LA REVISIONE di Federico Leva & Christian Pastore

le conclusioni affrettate non fanno bene allo stato di salute della realtà, uno stato di salute assai precario, anche se la realtà non è certo come una palazzina, che basta una fuga di gas e bum, scoppia e poi crolla. Ciò nonostante la realtà si è fatta liquida, ormai lo sanno tutti, il che significa fra le altre cose che più la dai per scontata, più ti sommerge. Quindi legga, commissario, legga. E come ho fatto io da cima a fondo.
La loro corrispondenza era cominciata a settembre, a settembre dell’anno scorso.

Per uno scrittore esordiente cosa ci può essere di meglio che ricevere un giudizio lusinghiero sul proprio lavoro da un grande romanziere, un romanziere così grande che è sparito dalla scena letteraria (e non solo letteraria) da decenni, talmente grande che i suoi libri sono ormai introvabili?

La revisione, giallo letterario sotto forma epistolare, comincia quasi dalla fine, a delitto avvenuto, per poi farci entrare nella storia attraverso le mail che si sono scambiati i protagonisti: l’esordiente Tito Sperla e il grande vecchio della letteratura Orazio Cinabro. 

Tito Sperla riceve una mail inaspettata dal maestro Cinabro nella quale afferma di aver letto il suo manoscritto grazie a un collega e di averne apprezzato le potenzialità. Certo, ci vuole qualche ritocco qua e là, ma La purezza, (questo il titolo del romanzo), potrebbe diventare un capolavoro se solo Sperla riuscisse a trovare la persona giusta per una adeguata revisione. Ebbene, proprio Orazio Cinabro si offre per aiutare l’incredulo Tito Sperla a rifinire l’opera fino a farla diventare un perfetto capolavoro.

Così inizia lo scambio di mail tra i due protagonisti e un rapporto che sulla via della perfezione letteraria si farà sempre più complicato, fino alla deflagrazione.


Un ritocco qui, una limata lì, come dice lei con faciloneria, non basteranno affatto. La revisione è importante, e altrettanto importante è la revisione della revisione, così come la revisione della revisione della revisione, e poi la revisione della revisione della revisione della revisione, e così di seguito. Non sono permesse concessioni, non ci si può fermare, non ci si deve mai sentire appagati e credere di avere completato il lavoro, perché alla fine si giunge solo per esaurimento. Tutto conta, o meglio tutto può contare, anche i dettagli apparentemente più insignificanti. A cominciare dal carattere tipografico.
Ecco un primo consiglio: se vuole vederci chiaro, cambi il carattere, scelga un Arial 11 o un Calibri 12, sempre che non voglia far fatica. La verità, però, se lo tacessi la tradirei, è che fatica invece bisogna farne. L’unica strada è in salita, ed è un sentiero impervio, che nasconde insidie a ogni passo.

Federico Leva e Christian Pastore confezionano un romanzo complesso, che offre una indefinita quantità di livelli di lettura e una altrettanto indefinita quantità di riflessioni sulla letteratura, vera o presunta, sugli scrittori e sul mondo editoriale, il tutto affogato nel delirio dei due scrittori, Sperla e Cinabro. Attorno ai due personaggi principali ruotano figure riuscite: il commissario Possessere, “un vecchio sbirro sul viale del tramonto, il più sudato e il più svogliato d’Europa”, un perdigiorno capitato lì per combinazione che non ha mai risolto un caso vero e che si trova tra le mani la corrispondenza intercorsa tra Sperla e Cinabro; e Ida, la ex di Sperla, è lei che consegna le mail a Possessere perché le legga. E poi c’è il Basso, con i suoi zoccoli olandesi e modi alquanto peculiari.

La revisione ha il pregio di riuscire a essere un romanzo divertente e non banale, ben scritto e ben calibrato, un romanzo fatto di eccessi e paradossi che però si tengono con leggerezza, senza sembrare forzati. Alla fine tutto torna, ogni pistola spara il suo colpo e il lettore può ghignare e assistere all’inevitabile finale. 

Il romanzo di Leva e Pastore però ha anche qualche difficoltà. La prima è che dopo aver letto meno di un terzo del libro ho capito dove andava a parare la storia; la seconda è che la parte centrale soffre, e noi soffriamo con lei, è stagnante, forse qualche taglio andava fatto.

Mi piace segnalare la citazione in epigrafe, citazione che trovo azzeccatissima: 

L’artista è il gioco. L’umanità si fa tanto per fare. (Carmelo Bene)

LA REVISIONE 

Federico Leva e Christian Pastore

Mondadori

252 pp.

euro 17

ADDIO FANTASMI di Nadia Terranova

Sono passati 23 anni da quella mattina. La mattina in cui il padre di Ida, protagonista dell’ultimo libro di Nadia Terranova Addio fantasmi, è uscito da casa e non è più tornato.

La morte è un punto fermo, mentre la scomparsa è la mancanza di un punto, di qualsiasi segno di interpunzione alla fine delle parole. Chi scompare ridisegna il tempo, e un circolo di ossessioni avvolge chi sopravvive.

Ed è questo che fa Ida, tenta di sopravvivere affrontando proprio quei fantasmi che le hanno condizionato la vita.
Poi un giorno di settembre riceve una chiamata da sua mamma: entro qualche giorno devono iniziare i lavori di ristrutturazione del tetto della loro casa, per poi venderla, deve decidere cosa tenere e cosa buttare.

Non funzionano mai le cose quando si trasportano da un’epoca all’altra, stanno bene dove stanno e c’è sempre un motivo per cui i ricordi devono restare nei ricordi e non venire a disturbare il presente.

Ida però parte, lascia alle spalle Roma, la città dove si è trasferita, e Pietro, il marito dal quale non ha avuto figli, e raggiunge Messina. Torna nell’isola, nel suo passato, tra le mura di una casa carica di silenzi. Continua a leggere

L’ETÀ RIDICOLA di Margherita Giacobino

È troppo facile parlare di come cominciano gli amori. Sempre nello stesso modo: una felice follia, la vita a banchetto, insaziabile. […] Ma è dopo questo eterno inizio che accade tutto. È a quel punto in cui la maggior parte dei romanzi d’amore finisce – è esattamente e soltanto lì, che l’amore comincia. Se comincia.

La vecchia ha una novantina d’anni e vive sola con il gatto Veleno e il ricordo costante di Nora, il suo grande amore. Ha un carattere forte e spigoloso, è una combattente e vuole mantenere il controllo sulle situazioni e sulle cose. Vuole controllare anche l’incontrollabile, la morte, che affronta in un continuo confronto dialettico, quasi a volerla tener buona.
Poi c’è Gabriela, una ragazza dell’est che si occupa della casa e che la vecchia non vuole chiamare badante. Gabriela è assediata dalla sua famiglia che pretende soldi in continuazione e la tratta come una cosa ridicola, una donna che non riesce a trovare un uomo e non vuole nemmeno sposare Dorin, un mezzo cugino aspirante terrorista che la perseguita. E c’è Malvina, amica della vecchia da sempre, e che però perde colpi, la sua memoria è sempre più fragile, ma rimane l’unico essere che assieme a Veleno la fa sentire ancora vicina alla sua Nora. Continua a leggere

LEONE di Paola Mastrocola

Leone è un bambino di 6 anni. Fragile e solitario. Sul marciapiede, inginocchiato sul gradino con la testa china e le mani giunte, in un martedì qualsiasi, in una città, Bussolo, che potrebbe essere qualsiasi città, Leone fa una cosa: prega. Prega, davanti a una madre incredula e silenziosamente vergognata, Katia.
«Leone, cosa fai?» è questa la domanda che per giorni Katia si pone, pone a suo figlio, e pone ad un ex marito presente solo nel pianerottolo di casa due venerdì al mese.
Il gesto di Leone è inaspettato per Katia.

«Perché ti da così fastidio che tuo figlio preghi? […] Fastidio… sì, perché non avrebbe dovuto darle fastidio? Era una paura, soprattutto. Aveva paura che gli altri ridessero di suo figlio, che lo prendessero in giro. Era questo che le dava fastidio, il pensiero che Leone si sentisse fuori posto, un bambino sbagliato. […] Ma non era tutto lì, c’era altro. Katia sentiva che c’era altro.»

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NON C’È STATA ALCUNA BATTAGLIA di Romolo Bugaro

Dove finiscono le infinite possibilità che la gioventù fa intravedere? Cosa diventano tutte le speranze che nascono in quel periodo? E gli amori come si trasformano?

Romolo Bugaro prova a raccontarlo nel suo ultimo romanzo Non c’è stata alcuna battaglia (Marsilio Editore).

Adolescenti a fine anno scolastico in continuo movimento in un rincorrersi tra motorini e vespe, in compagnie tra piazze e panchine, ristori, ritrovi e feste.

Nel raccontare questi vagabondaggi, Bugaro delinea i caratteri dei personaggi, esseri distinti, ma che crescono assieme. Ragazzi che devono ancora decidere che direzione prendere, cosa essere, cosa scegliere, e per questo sono belli, ognuno con le proprie particolarità.

Da un lato la militanza politica, spesso violenta; dall’altra l’eroina, che in quegli anni si infila nelle vene di tanti. In mezzo il riflusso, il divertimento. Continua a leggere

CRISTINA CAMPO (29 aprile 1923 – 10 gennaio 1977)

Passo d’addio

For last year’s words belong to last year’s language
and next year’s words await another voice.

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.

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LA GENTE NON ESISTE di Paolo Zardi

La gente non esiste è una raccolta di racconti (ventisette) di Paolo Zardi, uscito per la Neo. Edizioni. Lo sguardo dell’autore, acuto e scaltro, scandaglia con raffinata maestria frammenti delle vite di persone comuni, immerse in vite comuni, che fanno i conti con la quotidianità dell’esistenza. Ne risulta una carrellata di personaggi in cui ogni lettore può riconoscersi e riconoscere reazioni, atteggiamenti, modi di dire di fronte a temi come la morte, la malattia, il futuro. La compiutezza di questi racconti lascia al lettore un gusto buono in bocca, lo stesso che rimane dopo aver gustato il cibo di cui si ha voglia.

“Trovo pace solo quando vado a dormire” mi sussurrò in un orecchio; e, mentre usciva dalla cucina per raggiungere il marito in salotto, si girò verso di me e rimase sospesa per un tempo che mi sembrò lunghissimo.
“Sotto ogni cuscino c’è un Dio” disse piano.

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LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino

Fra le pareti bianche della mensa quel giorno diventai un’assaggiatrice di Hitler. Era l’autunno del ’43, avevo ventisei anni, cinquanta ore di viaggio, settecento chilometri addosso. Da Berlino ero venuta nella Prussia orientale, il luogo dove era nato Gregor, e Gregor non c’era. Per sfuggire alla guerra mi ero trasferita a Gross-Partsch.

Ogni giorno, da quel giorno, la vita di Rosa Sauer, l’assaggiatrice di Rosella Postorino, vincitrice del Premio Campiello, poteva finire con un solo assaggio.
La vicenda di Rosa, intrecciata a quella di altre nove donne, si ispira alla storia di Margot Wölk: l’ultima assaggiatrice di Hitler. È da questo evento reale che si snoda un tratto della Storia poco conosciuto. 

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L’ASSASSINIO DEL COMMENDATORE di Haruki Murakami

Un ragno che tesse la sua ragnatela attorno al lettore, lentamente, sornione. Poi i cerchi si fanno sempre più stringenti, sino a catturarne la curiosità, a imprigionarla.
E’ l’effetto che mi ha fatto leggere l’ultima opera di Murakami L’Assassinio del Commendatore, pubblicato in due parti da Einaudi.
In questo libro i temi spaziano dalla cucina alla moda, dalla musica classica al rock al pop; tratta della differenza tra vinile e compact disc, tra analogico e digitale; analizza la pittura e la tecnica pittorica; espone pezzi di Storia del Giappone e dell’Austria; discute della qualità di varie marche di whisky; mostra una variegato parco auto, in particolare Jaguar; in più ci sono sogni, relazioni di vario tipo e livello, sentimenti, emozioni, idee, metafore, filosofia. E molto altro ancora.
Una macedonia quindi, ma tutto è unito dalla scrittura e dalla semplicità che rende questo libro l’ennesima prova della bravura del Maestro.

“A volte ci sono delle cose che una persona è meglio che non sappia”, mi aveva detto. E forse aveva ragione. Ci sono verità che è meglio ignorare. Ma non si può restare all’oscuro per sempre. Prima o poi, a tempo debito, anche tappandoci bene le orecchie, il rumore della verità arriva a morderci il cuore. Non lo si può fermare. Se non siamo d’accordo, non resta che rifugiarsi in un mondo vuoto.

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LE ACQUE DEL NORD di Ian McGuire

Questo romanzo non vuole compiacere il lettore, lo vuole rapire. E ci riesce benissimo: la vicenda si dipana in un carosello di personaggi gretti, con pochi ideali, egoisti che all’interno di una baleniera e fra i ghiacci artici rivelano i loro istinti bestiali. Non c’è una morale, non c’è una redenzione. Ma si segue con il cuore in gola le sorti del protagonista, il medico Patrick Sumner.

Mentre cammina, Sumner ricorda l’aula di dissezione a Belfast, quando guardava Slattery, quel vecchiaccio blasfemo, affettare felice un cadavere.  «Per ora non vi è traccia dell’anima immortale di questo tizio, giovanotti» era solito scherzare mentre rovistava e strappava, tirando fuori budella come un prestigiatore fa con le bandierine, «e neppure delle sue mirabili facoltà intellettuali, ma continuo a cercare».

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LA PRIMA FRASE È SEMPRE LA PIÙ DIFFICILE di Wislawa Szymborska. Con un’intervista all’autrice di Dean Murphy

Siete di fretta? Avete a disposizione pochi minuti e non volete sprecare nemmeno un secondo in stupidaggini? Questo è il libro giusto! Ventiquattro pagine per cominciare a conoscere una tra le poetesse più amate di questi ultimi anni: Wislawa Szymborska.

Queste due parti oltre ad avere una lunghezza/brevità molto simile, sono accomunate dalla felice concentrazione di contenuti in uno spazio così ridotto.

La prima frase è la più difficile si compone di due parti: la prima, Il poeta e il mondo, è il discorso tenuto il 7 dicembre 1996 a Stoccolma dalla poetessa polacca in occasione della cerimonia di conferimento del premio Nobel; la seconda parte, Wislawa Szymborska. Creare una poesia universale nel pieno del caso politico, è invece una intervista di Dean E. Murphy alla stessa Szymborska rilasciata antecedentemente al discorso pronunciato davanti all’Accademia di Svezia e apparsa il 13 ottobre sul Los Angeles Times.

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RESTO QUI di Marco Balzano

Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull’acqua morta è diventato un’attrazione turistica. I villeggianti ci passano all’inizio stupiti e poco dopo distratti. Si scattano le foto con il campanile della chiesa alle spalle e fanno tutti lo stesso sorriso deficiente. ‪Come se sotto l’acqua non ci fossero le radici dei vecchi larici, le fondamenta delle nostre case, la piazza dove ci radunavamo. Come se la storia non fosse esistita‬.

Libro straordinario che riporta a galla, nel vero senso del termine, una storia poco conosciuta del nostro Paese che meritava di essere raccontata. E Marco Balzano l’ha fatto in modo magnifico, in uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi tempi. Ha scelto di farlo attraverso una voce che riesce a far passare la Storia nella cruna dell’ago di una storia: una maestra che crede ancora alla forza delle parole come ultimo, disperato, atto di resistenza. Che prova a riportare le parole, in questa vallata del Sudtirol fatte muri, alla loro etimologia: parabole e quindi ponti. Continua a leggere

VERSO IL MARE IN OGNI CASO di Carlo Zambotti


I bambini corrono, scappano, si inseguono. La bambina grassa ride. Il bambino biondo, col nasone, ride anche lui. Hanno la cartella sulle spalle, il bambino non le ha volute abbandonare sull’erba umida, si possono rovinare aveva detto. E la bambina non aveva trovato niente da ridire. Le cartelle piene di libri pesano sempre di più. Più fatica, meno forza dice allora la bambina grassa, saggia e stanca di correre. Più volontà meno lagne risponde il bambino. E non parlano più. Corrono.

Verso il mare in ogni caso di Carlo Zambotti è un libro frantumato, la storia è evanescente, non si capisce bene. I due protagonisti si rincorrono e si incrociano di racconto in racconto, prima bambini, fino a diventare adulti. Ci sono qua e là indizi a sufficienza per non essere del tutto disorientati, ma non è questo l’importante, non è la storia che fa stare in piedi il libro, anzi. All’evanescenza della trama fa da contrappeso la gabbia della struttura formale: ogni (mini) racconto ha per titolo una frase di entrata che è anche la frase che chiude il racconto precedente, a eccezione del primo, nel quale il titolo diventa anche incipit. A chiudere questa sequenza, le ultime parole dell’ultimo racconto (e quindi del libro) coincidono col titolo “…verso il mare in ogni caso” a sigillarne la circolarità. Continua a leggere

I RACCONTI DEL COMMISSARIO SILVESTRI. INDAGINI NELLA VENEZIA METROPOLITANA di Guido Vianello

IL COMMISSARIO SILVESTRI E LA NOSTALGIA PER UNA CITTÀ PERDUTA

“Papà, ma perché in questo campo non c’è nessuno?”
“Cossa ti disi, Biagio?”
“Quando passiamo di qui è sempre vuoto. Sento solo l’acqua della fontanella. Chi ci abita?”.
“Che domanda: veneziani, come noialtri. Poi, guarda sono arrivati dei bambini con il pallone!”
“Dove?”
“Là, dove c’è scritto Casa israelitica di riposo, vedi? Dai, chiedi di giocare con loro. Io ti aspetto qui, sulla panchina”.
“Mi vergogno, papà!”
(dal racconto “Il destino dell’onda”)

È veneziano il commissario Silvestri.
Il personaggio uscito dalla penna di Guido Vianello ci accompagna per 230 pagine attraverso una città riconoscibile per luoghi e atmosfere, ma, come annunciato nel titolo, ci conduce anche attraverso quel ponte translagunare che, come un filo di yo-yo, allontana e avvicina il “pesce” della città storica all’area metropolitana. Continua a leggere

GIOVANNI RABONI (Milano, 22 gennaio 1932 – Parma, 16 settembre 2004)

Da LE CASE DELLA VETRA (1955-1965)
Cinema di pomeriggio

Quasi sempre, a quest’ora
arriva gente un po’ speciale (però
di buonissimo aspetto). Chi si siede
ma poi continua a cambiar posto,
chi sta in piedi, sul fondo della sala, e fiuta,
fiuta rari passaggi, la bambina
mezzo scema, la dama ch’entra sola,
la ragazza sciancata… Li guardo per sapere
che storia è la loro, chi li caccia. Quando
viene la luce penso che il cuore
gli si deve contorcere cercando
d’esser salvo più in là, di sprofondare
nel buio che torna tra un minuto Continua a leggere