LA PIÙ AMATA di Teresa Ciabatti

La più amata di Teresa Ciabatti è un libro che si divora e che divora a sua volta. La trama non lascia indifferenti, ma è soprattutto la scrittura a conquistare: convulsa, diretta, usa tutta la sua forza per colpire.
Teresa ha quarantaquattro anni e vuole ricostruire la storia di suo padre, Lorenzo Ciabatti, il “Professore” con un misterioso anello al dito. Un padre bugiardo, anaffettivo, distante, che gioca a fare Dio “costruendosi una schiera di debitori” nel piccolo comune di Orbetello, in cui è primario presso l’ospedale locale.
Nomi noti affiorano alla memoria di quell’“adulta incompiuta” che Teresa crede di essere: Licio Gelli, Amintore Fanfani, Junio Valerio Borghese, persino Robert Wood Johnson II…
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LE BRACI di Sándor Márai

Qualcosa, nella vita di un uomo, arde silenziosamente sotto la superficie, alimentando un tormento che diventa al contempo veleno e nutrimento. A questo allude il titolo italiano del romanzo di Sándor Márai, Le braci: la storia di un’amicizia finita e dell’incontro che spezza una lunga separazione.
In questa vicenda claustrofobica (quasi tutto si svolge nella sala da pranzo di un castello sui Carpazi), il ricordo di un indicibile mistero tiene il lettore col fiato sospeso, sollevando dubbi e curiosità che accrescono la tensione.
Henrik è un uomo anziano, generale della Guardia reale, che vive in compagnia della fedele governante. È in attesa di Konrad, suo fraterno amico dai tempi del collegio militare di Vienna. I due non si vedono da quarantuno anni. L’ultima volta, durante una battuta di caccia, è accaduto qualcosa che ha spinto Konrad lontano, fino ai Tropici.

Non ebbero bisogno di stringere patti di amicizia come fanno di solito i ragazzi della loro età, che indulgono con passionalità enfatica a rituali ridicoli e solenni, nella forma inconsapevole e grottesca in cui il desiderio si manifesta tra gli uomini quando decide per la prima volta di strappare il corpo e l’anima di un’altra persona al resto del mondo per possederla in maniera esclusiva.

Al temperamento militare di Henrik si contrappone la sensibilità artistica di Konrad, alla ricchezza della famiglia del primo, la povertà della famiglia del secondo. Ma non è stato niente di tutto questo a dividerli. Continua a leggere

LA PASSIONE SECONDO MATTEO di Paolo Zardi

Attendevo l’uscita del nuovo romanzo di Paolo Zardi con trepidazione, dopo aver apprezzato le pagine di “XXI secolo”. Sono stato ripagato. La capacità più grande di quest’autore sta, a mio avviso, nella leggerezza, nella precisione, nella perfezione con cui le parole che sceglie – pennellate di maestro, vivide e mai scontate  – tratteggiano interiormente ed esteriormente i personaggi, anche quando le vicende che li vedono protagonisti sono “difficili” o essi sembrano solo secondari.

Mentre il capotreno fischiava la partenza, Matteo aveva abbracciato di nuovo Maura; salendo sul vagone si era girato a guardarla. Stava dritta, in piedi, con i bimbi a fianco, uno per parte, e sorrideva gentile, trattenuta. Aveva un’aria da vecchia; con una mano sulla fronte si proteggeva dal sole ancora alto, nascondendo gli occhi socchiusi. Uno spettacolo ottocentesco, da romanzo russo. La prima volta che Matteo l’aveva vista, a una festa di carnevale, aveva notato i denti piccoli e le gengive che si scoprivano a ogni sorriso, e aveva pensato che non fosse bella. L’aveva pensato prima di iniziare ad amarla – prima che l’attrazione diventasse un’opzione non necessaria – e quel ricordo ogni tanto tornava a tormentarlo, come una colpa che non era riuscito a rimuovere del tutto, un’incrostazione resistente a ogni assalto. La guardo ancora un po’, e dietro quel sorriso vide un’ombra scura che ormai aveva imparato a riconoscere.

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IL PARTIGIANO EDMOND di Aharon Appelfeld

«Edmond, scappa. Corri.» è con queste parole che Edmond, ragazzo di diciassette anni, scappa per un soffio alla deportazione ed entra in una banda di partigiani.
Siamo in Ucraina: è l’ultimo anno del secondo conflitto mondiale.
Il gruppo è capeggiato dal carismatico comandante Kamil: «non è una persona religiosa nel senso comune del termine, ma tutto il suo essere esprime stupore: a volte davanti a una pianta o a un fiore, a volte davanti a una parola.» e sarà per Edmond una figura centrale.

Da quando mi sono unito ai combattenti sono cambiato radicalmente. Solo un anno fa ero seduto sui banchi di scuola, un giovanotto di media statura, occhialuto, assai bravo negli studi.

Sotto il comandando di Kamil e del vicecomandante Felix – un uomo di poche parole, ma di grande umanità – il gruppo si nasconde dall’esercito tedesco nella foresta ucraina con l’obiettivo di raggiungere una vetta, luogo geografico e spirituale. Continua a leggere

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE di Kent Haruf

“Questo libro è per chi è stato ad Holt e non vede l’ora di tornarci, ma è soprattutto per chi, a Holt, non ci è ancora mai stato.”

Finalmente ritorno ad Holt, l’immaginaria cittadina del Colorado, in cui Kent Haruf aveva ambientato la sua Trilogia della pianura (Benedizione, Canto della pianura, Crepuscolo) e dove vuole riportare i suoi lettori con questo suo ultimo romanzo, edito NNeditore.
È un ritorno a casa, quindi, quello che ho vissuto con Le nostre anime di notte perché, fin dalle prima righe, ritrovo lo stile chiaro, essenziale, leggero di questo autore che mi è rimasto nel cuore dopo aver divorato non solo la sua trilogia, ma inevitabilmente anche questo ultimo romanzo.
Le nostre anime di notte è un libro che nella sua assoluta semplicità, distintivo di Haruf, si fa fatica a dimenticare. Continua a leggere

ETICA DELL’ACQUARIO di Ilaria Gaspari

Una donna, un’ex studentessa di filosofia, torna dopo dieci anni nella città dove ha studiato. L’ indagine che la vede coinvolta la costringerà a guardare in faccia un passato che ha tentato vanamente di dimenticare. Questa è la storia che ci racconta Ilaria Gaspari nel suo romanzo d’esordio Etica dell’acquario. Un libro con due anime: un noir che si fonde col romanzo introspettivo, dove la fabula dà vita a un intreccio ricco di suggestioni psicologiche. Continua a leggere

CASCA IL MONDO di Nadia Terranova

Quella notte che sta tra prima e per ora, la terra ha tremato, la torre ha barcollato e la città è caduta, il castello è stato circondato con un nastro rosso e bianco. Per ora non deve abitarci nessuno.

Dove viviamo adesso, una signora ha appeso un lenzuolo con su scritto: BENVENUTI A TENDOPOLI.

A Oscar manca il suo coccodrillo, manca la sua casa, gli manca la vita di prima, di quando il terremoto non aveva ancora fatto franare le certezze e le parole non erano ancora perse. Sarà l’incontro con il piccolo Golan, in fuga dalla guerra, a restituirgli le parole e uno guardo a un futuro di nuovo sereno.

Non ha importanza se questo libro è stato scritto pensando a un terremoto in particolare o no, nessuna importanza nemmeno se la città del racconto è reale o soltanto immaginata, così come non conta l’altro dove della storia: il paese della guerra. Continua a leggere

L’AVVOCATO G. di Federica Sgaggio

L’avvocato G. di Federica Sgaggio è uno di quei libri che lasciano incerti. All’inizio non sai bene cosa ti sia piaciuto e cosa no, ma sai che c’è qualcosa che ti è piaciuto e qualcosa che no, non ti è piaciuto.
Un romanzo breve, dal taglio psicologico, diviso in cinque capitoli i cui titoli hanno una ragion d’essere che si esplicita alla fine e che rientrano, pertanto, nella categoria delle cose apprezzabili.
C’è un capitolo Zero, una sorta di prologo che getta un indizio apparentemente chiaro; un capitolo Zero punto uno, introduttivo, con un narratore onnisciente; un capitolo Uno dove la narrazione passa alla seconda persona, che si interrompe bruscamente nel capitolo Due con la ripresa della terza persona. Il libro si chiude con un capitolo conclusivo che ritorna al punto zero, o quasi… Un finale a sorpresa che svela ciò che avevamo davanti agli occhi sin dall’inizio. Continua a leggere

SCALE MOBILI di Lina Maria Ugolini

“Mai giudicare un libro dalla copertina”… Non sempre è vero. È il caso di Scale mobili, un libro di Lina Maria Ugolini, edito da Splēn.
La sua copertina incuriosisce e il suo contenuto risulta fluido e dinamico nella sua brevità, fino alla fine, quando tutto il narrato sembra disperdersi come “il passato che ognuno di noi si lascia dietro le spalle”.
Se i bambini le adorano come fossero giostre e gli adulti le utilizzano senza incanto, per l’autrice le scale mobili sono una perfetta rappresentazione dell’esistenza che si consuma nel tempo, fra gli argini della necessità.
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TRILOGIA DELLA PIANURA di Kent Haruf

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È ad Holt, una immaginaria cittadina del Colorado, non lontano da Denver, che Kent Haruf ambienta la “Trilogia della pianura”.
Definita dall’autore stesso una trilogia slegata – loose trilogy – può quindi essere letta nell’ordine che ciascun lettore preferisce. Pubblicata in Italia da NNeditore, la casa editrice ha scelto di presentare i testi al suo pubblico partendo da Benedizione – testo che, cronologicamente, sarebbe all’ultimo posto. Nella “Lettera aperta ai lettori di Benedizione” (che potete leggere per intero qui: http://www.nneditore.it/lettera-aperta-ai-lettori-di-haruf/) la casa editrice scrive: “E arrivano i dubbi su quale pubblicare per primo come NN, su quale libro sia il migliore per portare la voce di questo autore al pubblico italiano con l’attenzione che merita. Il primo, affidandoci alla proposta cronologica? O il secondo, Crepuscolo, visto che alcuni lettori in Italia avevano già potuto leggere Il canto della pianura pubblicato da Rizzoli? O invece Benedizione, il nostro primo incontro romantico? Decidiamo di parlarne con l’agente americano che gira le nostre domande all’autore, con cui inizia un carteggio. Kent Haruf parla di una “loose trilogy”, una trilogia larga, sciolta, slegata. Che non ha un inizio e una fine. Perché i tre libri hanno sì la stessa ambientazione, ma i personaggi e le situazioni cambiano e i sottili rimandi da uno all’altro sono esili fili della memoria della cittadina immaginaria di Holt. Così decidiamo di procedere per la nostra strada, quella romantica, e affidiamo la traduzione di Benedizione a Fabio Cremonesi.” Continua a leggere

CAFFÈ AMARO di Simonetta Agnello Hornby

9788807031830_quartaTalvolta la storia lascia prepotente le sue impronte più nella vita degli individui che nella società e nelle istituzioni, più tra le pagine di un romanzo che sui manuali.
La Sicilia a cavallo fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, descritta da Simonetta Agnello Hornby nel suo ultimo libro Caffè amaro ne è un esempio. Un romanzo del quale si apprezza soprattutto il meticoloso lavoro di ricerca e documentazione storica che ne precede la stesura e che si coglie subito alla lettura.
L’accadere storico non si limita a fare da cornice alla vicenda narrata, ma penetra all’interno dei suoi attori. A testimoniare il trascorrere del tempo non sono, tuttavia, solo i personaggi che si avvicendano, ma anche le cose. La narrazione si apre infatti con il rombo di un’automobile, l’Isotta Fraschini e si chiude con quello di una moto Guzzi Falcone.
Teatro della prima parte di questa storia è un paese dal nome fittizio di Camagni. Elemento, quest’ultimo, che ricorda il “marchio” Camilleri, autore dal quale l’autrice mutua anche la scelta d’inframmezzare il testo con termini dialettali.
Due famiglie, i Sala e i Marra, si uniscono per mezzo del matrimonio tra Pietro e Maria. Un matrimonio che non è frutto né dell’amore, né della violenza, in un’atmosfera di tenue e implicita costrizione, che come un sorso di caffè amaro può essere mandato giù senza troppa difficoltà. Un’unione capace di dispensare momenti di felicità ma che lascia dietro di sé una scia d’insoddisfazione. Continua a leggere

VENEZIA È UN PESCE di Tiziano Scarpa

88-07-88189-3_Scarpa_Venezia è un pesce.inddNella disputa tra visitatori e abitanti, tra chi la trasforma, giorno dopo giorno, in un villaggio turistico e chi ne rivendica la proprietà, c’è chi riesce ad amare la propria Venezia, senza perdere la generosità e la capacità di donarla agli altri.
Venezia è un pesce di Tiziano Scarpa potrebbe mettere d’accordo tutti, turisti e veneziani. In questo libro la Serenissima si racconta per mezzo delle parole di un autoctono, non uno di quelli così gelosi da volersela tenere tutta per sé, ma un veneziano orgoglioso di consegnare, della sua città natale, un ritratto autentico, mai statico.
uesta insolita guida è dunque un appassionato omaggio, una dedica ad una città viva, che respira, si muove, digerisce, fagocita e rigetta. Continua a leggere

GRANDE NUDO di Gianni Tetti

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resLa prima immagine che mi è venuta in mente quando ho finito di leggere le 670 pagine de “Grande Nudo” dell’autore sardo Gianni Tetti è quella di essere finito in una palude. È un libro che si presenta con una copertina accattivante, ben confezionato dagli editori della Neo. Ci infili un piede dentro, rimani sbigottito dalle prime pagine. Ti chiedi “dove sono finito?” e inizi a sprofondare.

Finisci in una Sardegna cupa, cupissima, zeppa di cani che la fanno da padroni, abitata da una popolazione dolente e affamata dalle carestie. Sassari è una città nera, mostra al lettore/visitatore una facciata apocalittica e cattiva.

Cerchi di uscire da questa palude, ma invece ne vieni sempre più risucchiato, pagina dopo pagina, finché ti accorgi che divincolarsi e cercare di fuggire non serve a nulla, ma continuare a rimanere immersi ha un fascino sinistro, addirittura piacevole. Continua a leggere

L’INVENTORE DI SOGNI di Ian McEwan

sogni_mcewanIn poche pagine Ian McEwan ci catapulta in sette brevi racconti che nascono dalla fantasia del giovane protagonista, Peter Fortune. È un bambino di appena dieci anni L’inventore di sogni, definito dai grandi “difficile”.

«Fu solo quando era ormai grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un’ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare ai suoi pensieri.»

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LE COSE DELL’OROLOGIO di Mario Borghi

 

lecosedellorologioGli orologi appartengono a quella categoria di oggetti dotati di un’intrinseca carica poetica. Il fascino che ne deriva ha a che fare con l’esigenza connaturata all’essere umano di misurare il tempo, il proprio tempo.

Non è difficile, allora, capire come il furto dell’orologio di una stazione di paese possa diventare il perno narrativo intorno al quale ruota una vicenda dalle conseguenze tragicomiche.

Sì, qualcuno aveva rubato l’orologio della stazione ferroviaria. Quello appeso sulla parete del primo binario. L’unico, antico e amatissimo orologio di quella stazione era stato sottratto in circostanze misteriose. Al suo posto era rimasto il vuoto. Continua a leggere