Intorno al Manga: QUARTE DI NOBITÀ e I BORBORIGMI DI UN’ANIMA. LETTERE A LUCIANO ANCESCHI

Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose, un massacro commercialmente attendibile, infine un mezzo per cui il così detto autore può dar sfogo alla parte più cruda della sua ambivalenza verso quei libri, di cui egli sa meno di chiunque altro.
La presente scelta è tale solo nel senso che a questa parola danno il norcino e il trippaiolo; ma vi è in più una sfumatura cannibalesca che non dovrebbe andar perduta, una grazia rancorosa, un furore quale si può avere solo per «le proprie viscere», e di cui i fratellini Atreo e Tieste non erano inconsapevoli, ed al cui convito l’estensore della presente nota attende d’essere cortesemente invitato.

Quarte di nobiltà è un libro che probabilmente non piacerà a tutti, forse piacerà a pochi, ma a quei pochi piacerà molto. I motivi prinicpali sono due: strutturalmente ha la peculiarità di essere una raccolta di quarte di copertina; il secondo motivo è che l’autore di questo strano libro composto di quarte è il Manga, ovvero: Giorgio Manganelli, scrittore forse non conosciutissimo dal grande pubblico ma con un suo seguito di appassionati, traduttore e critico letterario, un uomo di lettere a tutto tondo con un’idea forte su cosa significhi fare letteratura. Continua a leggere

JANE SEYMOUR, LA REGINA PIÙ AMATA di Alison Weir

Jane si tolse la ghirlanda di fiori che indossava, perché i fiori stavano appassendo, e si lisciò le lunghe trecce. Erano color paglia chiaro, e luccicavano come fili di seta sulle spalle.

[…] Erano il suo unico motivo di vanto. Per il resto, aveva gli zigomi poco pronunciati, il naso troppo grosso, il mento troppo appuntito, la bocca troppo piccola, la pelle troppo bianca.

Plain Jane: Jane la scialba, l’ordinaria. Questa sembra essere la definizione riservatale da messire Chapuys, ambasciatore dell’imperatore Carlo V presso la corte inglese. E non più generosi sono il ritratto di Hans Holbein il Giovane o la descrizione di Alison Weir, autrice del romanzo che ne dipinge la vita Jane Seymour, la regina più amata – Le sei regine Tudor (ed. Beat, trad. dall’inglese di Maddalena Togliani). Eppure, Jane è stata davvero la moglie più amata da Enrico VIII, la “rosa inglese” accanto alla quale ha scelto di riposare in eterno a Windsor. Continua a leggere

DOPPIO SOGNO di Arthur Schnitzler

Doppio sogno di Arthur Schnitzler, è un dipinto che non scolorisce mai.

Doppio sogno, è un dipinto che non scolorisce mai. Le sue tinte fosche, notturne, si animano di soprassalto dei colori di un ballo in maschera tanto eccitante quanto pericoloso. Ma tutti lo sappiamo e nessuno può negarlo: spesso le cose più eccitanti sono proprio quelle più  pericolose. Potremmo rimanere sorpresi quando a cadere nella trappola della tentazione non è il classico dandy, (figura cardine della letteratura decadentista), ma uno stimato dottore dedito alla professione e alla famiglia. Avreste mai detto che proprio lui potesse cadere come un’idolo davanti al credente?! Forse sì.

Il fatto è che la fantasia è un’arma pericolosa della nostra mente, a volte ci libera e a volte ci imprigiona nella bellezza di un sogno o di un doppio sogno, e avvolti nella tela del ragno, con difficoltà si riesce a distinguere cosa è vero da cosa non lo è.  Eppure quest’opera, con maestria e diligenza, intreccia due fantasie, una causa e una effetto: quella della moglie che confessa al marito di aver immaginato di tradirlo con un altro uomo, e quella del marito che sentitosi ferito da questa confessione, sconvolto,  si butta in strada nel cuore della notte cercando vendetta, con addosso il bruciore di una fantasia proibita e nel cuore la voglia di realizzarla. Continua a leggere

IL GIARDINO SEGRETO di Frances Hodgson Burnett

“Quando hai un giardino, hai un futuro e se hai un futuro, sei vivo”, scriveva Frances Hodgson Burnett, autrice di uno dei più iconici romanzi in lingua inglese: Il giardino segreto.

L’immagine di un giardino appartato come posto sicuro, rifugio per il corpo e per la mente è molto contemporanea e mi ha motivata a rileggere il libro nella nuova traduzione di Giancarlo Carlotti per l’Universale Economica Feltrinelli/Classici.

Ho scelto l’edizione completata dal racconto inedito Il mio pettirosso che ha come protagonista proprio quell’uccellino simbolo stesso del luogo in cui vive. Burnett ricorda, tra le tante ricevute, la lettera di una lettrice che le chiede se avesse posseduto davvero il famoso pettirosso, vista la descrizione così plausibile presente nel romanzo. La scrittrice risponde raccontandole la breve storia dell’intima amicizia con Tweetie, alato abitante di un roseto nel Kent. Le rose, l’albero sotto il quale sedeva a scrivere, il giardino in parte recintato da mura in mattoni rossi e la villa stessa in cui viveva oltre, naturalmente, all’uccellino saranno di ispirazione per Il giardino segreto. Continua a leggere

ICKABOG di J.K. Rowling

C’era una volta…

Ho cominciato a leggere i primi capitoli dell’Ickabog di J.K. Rowling la scorsa primavera, quando è stato pubblicato online durante il confinamento dovuto alla pandemia per poi continuare con il libro in edizione cartacea (Salani Editore, traduzione di Valentina Daniele), sicura che avrei ritrovato lo stesso senso di magia che mi aveva accompagnata tra le pagine di Harry Potter, la saga che l’ha resa celebre. Tuttavia, le mie aspettative fantasy sono state disattese dall’incontro con ambientazioni e personaggi realistici che mi hanno ricordato le storie che preferivo da bambina come, per esempio, “La piccola principessa” o “Senza famiglia”.

Nonostante l’iniziale delusione, la scorrevolezza della lettura ha reso facile entrare nei mondi dentro il mondo di Cornucopia e immaginare la terre ricche di Chouxville, Montecaglio, Jeroboam ma anche quella stranamente povera e oscura di “Le Paludi” con i suoi funghi poco saporiti, le pecore deperite per l’erba rinsecchita e gli abitanti semplici e miseri. Ma proprio da questa modesta estremità settentrionale del regno, arriva la leggenda che tutti conoscono, quella dell’Ickabog, l’”uomo nero” usato per spaventare bambini e adulti. Una volta dato il nome a una cosa, questa diventa viva e reale e prende forma nella fantasia di ciascuno. Continua a leggere

ANTONIA POZZI (13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938)

Flora alpina

ad A.M.C.

Ti vorrei dare questa stella alpina.
Guardala: è grande e morbida. Sul foglio,
pare un’esangue mano abbandonata.
Sbucata dalle crepe di una roccia,
o sui ghiaioni, o al ciglio di una gola,
là si sbiancava alla più pura luce.
Prendila: è monda e intatta. Questo dono
non può farti del male, perché il cuore
oggi ha il colore delle genzianelle.

Pasturo, 18 luglio 1929 Continua a leggere

MISS AUSTEN di Gill Hornby

Cassandra era l’esecutrice letteraria della sorella; la custode della sua fiamma; la protettrice del suo lascito.

Sembra che Jane Austen abbia scritto migliaia di lettere ma sono poco meno di duecento quelle che possiamo leggere. Sembra sia stata Cassandra, l’amata sorella, a distruggere la parte più ingombrante dell’epistolario. Con Miss Austen (Ed. Beat, traduzione di Alessandro Zabini), Gill Hornby vuole mettere la penna nelle mani di Cassy per consentirle di raccontare la storia di Jane come avrebbe dovuto essere ma anche per renderla infine protagonista dopo la morte dell’attrice principale.

Cassandra, come una moderna consulente d’immagine, insegue il proprio obiettivo di idealizzare la reputazione di Jane fino a Kintbury, il luogo che avrebbe dovuto accoglierla da sposata, in quel breve sogno di vita ordinaria che non si è realizzato. E qui, la “semplice, buona, onesta” canonica, prima ancora delle lettere, illumina i ricordi e permette a noi di vedere meglio nella sua vita. Continua a leggere

ZODIACO STREET FOOD di Heman Zed

Se volete passare qualche ora in compagnia di un noir divertente, con un buon ritmo e che vi faccia anche sorridere, vi consiglio caldamente Zodiaco Street Food di Heman Zed, appena pubblicato da Neo Edizioni.

Vi innamorerete (ironicamente parlando, ovvio) di Romeo Marconato, un ruspante gangster di provincia con trascorsi nella Mala del Brenta, dai modi spicci e dal linguaggio sanguigno e sgangherato. Il Nostro campa (alla grande) gestendo con metodi poco ortodossi una squadra di furgoncini che vendono panini luridi (lo Zodiaco Street Food che dà il titolo al romanzo).

Ma, esclusi gli affari, non è che il Marconato se la cavi proprio bene: ha una moglie che lo tradisce e un figlio rimasto inebetito in maniera irreversibile dagli stupefacenti (le pagine che delineano l’evolversi del rapporto padre-figlio sono le uniche in cui il sentimento del lettore può virare alla compassione)

Non era mai stato un bambino facile, Moreno Angus. Già qualche giorno dopo l’ingresso alla scuola elementare la maestra aveva chiamato a udienza Gigliola per parlarle delle difficoltà di integrazione del figlio: non voleva stare al banco con nessuno e, se contraddetto, non esitava a menare le mani con compagni, maestra e bidelli.

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VIRGINIA di Emanuelle Favier

Virginia, dunque, è seduta in una poltrona dall’alto schienale al centro di una stanza piena di libri, di fotografie e di oggetti che stanno acquisendo a poco a poco lo statuto di reliquie per essere stati così covati dal suo sguardo, irrorati dal suo respiro. Pensosa, contempla la sua mano splendida; tiene una sigaretta, o forse un piccolo sigaro. Virginia non teme né il caldo né le ire dell’inverno – lei pensa.

Leggere le ultime righe di Virginia di Emmanuelle Favier (editore Guanda) è stato come guardare il sipario chiudersi a nascondere la scena e gli attori alla fine della rappresentazione. Non vorresti lasciarli andare, non vorresti lasciare andare Virginia verso l’icona Virginia Woolf e la sua nota fine. In questa parte della storia, Favier ci permette di essere gli osservatori dell’inizio del tutto e di limitarci solo a sottintendere il mostro agitarsi sotto la superficie delle acque. Gli anni di Ginia, Miss Jan sono descritti l’uno dopo l’altro come una sequenza di quadri teatrali, lasciando lo spettatore/lettore a volte in prima fila, a volte in piccionaia ma sempre legato alla protagonista anche quando i suoi pensieri si perdono nei primi deliri di quella malattia mentale che l’accompagnerà per tutta la vita. Continua a leggere

IL PROBLEMA SPINOZA di Irvin D. Yalom

«Come si chiama, giovanotto?»
«Bento Spinoza. In ebraico mi chiamano Baruch».
«E in latino il suo nome è Benedictus. Un nome bello, santo. Io sono Franciscus van den Enden. Dirigo un’accademia di studi classici. Spinoza, ha detto… uhm, dal latino spina e spinosus, che rispettivamente significano “spina” e “pieno di spine”».
«De Espinoza, in portoghese» dice Bento, annuendo. «“Da un luogo pieno di spine”».
«Il suo genere di domande può risultare spinoso per gli educatori ortodossi e dogmatici». Le labbra di van den Enden s’increspano in un sorriso malizioso. «Mi dica, giovanotto, lei è stato una spina nel fianco dei suoi insegnanti?» Anche Bento sorride.

Con affascinante maestria e profonda abilità, Irvin D. Yalom, dopo Le lacrime di Nietzsche e La cura Schopenhauer, inventa l’ennesimo romanzo a marchingegno, un’altra bomba pronta a esploderti nelle mani che non c’è modo di lasciar andare prima di averlo letto fino in fondo.

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ANCORA UN DOMANI. RACCONTI IN 3D di Guido Vianello

Per il suo terzo libro Vianello accantona (speriamo provvisoriamente) il commissario Silvestri (http://www.84charingcross.com/i-racconti-del-commissario-silvestri-indagini-nella-venezia-metropolitana-di-guido-vianello/) per proporci un’esplorazione nella realtà in 3D. Il calembour del sottotitolo Racconti in 3D ci fa presagire una narrazione che si sviluppi sulle tre coordinate spaziali, ma l’autore – attribuendo una ambivalenza semantica a quel 3D – allude a uno spazio interiore che si sviluppa lungo le coordinate esistenziali da lui denominate: Dinamiche, Dettagli, Diari. Ecco svelato il senso di quel sottotitolo così coerente con la tendenza dell’autore a giocare con le parole e con il loro significato.

Nell’ultimo racconto Quadro, dove si parla di una tela del Tintoretto (ancora una plurivalenza semantica: quadro/tela, quadro/cornice, quadro/insieme) nel dialogo tra lo zio e il nipote ci viene consegnata la chiave di lettura: “… è come se ci muovessimo in uno spazio triangolare, definito da dinamiche collettive, dettagli accidentali, diari sentimentali”. Ovvero le nostre esperienze si muovono dentro a questo schema a 3D, analogamente al nostro muoversi nello spazio.

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Annie Ernaux — SCRIVERE È DARE UNA FORMA AL DESIDERIO. Conversazione con Pierre Bras

“Tra le maggiori e più originali scrittrici francesi contemporanee, Ernaux è autrice di libri intensissimi, scritti in una prosa essenziale con il passo dei classici, che hanno conquistato un vasto pubblico di lettori…”

E così a leggere la quarta di copertina si capisce la ratio di questo librino: andare a pescare in quel vasto pubblico di lettori pronti a sùggere ogni sillaba di Ernaux. 

Cos’è questo libro? Una conversazione con Pierre Bras. Altro non ci è dato sapere.

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HEIMAT di Nora Krug

Come fai a sapere chi sei, se non sai da dove vieni?

Nel panorama dell’editoria contemporanea non è raro scovare graphic novels preziose, vere e proprie chicche di autori capaci di arricchire testi importanti con immagini evocative e poetiche. È il caso di “Heimat. Un album di famiglia” dell’illustratrice tedesca naturalizzata statunitense Nora Krug. L’autrice racconta il suo percorso di ricerca per ricostruire la storia della sua famiglia durante la seconda guerra mondiale. 

Cresciuta nella Germania del dopo muro, Nora Krug ha da sempre dovuto fare i conti con la propria identità di tedesca e con la colpa del suo popolo agli occhi dell’Europa e del mondo intero. È una colpa che si è incollata addosso ai tedeschi, che dal secondo dopoguerra cercano di espiare con il rigore morale e con l’affidabilità tecnica dei loro prodotti industriali. 

Essere FEHLERFREI (esenti da errori) era il nostro obiettivo universale. Le penne dei professori dividevano i nostri quaderni in giusto e sbagliato, e la chiarezza dei segni rossi era rassicurante quanto impetuosa.”

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BIAGIO MARIN (29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985)

Per le stràe
solesàe
bon odor xe de viole.

El gno cuor
’na canson
canta sensa parole.

La morte la me dise
che la xe un’ilusion;
ma un svolo de silise
rasenta un barcon.

Mámola, boca bianca, 
ma rii, ma rii, ma canta,
ch’el cuor el se spalanca
in ’sto ragio de sol.

Per le strade / soleggiate / c’è buon odore di viole. // Il mio cuore / canta / una canzone senza parole. // La morte mi dice / che è un’illusione; / ma uno svolo di rondini / rasenta un balcone. // Fanciulla, bocca bianca, / ma ridi, ma ridi, ma canta, / ché il cuore si spalanca / in questo raggio di sole.

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AZZORRE di Cecilia M. Giampaoli

Un arcipelago dà il titolo a questo romanzo (in uscita il 19 giugno), e paragonabile ad un arcipelago è la storia che affiora, ora dolce ora aspra, a seconda dei momenti e dei punti di vista, dalla calma ordinata della narrazione.

La vicenda si basa su un fatto drammatico, realmente accaduto: nel 1989 un charter partito da Bergamo, con 144 persone a bordo, si schianta su una montagna delle isole Azzorre. La figlia di una delle vittime, venticinque anni dopo, decide di partire per il luogo del disastro, alla ricerca di una verità che sente di non avere ancora.

Occhi, sesso, stomaco e lingua: vasi riversi di piombo sottile sotto la curva morbida della mia schiena. Acqua tutt’intorno.
Per la seconda volta, un uomo che diceva di amarmi se ne andava, e in quel momento, nonostante fossero diversi, i due tipi di abbandono mi sembravano la stessa cosa.

La protagonista è la voce narrante: il suo è un viaggio fatto di persone e luoghi, di testimonianze, ricordi, reticenze, incontri fortuiti e voluti. Da ciascuno di questi incontri ne esce rafforzata, arricchita, consapevole del suo venire a patti con il passato.

Lo stile è ricco, sobrio, delicato. Accompagna il lettore, lo tiene per mano durante il cammino in saliscendi attraverso una natura struggente.

Il modo migliore per conoscere un posto è camminare, misurare lo spazio, relazionare la distanza alla lunghezza delle proprie gambe e l’altitudine alla propria fatica. Questo è il mio quarto giorno sull’isola: è arrivato il momento di iniziare le misurazioni.

La fotografia a pagina 155 è un suggello d’amore che chiude alla perfezione questa bellissima testimonianza.

AZZORRE
Cecilia M. Giampaoli
Neo Edizioni
pp. 156
Anno di pubblicazione: 2020
Euro 14,00