Anche quell’anno i ragazzini erano arrivati, variopinti e fragorosi, radunandosi a gruppetti nello spiazzo di fronte alla scuola. Per ultimi, gli alunni di prima media che entrano più tardi, il primo giorno. Li riconosci, perché sono spaventati, quasi fossero in piedi su un bordo intenti a provare l’acqua alta con la punta del piede.
Mi piaceva trattenermi un attimo, prima di aprire le porte a vetri. È sempre un momento fragile e straordinario, come aver trovato un uovo in campagna, senza sapere bene che genere di pulcino ne uscirà. Non è solo un giro di chiave o una spinta energica sul maniglione antipanico. È quel momento in cui se sei davvero fortunato, puoi cogliere l’ultimo istante di infanzia.
Il barattolo dei pastelli sfugge alle consuete classificazioni: romanzo di genere, romanzo non di genere, romanzo con venature thriller, romanzo psicologico?
Si tratta di quel tipo di scrittura che invita a tralasciare gli steccati definitori e ad abbandonarsi alla prosa superlativa dell’autrice, addentrandosi nelle scatole cinesi che, capitolo dopo capitolo, si aprono per rivelarci i personaggi e i fatti accaduti prima e dopo quel giorno: il giorno in cui tutto precipita e a partire dal quale tutto deve essere ricostruito, rabberciato, ripulito.
Sarei tentata di non dire molto altro, di non evocare questo o quel tema, per consentire a chi vorrà leggere il romanzo di inoltrarsi nelle sue pagine senza pregiudizi, come è stato per me: ho voluto infatti immergermi nella storia narrata da Barbara Cortinovis senza essermi documentata su schede, recensioni, commenti sui social.
Tuttavia, è d’obbligo fare qualche concessione anticipatoria, pur nella consapevolezza di alcuni riflessi pavloviani che scatteranno, nel bene e nel male, se evoco il bullismo, la fragilità, l’assenza genitoriale, il lutto, la maternità. Ebbene, invito i lettori ad azzerare tutti i loro pregiudizi per lasciarsi andare all’onda della scrittura ammaliante dell’autrice che li condurrà dal presente al passato e di nuovo al presente, fino alla restituzione di un quadro dal quale emergono tutta l’umanità di Renata, di Alessio, di Daniele, di Alice, di Riccardo e dei personaggi minori, tutta la complessità delle relazioni umane, tutti gli errori che in buona fede si possono fare. Un quadro composito in cui non è possibile (e neppure importante) separare con una linea netta colpevoli e innocenti, vittime e carnefici.
Mi chiamo Renata, dico a quell’uomo. Sono la bidella.
Scrivo bidella? mi chiede, quasi fosse un’offesa.
Scriva ciò che vuole, rispondo. In fondo il lavoro è sempre lo stesso, anche a cambiargli nome.
IL BARATTOLO DEI PASTELLI
Barbara Cortinovis
Bollati Boringhieri
pp 240
euro 18
