di jeans, un ragazzo di campagna col fare di «un’anima antica» che dice di essere il demonio e chiede un gelato.

Un errore grossolano, davvero, aspettarsi la bestia, perché a volte, sì, a volte tocca al fiore portarne il nome.

Inizia così, L’estate che sciolse ogni cosa, il fortunato romanzo d’esordio di Tiffany McDaniel, edito in Italia da Atlantide e giunto alla quarta ristampa.

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CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO di David Grossman

Perché a volte, nei momenti più impensati, per strada, puoi sentire l’anima lacerarsi, catturata dalla storia di qualcuno che ti è appena passata accanto. 

La storia di Yair e Myriam è una storia vera, inventata, esiste altrove, nell’anima, nel cuore, nella speranza che ognuno di noi inizia a nutrire, una volta che legge questo libro, che l’amore si nasconde dietro i nostri gesti più insignificanti e qualcuno è lì, ad osservarli, capirli e alla fine, quasi per magia, amarci.

È così che Yair nota Myriam, in mezzo ad un gruppo di persone ma lei è diversa da tutti gli altri, questo Yair lo capisce subito perché percepisce in lei, nei suoi gesti, nel suo sguardo, la voglia di allontanarsi, isolarsi, andare via. Per Yair, la fragilità di questa donna, e quindi la sua bellezza, si racchiude in questi suoi primi gesti, attirandolo ed emozionandolo, ormai è tardi, non può più resistere o ignorarla.

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.

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