LE FERITE ORIGINALI di Eleonora C. Caruso

È uscito per Mondadori Le ferite originali di Eleonora C. Caruso, autrice che dalla fanfiction è approdata, nel 2012, al romanzo. Un salto che, almeno in quest’ultimo libro, si rivela maldestro.
Ci troviamo di fronte a una storia di autolesionismo, sadismo e dipendenza, di vite che si nutrono l’una dell’altra come di un veleno necessario. Al centro della vicenda Christian Negri, ex fotomodello, bisessuale, con un disturbo dello spettro bipolare; astro oscuro intorno al quale gravitano, come satelliti, figure a lui legate da rapporti insani: Dafne, studentessa di medicina, figlia di medici volontari in giro per il mondo, che manifesta il disagio della solitudine attraverso lo shopping compulsivo; Dante, quarantenne in carriera che dietro la sua cinica corazza è tormentato dai fantasmi del passato; Davide, studente di ingegneria fisica proveniente da un’umile famiglia veneta alle prese con la scoperta della sua sessualità. Christian è l’amante, il fidanzato, il compagno di ognuno di loro. Porta avanti una doppia – una multipla – vita. Poi c’è Julian, fratello minore di Christian, ragazzo introverso, che col cibo ha un rapporto difficile, pressoché inesistente. Se un merito bisogna attribuire a questa storia è quello di aver abbattuto alcuni stereotipi: l’anoressia non colpisce solo le ragazze, chi fa volontariato non è necessariamente un buon genitore… Continua a leggere

L’AUTUNNO È L’ULTIMA STAGIONE DELL’ANNO di Nasim Marashi

Teheran, giorni nostri, tre amiche affrontano, ognuna a modo proprio, piccole e grandi sventure. Non si parla di guerra, né di miseria. Le protagoniste de L’autunno è l’ultima stagione dell’anno appartengono, se possibile, ai “privilegiati”, ma si trovano in un limbo, combattute tra valori antichi e valori moderni, tra desideri propri e aspettative altrui. Nasim Marashi, pur mantenendo sullo sfondo alcuni elementi della storia e della cultura del suo popolo, sembra mostrarci come, in fondo, la vita delle ragazze iraniane alla soglia dei trent’anni, non sia poi così diversa da quella delle coetanee italiane.
Leila, Shabane e Rogia si conoscono dai tempi dell’università, si sono laureate in ingegneria e, a eccezione di Leila che può permettersi di non lavorare, hanno un impiego coerente con i loro studi. Ma questo non basta per essere felici. Continua a leggere

L’ABBANDONATRICE di Stefano Bonazzi

L’abbandonatrice è un romanzo in cui mi sono imbattuto per caso e che si è rivelato essere molto interessante. Si apre con la notizia della morte, per suicidio, proprio di Sofia, la donna, provata da una vita difficile, che ha scelto come espediente per sopravvivere quello di abbandonare tutto e tutti (come è stata abbandonata lei da piccola), forse per paura di soffrire, o di far soffrire gli altri, o per il desiderio di ricominciare sperando che la nuova vita possa essere migliore.
A ricevere il triste annuncio è Davide, l’io narrante, che ne è stato un amico molto intimo, ha subito l’abbandono e che non sente da anni.
Al suo funerale, a Londra, conosce il figlio di lei, il sedicenne Diamante che decide di seguirlo fino a Bologna.
A Bologna Davide, omosessuale, vive con il compagno Oscar, ormai prigioniero dell’eroina.
Ai tempi dell’Università, Oscar, Davide e Sofia si erano conosciuti e, proprio in quei tempi, era nato l’amore fra i due ragazzi e l’amicizia fra Davide e Sofia. Continua a leggere

ELISABETH BISHOP (8 febbraio 1911 – 6 ottobre 1979)

Chemin de fer

Da sola lungo i binari
camminavo col cuore in tumulto.
Le traverse erano troppo vicine
o forse troppo lontane tra loro.

Un povero scenario; cespugli
di pini e di querce; al di là
delle foglie verdi e grigie
vidi il piccolo stagno

dove vive lo sporco eremita,
stendersi come un’antica
lacrima che si tien strette
di anno in anno lucidamente le ferite. Continua a leggere

LA PIÙ ODIATA DAGLI ITALIANI di Davide Bacchilega

Vincenzo Sarti è un allenatore di calcio burbero e tutto d’un pezzo. Nel suo lavoro è un padre padrone che ascolta tutti ma che poi decide sempre da solo, perché è lui che comanda e sua è la responsabilità, anche quando gli si presenta l’occasione della vita, anche se questa occasione lo pone davanti a un bivio insidioso.
A Bologna Vincenzo Sarti è un idolo, è riuscito a portare la squadra nelle zone alte della classifica, a un passo dal titolo. Ma adesso che proprio la squadra più odiata dagli italiani (e da Sarti) lo vuole come allenatore, cosa farà? Sarà disposto a venire a patti con i suoi arci-nemici? E quale sarà il prezzo da pagare?
Davide Bacchilega costruisce un romanzo a tre voci che nel suo dispositivo narrativo deve molto al giallo.
Oltre a Vincenzo Sarti a prendere la parola sono Maicol Cammarata, giornalista sportivo che non riesce a far decollare la sua carriera e Alex Rambaldi, bomber in declino che dovrà confrontarsi con una realtà professionale che si va complicando e che lo porterà a scelte inattese. Continua a leggere

IO NON MI CHIAMO MIRIAM di Majgull Axlesson

Ha appena spento le candeline del suo ottantacinquesimo compleanno e ricevuto in dono un bracciale con inciso il suo nome quando, un’elegante signora svedese, pronuncia quelle parole che per molto tempo non ha mai osato dire: «Io non mi chiamo Miriam».

Miriam inclina il bracciale e vede l’incisione. […] “è un pezzo d’artigianato zingaro”, dice Thomas. “Rom, quindi”, precisa Camilla.

Miriam avverte un fremito dentro di sé e altri nomi vengono a galla nello spazio. Ecco Anuscha che ride, gli occhi scuri che scintillano mentre attraversa di corsa il cortile. Ecco il sorriso scavato di Else che si presenta con tanto di cognome, come se Miriam fosse qualcuno che merita una presentazione. Else Nielsen. Ecco una sorvegliante che solleva la frusta e urla. Mi chiamo Binz! Imparatelo una volta per tutte, perché non ho intenzione di ripetervelo! Ecco suo fratello che la fissa con un’ultima domanda nello sguardo. Perché hai quell’aria inorridita, Malika? Sono io, Didi, il tuo fratellino.

Tutto parte da qui. Miriam è Malika e Malika è stata una ragazzina rom nata e cresciuta in Germania.

Il romanzo, dopo questa verità, alterna una narrazione che riporta a galla un passato tormentato e doloroso, quello della piccola Miriam, con il presente, nel quale Miriam tenta di ripercorrere la sua storia raccontandola alla nipote Camilla. Continua a leggere

I PAESAGGI PERDUTI. ROMANZO DI FORMAZIONE DI UNA SCRITTRICE di Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates si è lasciata alle spalle i personaggi fittizi e ha scritto un memoir: un collage di momenti, di legami, di luoghi e di stati d’animo. Quegli stati d’animo che Pessoa descriveva come paesaggi.
I paesaggi perduti è un libro in cui si avvertono la fatica del ricordo e la malinconia del dimenticato. La volontà di preservare, insieme alla difficoltà di tenere tutto insieme.

Quel che rimane impresso è il caso o l’evento isolato, che ha colpito e non si è ripetuto, racchiuso nell’ambra, e di rado seguito dal ritorno a casa, dalla cena, dalle osservazioni scambiate, dall’indomani mattina; non la routine, bensì ciò che se ne distacca. Il che spiega perché l’impresa di scrivere un memoir sia così costellata di pericoli, e perché anche i momenti in cui lo sforzo viene ripagato abbiano una sfumatura di nostalgia: Abbiamo dimenticato quasi tutta la nostra vita. Tutti i nostri paesaggi si perdono ben presto nel tempo.

I ricordi non sono mai definiti, “si confondono come caratteri di stampa bagnati”, ma mantengono sempre una collocazione spaziale. Il cammino di formazione dell’autrice segue un graduale cambio di scenario: dall’America rurale, quasi onirica nella sua immobilità hopperiana, a quella urbana e caotica delle grandi metropoli. Continua a leggere

L’ANALFABETA di Agota Kristof

Aprendo L’analfabeta bastano poche righe e subito siamo in una dimensione altra, una dimensione fatta di sensi che si accavallano e contaminano, in un’infanzia fatta di odori, colori e sapori piccoli, domestici, intimi:

L’aula di mio padre sa di gesso, di inchiostro, di carta, di quiete, di silenzio, di neve, anche in estate. La grande cucina di mia madre sa di bestia macellata, di carne bollita, di latte, di marmellata, di pane, di biancheria umida, di pipì dell’ultimo nato, di fermento, di rumori, di calore estivo, anche in inverno.

Ma soprattutto è un libro sulle parole, un racconto autobiografico sulle parole della piccola Agota, che fin da bambina legge e legge, racconta storie da lei inventate al fratello più piccolo e ancora legge: “Leggo. È una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi”. Legge per il nonno che orgogliosamente la fa esibire davanti ai vicini “E io leggo. Correttamente, senza errori, alla velocità che vogliono loro”. Continua a leggere

RAINER MARIA RILKE (4 dicembre 1875 – 29 dicembre 1926)

I
Respiro, tu invisibile poema!
Spazio puro del mondo, col nostro essere
scambiato senza sosta. Contrappeso
in cui s’attua il mio ritmo.
 
Onda unica di cui
io volta a volta sono il mare;
più esiguo di ogni possibile mare –
spazio che si conquista.
 
Quante parti di questi spazi furono
già entro di me. Quanti venti
sono come miei figli.
 
Mi riconosci, aria, tu piena ancora di luoghi un tempo miei?
Tu, una volta delle mie parole
liscia scorza, rotondità e foglio.
Continua a leggere

GILGI, UNA DI NOI di Irmgard Keun

Gigli, una di noi di Irmgard Keun è uno di quei romanzi “ritrovati”, letteralmente risorto dalle sue ceneri. Bruciato dai nazisti nei roghi del 1933, in Italia ha conosciuto un periodo di diffusione che ne ha tuttavia deformato il messaggio, con un intervento di censura fortemente invasivo. Si è dovuto attendere il 2016 per avere una traduzione fedele e integrale, firmata Annalisa Pelizzola per L’orma editore.
La copertina rosa antico, raffigurante una donna slanciata ed elegante, nell’atto di camminare assorta nei suoi pensieri, prefigura la felice commistione tra forza e grazia che sprigiona da ogni pagina.
Gilgi (Gisela Kron all’anagrafe) è una ventenne solare e risoluta. Se ne va in giro per Colonia con un cappello e una macchina da scrivere. Di lavoro fa la stenotipista. Viene da una famiglia piccolo borghese e, sebbene viva con i suoi, gode di una certa indipendenza alla quale non rinuncerebbe per nulla al mondo. Strenuamente convinta che la meritocrazia possa estendersi a tutti gli ambiti della vita, si dà da fare per mantenere un’immagine di sé basata su una rigida, quanto entusiastica, disciplina del corpo e della mente. Eppure Continua a leggere

NEW YORK È UNA FINESTRA SENZA TENDE di Paolo Cognetti


Continuo a chiedermi come è possibile che io sia ancora qui. Chiuso il libro di Cognetti, mi sarei dovuta fiondare sul primo pc disponibile e prenotare il volo più economico e immediato a mia disposizione. Destinazione New York ovviamente. Già mi immagino la mia prima istantanea, il mio primo personalissimo mattone di questa città in perenne cambiamento. Capisco che questo piccolo libro possa essere scambiato per una guida turistica, magari atipica, ma comunque una guida, ma in realtà non lo è, almeno per me.

Non posso dimenticare il mio arrivo in città. L’estate dei venticinque anni, uno zaino pieno di libri come sedile, e la corriera che emerge dal buio del Lincoln Tunnel. Anch’io cercavo qualcosa laggiù – le strade degli scrittori che amavo, la loro ispirazione segreta – ma non ero pronto all’accoglienza che mi aspettava. Sbarcando dal New Jersey, Manhattan apre il sipario all’improvviso: poco prima stavo contemplando un paesaggio di fabbriche e svincoli autostradali, e subito dopo ero tra i grattacieli.

Cognetti non parla di monumenti, ma di atmosfere, di sensazioni. I suoi occhi bucano i palazzi di Brooklyn alla ricerca di quello che non c’è più e che anche quando c’era non era visibile, o forse non interessava a nessuno. Ci fa attraversare quartieri e vie che hanno custodito, a volte miracolosamente, gli scrittori che ha più amato. Ogni sua pagina è pervasa da un senso di nostalgia che ti attanaglia lo stomaco. Continua a leggere

LE LUNE DI GIOVE di Alice Munro

Ci sono almeno due tipi di letture: quelle voraci come il pasto di un affamato, quelle lente come una tisana da sorseggiare senza fretta. La raccolta di racconti Le lune di Giove appartiene al secondo tipo. L’opera del premio Nobel Alice Munro cattura lentamente, senza sconvolgimenti. Ci si intrattiene con lei in uno stato di benessere superficiale per avvertire, poi, un profondo effetto benefico che va ben oltre il piacere meramente estetico.
Dodici storie, introdotte da quella che potrebbe essere una saga: I Chaddeley e i Fleming. Due racconti sulla famiglia, un composto mai del tutto amalgamato dove è possibile operare un’ideale divisione “cellulare“ tra il microcosmo della madre e quello del padre, diversi e distanti come solo le individualità che formano una coppia sanno essere. Un possibile leitmotiv di questa raccolta, dove si incontrano perlopiù donne immuni dagli ingenui eccessi della passione. Continua a leggere

RICORDAMI COSÌ di Bret Anthony Johnston

Sono trascorsi quattro anni dal giorno in cui Justin Campbell, un ragazzino di undici anni, è uscito di casa per fare un giro con lo skateboard ed è scomparso nel nulla. La famiglia non si è mai data per vinta e ha continuato a cercare il ragazzo con ogni mezzo: tappezzando la zona di volantini, attivando un numero per le segnalazioni, aggrappandosi con le unghie alle illusioni indotte da pazzi mitomani.

La sfida più grande di questo romanzo è cominciare proprio laddove i libri sui rapimenti solitamente finiscono: “Oggi è un giorno felice per il Texas meridionale”, dichiarano all’unisono televisioni e radio. I cittadini di Southport sono incollati agli schermi e non riescono a credere che l’impossibile sia accaduto. Justin è stato ritrovato e pare stia bene. Non c’è alcun mistero da risolvere sulla sua scomparsa: fin da subito appare chiaro dove sia stato e cosa gli sia successo. Un incipit così anti-narrativo che per un momento ti chiedi se davvero la verità sia tutta lì, se non ci sia qualcos’altro che non sai. Eppure in quello che è stato definito dal New York Times uno dei migliori romanzi del 2015, anno di uscita, qualcosa spinge comunque a girare le pagine. Perché una domanda narrativa c’è. Ed è impellente: cosa succede quando di solito si chiude il sipario.

Leggere questo libro è stato è un po’ come sbirciare dal buco della serratura di una porta chiusa. Più precisamente, la porta di casa Campbell dopo il ritrovamento di Justin, nel momento in cui, svanito il clamore della notizia, c’è tutta una vita da ricostruire silenziosamente, pezzetto dopo pezzetto Continua a leggere

APPUNTI PER UN NAUFRAGIO di DAVIDE ENIA

Recentemente pubblicato dall’editore Sellerio, Appunti per un naufragio è l’ultimo libro di Davide Enia. L’ho divorato in due giorni, ma nel divorarlo il mio cuore diventava ogni pagina sempre più pesante. A volte dovevo fermare la lettura, sfogliare il libro, chiuderlo e poi riprenderlo. Dovevo darmi il tempo per elaborare tutto ciò che ogni singola pagina conteneva.

Appunti per un naufragio è un insieme di voci a cui l’autore ha dato ascolto in prima persona per raccontare la disumana tragedia degli sbarchi a Lampedusa. Dà voce a testimoni, volontari, personale medico, uomini della Guardia Costiera, a Paola e Melo che ospitano Enia ogni volta che torna sull’isola. Nell’intreccio con tutte queste voci che testimoniano il dolore collettivo, viene inserito qualcosa di intimo, personale, e forse più difficile da affrontare.

Appunti per un naufragio è, infatti, anche un lungo confronto con il padre, un medico cardiologo da poco in pensione. I dialoghi tra i due sono sempre avvolti da lunghi silenzi, i gesti sembrano essere titubanti ma nonostante ciò, il padre accetta di accompagnare il figlio in uno dei suoi viaggi a Lampedusa. È in questi momenti trascorsi assieme, l’autore scrivendo e il padre fotografando, che viene affrontato un altro importante filo della storia, la malattia dello zio Beppe, fratello del padre, definito dall’autore la stella più luminosa nella costellazione della sua esistenza perché «le stelle questo fanno: superano il tempo per indicare la rotta.» Continua a leggere

IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood

Il 26 settembre è approdata in Italia la serie statunitense The Handmaid’s Tale: trasposizione televisiva dell’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1985 ma, in Italia soprattutto, è rimasto pressoché nell’ombra fino all’annuncio della serie diretta da Bruce Miller e interpretata da Elisabeth Moss. Agli ideatori va sicuramente il merito di aver riportato in auge un romanzo distopico minacciosamente attuale.
Fine del Ventesimo secolo, Stati Uniti d’America: nell’ex Stato del Maine vige un regime totalitario di matrice teocratica, il regime galaadiano. Tutto ha cambiato nome: una rigorosa terminologia di derivazione biblica ha contaminato ogni cosa, dai negozi alle persone. La più grossa preoccupazione della Stato è quella di porre fine al “flagello” dell’infertilità, causata dalle radiazioni atomiche e da un “abuso” di varie forme di contraccezione e controllo delle nascite. Il peggior peccato-crimine è l’aborto: i medici che lo hanno praticato vengono condannati a morte, così come pure gli omosessuali e dissidenti. Da una tale situazione si è fatta strada una “rinnovata” concezione della donna: non persona, ma mero contenitore. A ogni Comandante (la più alta carica politica) la cui moglie è considerata sterile, viene assegnata un’ancella. Le Ancelle sono donne fertili, marchiate dal loro passato di ragazze madri, lesbiche, adultere, che devono provvedere a garantire una progenie alle coppie più “sfortunate”. L’assurdo triangolo comandante-moglie-ancella trova la sua legittimazione nel mito, narrato nella Genesi, di Giacobbe, Rachele e la serva Bilha. Poco importa se la sterilità riguarda l’uomo e non la donna, di questo non si fa mai apertamente ammissione. Alle ancelle vengono date solo tre possibilità per concepire, fallite le quali il loro destino diventa ancora più sinistro. Continua a leggere