RICORDAMI COSÌ di Bret Anthony Johnston

Sono trascorsi quattro anni dal giorno in cui Justin Campbell, un ragazzino di undici anni, è uscito di casa per fare un giro con lo skateboard ed è scomparso nel nulla. La famiglia non si è mai data per vinta e ha continuato a cercare il ragazzo con ogni mezzo: tappezzando la zona di volantini, attivando un numero per le segnalazioni, aggrappandosi con le unghie alle illusioni indotte da pazzi mitomani.

La sfida più grande di questo romanzo è cominciare proprio laddove i libri sui rapimenti solitamente finiscono: “Oggi è un giorno felice per il Texas meridionale”, dichiarano all’unisono televisioni e radio. I cittadini di Southport sono incollati agli schermi e non riescono a credere che l’impossibile sia accaduto. Justin è stato ritrovato e pare stia bene. Non c’è alcun mistero da risolvere sulla sua scomparsa: fin da subito appare chiaro dove sia stato e cosa gli sia successo. Un incipit così anti-narrativo che per un momento ti chiedi se davvero la verità sia tutta lì, se non ci sia qualcos’altro che non sai. Eppure in quello che è stato definito dal New York Times uno dei migliori romanzi del 2015, anno di uscita, qualcosa spinge comunque a girare le pagine. Perché una domanda narrativa c’è. Ed è impellente: cosa succede quando di solito si chiude il sipario.

Leggere questo libro è stato è un po’ come sbirciare dal buco della serratura di una porta chiusa. Più precisamente, la porta di casa Campbell dopo il ritrovamento di Justin, nel momento in cui, svanito il clamore della notizia, c’è tutta una vita da ricostruire silenziosamente, pezzetto dopo pezzetto Continua a leggere

APPUNTI PER UN NAUFRAGIO di DAVIDE ENIA

Recentemente pubblicato dall’editore Sellerio, Appunti per un naufragio è l’ultimo libro di Davide Enia. L’ho divorato in due giorni, ma nel divorarlo il mio cuore diventava ogni pagina sempre più pesante. A volte dovevo fermare la lettura, sfogliare il libro, chiuderlo e poi riprenderlo. Dovevo darmi il tempo per elaborare tutto ciò che ogni singola pagina conteneva.

Appunti per un naufragio è un insieme di voci a cui l’autore ha dato ascolto in prima persona per raccontare la disumana tragedia degli sbarchi a Lampedusa. Dà voce a testimoni, volontari, personale medico, uomini della Guardia Costiera, a Paola e Melo che ospitano Enia ogni volta che torna sull’isola. Nell’intreccio con tutte queste voci che testimoniano il dolore collettivo, viene inserito qualcosa di intimo, personale, e forse più difficile da affrontare.

Appunti per un naufragio è, infatti, anche un lungo confronto con il padre, un medico cardiologo da poco in pensione. I dialoghi tra i due sono sempre avvolti da lunghi silenzi, i gesti sembrano essere titubanti ma nonostante ciò, il padre accetta di accompagnare il figlio in uno dei suoi viaggi a Lampedusa. È in questi momenti trascorsi assieme, l’autore scrivendo e il padre fotografando, che viene affrontato un altro importante filo della storia, la malattia dello zio Beppe, fratello del padre, definito dall’autore la stella più luminosa nella costellazione della sua esistenza perché «le stelle questo fanno: superano il tempo per indicare la rotta.»

Il naufragio raccontato in questo libro non è solo quello vissuto dagli innumerevoli migranti, ma è anche quello vissuto dall’autore, dal padre e dallo zio Beppe, che riescono a raggiungere, ognuno a suo modo, il loro intimo e personale approdo.

Nello sfondo c’è sempre Lampedusa. «Lampedusa, da lepas, lo scoglio che scortica, eroso dalla furia degli elementi,che resiste e conferma una presenza, anche solitaria, nella smisurata vastità del mare aperto. Oppure, Lampedusa da lampas, la fiaccola che risplende nel buio, luce che sconfigge lo scuro.

“Che dici, lo aggiungo al romanzo, zio?”

“Sì, mettilo alla fine, è bello concludere con la luce e con la resistenza.”»

Lampedusa è lo sfondo di una tragedia a cui ancora non si è riuscito a trovare delle risposte certe: la tragedia del 3 ottobre 2013. L’autore sceglie di lasciare sullo sfondo questo tragico avvenimento e ne parla direttamente solo nella terza parte del romanzo, perché il suo intento, a mio parere, non è quello di trovare le risposte a questa tragedia, ma a tutti gli sbarchi, ai  morti ed ai superstiti che giungono a Lampedusa.

«Nascerà una epica di Lampedusa. Sono centinaia di migliaia le persone transitate dall’isola. A oggi, manca ancora un tassello nel mosaico di questo presente, ed è proprio la storia di chi migra. Le nostre parole non riescono a cogliere appieno la loro verità. Possiamo nominare la frontiera, il momento dell’incontro, mostrare i corpi dei vivi e dei morti nei documentari. Le nostre parole possono raccontare di mari che curano e di mani che innalzano fili spinati. Ma la storia della migrazione saranno loro stessi a raccontarla, coloro che sono partiti e, pagando un prezzo inimmaginabile, sono approdati in questi lidi. Ci vorranno anni. È solo una questione di tempo, ma saranno loro a spiegarci gli itinerari e i desideri, a dirci i nomi delle persone trucidate nel deserto dai trafficanti d’uomini e la quantità di stupri che può subire una ragazza in ventiquattro ore. Saranno loro a spiegarci l’esatto prezzo di una vita in quelle latitudini in Libia e delle botte prese a ogni ora del giorno e della notte, della visione improvvisa del mare dopo giorni di marcia forzata e del silenzio che si impone quando s’alza lo scirocco  e si è in cinquecento in un peschereccio di venti metri che sta imbarcando acqua da ore. Saranno loro a usare le parole esatte per descrivere cosa significa approdare sulla terraferma, dopo essere scappati dalla guerra e dalla miseria, inseguendo il sogno di una vita migliore. E saranno loro a spiegarci cosa è diventata l’Europa e a mostrarci, come uno specchio, chi siamo diventati noi.»

Se un giorno saranno i migranti a raccontare sinceramente la loro visione dei fatti, i loro sentimenti e la loro speranza, in queste pagine Enia mette a nudo le conseguenze emotive di tutti coloro che si sono trovati in prima persona ad affrontare ciò che il Mar Mediterraneo porta nella loro terra. L’autore incontra un sommozzatore, un uomo enorme da sembrare inscalfibile, ma che nasconde nel profondo delle ferite dovute a scelte laceranti; Gabriella, una giovane dottoressa con una tragedia più grande di lei da lasciarsi alle spalle: la sua prima esperienza di morte è stata affrontata per sottrazione, non per presenza. La motovedetta in cui lavorava era riuscita a recuperare cinquantanove uomini, arrivarono a riva in ventinove, la metà. “Ogni giorno è una perdita”.

Parla con il comandante della Guardia Costiera e della Capitaneria di porto, incontra anche Vittorio, non un semplice custode del cimitero, ma colui che si occupa del seppellimento di quei morti che, indipendente dalla loro religione, hanno diritto ad una sepoltura all’ombra di una croce. Dialoga intere notti con Paola e Melo, i quali non nascondono che il loro primo sentimento nei confronti dei migranti è stato, ma solo per qualche secondo, la paura, per dare poi spazio all’accoglienza perché – sostengono – tutto ciò che viene dal mare è sacro, non ci sono colori, etnie o religioni, la legge del mare è di salvare.

Come Paola e Melo, gli abitanti dell’isola si sono messi in gioco, hanno aperto le loro braccia a ciò che il Mediterraneo da anni porta alle sue coste, hanno accantonato pregiudizi, timori, problemi e hanno accolto, hanno salvato, hanno donato i loro spazi, hanno investito la loro forza e i loro sentimenti, tanto da esserne sopraffatti, forse stanchi ma mai arrendevoli. Hanno visto la morte con i loro occhi mentre allungavano le loro braccia da un peschereccio per far riemergere il più possibile delle persone. Così hanno fatto “Daviduzzo” e suo padre, hanno cercato la loro comunione, mentre la ricercavano anche con lo zio Bruno.

In questa ricerca, fatta di parole e gesti, il vero silenzio è quello che vive il lettore chiudendo l’ultima pagina, mentre un macigno sul cuore fa nascere infinite riflessioni a cui forse, solo il tempo e la storia, darà le risposte.

 


APPUNTI PER UN NAUFRAGIO
Davide Enia
Sellerio
Pagine 216

IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood

Il 26 settembre è approdata in Italia la serie statunitense The Handmaid’s Tale: trasposizione televisiva dell’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1985 ma, in Italia soprattutto, è rimasto pressoché nell’ombra fino all’annuncio della serie diretta da Bruce Miller e interpretata da Elisabeth Moss. Agli ideatori va sicuramente il merito di aver riportato in auge un romanzo distopico minacciosamente attuale.
Fine del Ventesimo secolo, Stati Uniti d’America: nell’ex Stato del Maine vige un regime totalitario di matrice teocratica, il regime galaadiano. Tutto ha cambiato nome: una rigorosa terminologia di derivazione biblica ha contaminato ogni cosa, dai negozi alle persone. La più grossa preoccupazione della Stato è quella di porre fine al “flagello” dell’infertilità, causata dalle radiazioni atomiche e da un “abuso” di varie forme di contraccezione e controllo delle nascite. Il peggior peccato-crimine è l’aborto: i medici che lo hanno praticato vengono condannati a morte, così come pure gli omosessuali e dissidenti. Da una tale situazione si è fatta strada una “rinnovata” concezione della donna: non persona, ma mero contenitore. A ogni Comandante (la più alta carica politica) la cui moglie è considerata sterile, viene assegnata un’ancella. Le Ancelle sono donne fertili, marchiate dal loro passato di ragazze madri, lesbiche, adultere, che devono provvedere a garantire una progenie alle coppie più “sfortunate”. L’assurdo triangolo comandante-moglie-ancella trova la sua legittimazione nel mito, narrato nella Genesi, di Giacobbe, Rachele e la serva Bilha. Poco importa se la sterilità riguarda l’uomo e non la donna, di questo non si fa mai apertamente ammissione. Alle ancelle vengono date solo tre possibilità per concepire, fallite le quali il loro destino diventa ancora più sinistro. Continua a leggere

I FANTASMI DELL’IMPERO di Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella

Raramente mi sono imbattuto in un romanzo giallo storico dal respiro così ampio e così accuratamente costruito, appena l’ho terminato mi è venuta in mente la definizione: “kolossal”.
L’ambientazione è l’Etiopia del 1937, occupata dagli italiani. Gli autori sono tre: Marco Consentino, esperto di relazioni istituzionali, Domenico Dodaro, business lawyer, e Luigi Panella, avvocato penalista. L’idea, come si legge nelle note finali, nasce da una serie di documenti rinvenuti negli archivi di Stato da Luigi Panella e in questo romanzo, si scopre alla fine, c’è molta realtà e qualche invenzione letteraria.

«Bene, parola alla difesa. Chiedigli cosa ha da dire, se no di’ qualcosa tu».
Lo zaptié tradusse rivolto verso il vecchio, il quale gli rispose tranquillamente, parlando a lungo.
Lo zaptié esitò.
«Dai, forza! Tra un po’ viene a piovere! Che dice?».
«Dice che fucile è suo. Ha preso fucile a soldato italiano a battaglia Abba Garima, quando ragazzo. Era con fratello grande, con esercito grande imperatore Menelik. Italiano ha ucciso con fucile suo fratello e lui ha ucciso italiano con pietra in faccia. Preso fucile. Dice che ora suo tempo venuto, vecchio non teme morte. Va da fratello ad Abba Garima».
«Va bene, va bene. Basta così, ho capito».
Avevano capito tutti. Prese il foglietto che conservava ripiegato nell’ultima pagina del registro delle sentenze e lesse: «Allora, il giudice dichiara l’imputato colpevole e lo condanna alla pena di morte per impiccagione. Diglielo. A voce alta».

In seguito all’attentato avvenuto ad Addis Abeba nel febbraio del 1937 ai danni di Rodolfo Graziani, al tempo Viceré d’Etiopia, e alla successiva ritorsione sanguinaria da parte degli occupanti, l’Impero Italiano si trova a dover affrontare la resistenza dei partigiani etiopi, soprattutto nella regione del Goggiam.

Un magistrato militare integerrimo, Vincenzo Bernardi, viene incaricato di scovare e interrogare Gioacchino Corvo, un ufficiale a capo di una banda irregolare accusato di crimini di guerra contro la popolazione locale e per farlo deve raggiungere il Goggiam, la regione devastata dalla guerriglia. Lo affiancheranno in questa spedizione, oltre a un manipolo di soldati scelti, il sottotenente Vittorio Valeri, fotografo e autista e lo sciumbasci Welè Ghida. Bernardi e i suoi aiutanti si immergeranno nel “cuore di tenebra” di un colonialismo che, a dispetto degli edificanti cinegiornali d’epoca, dimostrerà tutta la sua sanguinosa brutalità, fatta di uso di gas, violenze insensate sulla popolazione ed esecuzioni sommarie.

Il villaggio era composto da una ventina di tucul, tutti bruciati. Non c’era un capo di bestiame. A terra, sembravano fagotti insanguinati, vecchi donne e bambini. Morti ovunque. Nessun uomo adulto. Avevano risparmiato le munizioni: una vecchia sgozzata a colpi di baionetta; un bambino abbracciato a un vecchio scheletrico, entrambi con il cranio sfondato; due ragazze sventrate, nude, con le interiora sparse a terra. Bernardi camminava tra il fumo e i cadaveri, apparentemente impassibile. I tuoni sempre più frequenti e le nuvole nere che si avvicinavano. Una scena spettrale.

La scrittura appare affascinante nella sua perfetta semplicità, a volte sarcastica, sempre sincera in tutti i frangenti. E parte integrante della narrazione sono i marconigrammi che scandiscono con precisa efficacia l’evolversi della vicenda

LEGIONE TERRITORIALE DEI CARABINIERI REALI DELL’ERITREA – TENENZA DI BAHAR DAR, N. 1/19 DI PROT. R.P.
OGGETTO: RELAZIONE RISERVATISSIMA SUGLI AVVENIMENTI CONCERNENTI LA RIVOLTA NEL TERRITORIO DELLE RESIDENZE DELLA GIURISDIZIONE DELLA TENENZA. AL COMANDO DEL GRUPPO DI DESSIÈ. […] TRA I TANTI ADDEBITI MOSSI AL RESIDENTE CAPITANO CORVO QUELLO DI ESSERSI FATTO SEGUIRE DAI MESLENIÉ PIÙ ODIATI DALLA POPOLAZIONE PER LA LORO RAPACITÀ ED OSEREI DIRE FEROCIA. CAPI INVERO FEDELI ESECUTORI DEGLI ORDINI DEL CAPITANO CORVO, MA NON TANTO PER AMORE DI RICOMPENSA, QUANTO PER TIMORE DI ESSERE IMPICCATI. TRA I CAPI IL PIÙ ODIATO IL CAGNASMAC NEGATÙ SEITÙ, UOMO DI MOLTA INTELLIGENZA, CAPO DEL SERVIZIO INFORMATIVO DELLA RESIDENZA, CONSIGLIERE E CONFIDENTE PERSONALE DEL CAPITANO, FUNZIONANTE DA PUBBLICO MINISTERO PRESSO IL TRIBUNALE DELLA RESIDENZA, SEMPRE IL PRIMO A CHIEDERE LA PENA DI MORTE SECONDO LE DIRETTIVE DEL CAPITANO CORVO, MORTALMENTE AVVERSATO DALLA POPOLAZIONE PERCHÉ PRIVO DI SENSO MORALE. […] FIRMATO: IL S.TENENTE COMANDANTE DELLA TENENZA, FOSCHI GIUSEPPE.

Mirabili sono i dettagli di vita vissuta che fanno piombare il lettore direttamente in quella realtà anche se distante un’ottantina d’anni.
Ne consiglio caldamente la lettura, per chi ha voglia di scoprire una realtà storica di cui si sa ancora poco, di divorare una storia mozzafiato, di capire che certe dinamiche mondiali attuali sono solo tristi ripetizioni di vicende storiche passate.

 

I fantasmi dell’Impero
M. Cosentino, D. Dodaro, L. Panella
Sellerio – Collana La memoria
2017
Pagine 552

IL SALTO di Sarah Manguso

Il salto di Sarah Manguso, edito da NN Editore, è un profondo memoriale e una lunga riflessione dedicata all’amico Harris e, soprattutto, alla morte.

Sto lavorando a un libro su un uomo che si butta sotto un treno. Non ho nessun interesse a scrivere una storia vera sull’impalcatura artificiale di una trama, ma qual è la storia vera? Il mio amico è morto. Questa non è una storia.

In poche pagine cariche di parole, lacrime e dolore l’autrice tenta di ricostruire le ore vissute da Harris prima del Grande Salto, quando decide di buttarsi sotto un treno della metro il 23 luglio 2008. Solo dopo tre anni Sarah decide di iniziare a porsi delle domande e di non ascoltare più la paura di trovare delle risposte e nel farlo non crea una ricostruzione cronologica dei fatti, ma ci presenta un continuo e disordinato flusso di pensieri.

Mi ero tanto sforzata di dimenticare la morte di Harris che ormai i ricordi sono vaghi, erosi dal tempo, ricoperti dalla polvere di tutto quello che è accaduto poi. Ma ora voglio ricordarla, e impedire che mi tormenti.

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UNA STORIA NERA di Antonella Lattanzi

Potrebbe trattarsi di una storia attuale, una storia di cronaca nera, di quelle che assicurano un buon numero di puntate e di ascolti ai salotti televisivi. Una storia nera di Antonella Lattanzi è un romanzo che evoca immagini nitide, che trascina il lettore all’interno di scenari familiari, con una narrazione quasi cinematografica. L’atmosfera che si respira sin dall’inizio è asfissiante. Di pagina in pagina ci si attende la catastrofe. Catastrofe che non tarda ad arrivare: un omicidio. Ma sarà il solito omicidio?

È la sera del 6 agosto 2012, in una Roma infuocata e presa d’assalto dai gabbiani, dentro un appartamento di via Prenestina, una famiglia come tante festeggia il compleanno di una bambina. Ma la famiglia Semeraro non è una famiglia come tante (o forse si?): Carla ha preso la figlia minore Mara e se n’è andata, ha lasciato Vito, un uomo violento, come tanti; Rosa e Nicola, i figli maggiori, sono andati a vivere per conto proprio. Ma per una sera, una sera soltanto, sono di nuovo tutti insieme. Continua a leggere

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI DI FREUD ASTAIRE di Angelo Zabaglio aka Andrea Coffami

Si contraddistingue per un misto di surreale e cinismo questa raccolta di racconti brevi e brevissimi che, pur con esiti altalenanti, riesce a raggiungere il suo obiettivo: essere disturbante e divertente.

Sono una trentina di racconti slegati tra loro ma che allo stesso tempo si tengono tutti.

Non serve nemmeno arrivare al titolo per imbattersi nei primi segni di un continuo gioco di infrazioni e diffrazioni che costellano tutta la raccolta. Il nome (doppio) dell’autore, il titolo e il sottotitolo, compongono quello che già può essere pienamente considerato testo più che paratesto. Angelo Zabaglio (e il suo alter ego Andrea Coffami), ci presentano istantanee di una realtà senza inibizioni, come sognata, dove i personaggi sembrano avvicendarsi senza sparire mai del tutto, in un gioco di continui mascheramenti. 

Il pop è una presenza debordante, che rimanda a un immaginario pieno zeppo di feticci anni ottanta, come se questi brevi pezzi di vita uscissero dai ricordi sognati e rimischiati di un quarantenne inceppato. Continua a leggere

IL SOCCOMBENTE di Thomas Bernhard

Il soccombente di Thomas Bernhard, Edizioni Adelphi, è la prima e sinora unica opera che ho letto dell’autore austriaco prematuramente scomparso nel 1989 a soli 58 anni, dopo aver convissuto sin dalla giovinezza con la tubercolosi.

Ho iniziato la lettura del romanzo subito dopo l’acquisto, ed ho finito la lettura delle 186 pagine che lo compongono già il giorno successivo, e sono impaziente di affrontare le altre opere di questo potente scrittore.

La storia ripercorre l’esistenza di due giovani pianisti, entrambi provenienti da ricche e opprimenti famiglie borghesi, che, nei primi anni ’50, recatisi a Salisburgo a un corso di perfezionamento tenuto dal maestro Horowitz, incontrano un altro giovane pianista, le cui capacità straordinarie sono sin da quei giorni già evidenti, Glenn Gould, colui che presto diventerà uno dei più grandi, se non il più grande pianista del ‘900.

 

Fatale per Werthemer è stato il fatto di essere passato davanti alla stanza trentatrè proprio nel momento in cui Glenn Gould suonava in quella stanza la cosiddetta Aria. Werthemer mi raccontò la sua esperienza e disse che mentre sentiva suonare Glenn era rimasto in piedi davanti alla porta della stanza trentatrè fino alla fine dell’Aria. Allora compresi con chiarezza che cos’è uno shock, pensai adesso

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L’ANIMA DELLA FRONTIERA di Matteo Righetto

È ambientato alla fine del 1800 l’ultimo romanzo di Matteo Righetto dal titolo L’anima della frontiera edito Mondadori. Siamo a Nevada, non negli Stati Uniti, ma in un paesino veneto di montagna, in Val Brenta. In questa terra circondata da boschi, vivono solo tre famiglie. Tra queste, ci sono i De Boer: da Augusto, uomo alquanto taciturno, la moglie Agnese e i tre figli, due femmine Jole e Antonia, e un maschio, Sergio.

Nel corpo e nel cuore la primogenita era tutta sua madre, e probabilmente per questo amava soprattutto suo padre. Legava quasi sempre i suoi capelli biondi in una lunga treccia che dalla nuca le scendeva tra le scapole. Era magra e aveva due grandi occhi chiari dal colore mai certo: a volte sembravano verdi come un lariceto d’estate, altre parevano grigi come il manto invernale dei lupi, altre ancora glauchi come un lago alpino in primavera.

La famiglia De Boer, come le altre famiglie del posto, coltiva tabacco da ormai diverse generazioni, anzi da secoli, perché sopra la val Brenta il tabacco cresce bene ed è buono come da nessun’altra parte. I proventi della vendita del tabacco però non bastavano per mantenere una famiglia numerosa come quella di Augusto, che per questo, un giorno prende la decisione di tentare un viaggio che lo porterà oltre la frontiera austriaca per contrabbandare parte del raccolto. Continua a leggere

LEGGENDA PRIVATA di Michele Mari

Chi scrive è spesso inseguito da un passato che chiede un riconoscimento. La letteratura esige questo ritorno temporale.
Con Leggenda privata, già dal titolo, Michele Mari promette qualcosa d’insolito. Ci consegna, quindi, una “mitologia personale” onirico-delirante, dai connotati horror (a tratti splatter), dove il “lievito romanzesco” risiede nella forma, ma non nella sostanza.
L’autore è tenuto in ostaggio da demoni marci e disgustosi (l’Accademia dei Ciechi) personificazioni di una sorta di Super-io letterario. La richiesta è una e martellante: un’autobiografia scabrosa e senza censure. Continua a leggere

REVOLUTIONARY ROAD di Richard Yates

Il complesso residenziale di Revolutionary Road non era stato progettato in funzione di una tragedia. Anche di notte, come di proposito, le sue costruzioni non presentavano ombre confuse né sagome spettrali. […] Un uomo intento a percorrere di corsa queste strade, oppresso da un disperato dolore, era fuori posto in un modo addirittura indecente.

Siamo nel 1955. In una zona residenziale del Cunnecticut occidentale vivono Frank e April Wheeler, una giovane coppia con due bambini. In bilico tra l’ordinarietà delle cene in compagnia dei vicini e la velleità di sentirsi destinati a qualcosa di più grande, pagina dopo pagina li vediamo rotolare inesorabilmente verso un abisso di disperazione. Proprio come, secondo la critica, farebbe una ruota (wheel). Continua a leggere

NEL GUSCIO di Ian McEwan

Nel suo ultimo romanzo dal titolo Nel guscio, Ian McEwan ci presenta una narrazione il cui punto di vista è del tutto originale.

Siamo a Londra, Trudy è al nono mese di gravidanza, vive con un tizio di nome Claude in un lurido e decrepito edificio su Hamilton Terrace ereditato da John Croincross, nient’altro che ex marito di Trudy e fratello di Claude. Tutto questo è un feto a raccontarcelo, ecco il geniale e forse irreale punto di vista che McEwan ci presenta nel suo ultimo romanzo edito Einaudi.

Già a partire dall’incipit la narrazione è folgorante:

Dunque eccomi qui, a testa in giù in una donna. Braccia pazientemente conserte ad aspettare, aspettare e chiedermi dentro chi sono, dentro che guaio mi sto per cacciare.

A questa narrazione il lettore deve lasciarsi andare, abbandonando la ragione e vagando solo con la fantasia. In questo modo il feto non solo non ci sembrerà tale, ma diventerà un narratore che ha le sembianze di un personaggio reale e adulto, che si nasconde dietro le quinte della casa in cui si svolge l’intera vicenda. Continua a leggere

DA DOVE LA VITA È PERFETTA di Silvia Avallone

Ho partecipato qualche settimana fa alla presentazione del nuovo romanzo di Silvia Avallone nella libreria Libraccio di Ferrara. Dopo aver letto e apprezzato la Piombino operaia di Acciaio e la vallata biellese di  Marina Bellezza ero curioso di sapere in quale mondo volesse trasportarci questa volta l’autrice.
Bologna. Non i portici eleganti del centro, ma la periferia, in un complesso residenziale per famiglie proletarie, i Lombriconi. E qui bisogna dare atto alla scrittrice di essere veramente efficace nel descrivere l’ambiente, nel tracciare la coreografia della storia. Pare di esserci catapultati all’improvviso, ai Lombriconi.

La sedia era una di quelle pieghevoli da campeggio, in alluminio e poliestere. La trascinava là, di fronte alla finestra della cucina, e si sedeva a guardare fuori. In silenzio, per ore.
Lo faceva da cinque anni.
Il panorama dal quarto piano non era poi così male. Oltre le colate di cemento, oltre le torri tutte uguali butterate di parabole e tapparelle sbiadite, la campagna si estendeva calma e muta come un lago verde.
Se chiudevi gli occhi, potevi persino fingere che il rumore delle auto in tangenziale fosse quello dell’acqua.

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MEMORIA DI RAGAZZA di Annie Ernaux

Dopo quasi un anno, torno a scrivere di Annie Ernaux che, in questi giorni, sarà ospite al Salone del libro di Torino.
Ne L’altra figlia al centro della narrazione c’era l’infanzia, con Memoria di ragazza, l’autrice francese continua a scavare nella sua vita raggiungendo un altro strato, quello della giovinezza.
Con la sua naturale capacità di accedere al passato semplicemente spostandosi “da una stanza all’altra”, Ernaux utilizza la forza evocativa di una “scrittura-anniversario” che replica sulla carta, in scala, le proporzioni del tempo e della distanza. Continua a leggere

OGNI SPAZIO FELICE di Alberto Schiavone

In “Ogni spazio felice” Alberto Schiavone ci accompagna per una settimana nella vita di Ada e Amedeo. Sposati da oltre vent’anni, hanno adottato due figli, Alex e Sonia e vivono a Milano. Entrambi sono in pensione, Amedeo faceva il vigile urbano, Ada era una professoressa di lettere.
La narrazione si divide nei sette giorni della settimana, e fin dal primo capitolo, intitolato Lunedì, si percepisce che l’equilibrio della famiglia ha subito una forte rottura che il tempo non è riuscito ad aggiustare.

«Vi devo dire una cosa.
Sonia ha il mento in basso e non fissa in viso nessuno dei suoi due genitori. Piccoli cenni dei suoi occhi ogni tanto vanno ad accarezzare i mobili che conosce, il divano, persino quel brutto disegno fatto da lei che persiste negli anni a prenderla in giro dal muro. In basso c’è scritto, con calligrafia incerta, la mia famiglia. Sotto le figure ci sono i nomi di Ada, Amedeo, Alex e Sonia. Quel quadro guarda tutti loro da tanti anni e li prende in giro, ricorda a tutti loro che non sono più in quattro, sono rimasti in tre. Nessuno ha mai voluto toglierlo.»

Forse è arrivato il momento di iniziare a reagire a quel doloroso passato, di riaprire le finestre dell’appartamento in cui Ada e Amedeo vivono nelle loro rispettive solitudini.
Ada, con gli anni, ha cercato di far tacere il suo dolore attraverso l’alcool e il fumo, diventando sempre più spocchiosa, cinica e cocciuta. Continua a leggere