TENERA È LA NOTTE di Francis Scott Fitzgerald

Dick Diver invece – be’, lui era quello perfetto. Rosemary lo ammirò in silenzio. La sua carnagione era rossiccia e cotta dal sole, come i suoi capelli corti – e come la delicata peluria che si spandeva su braccia e mani. Aveva occhi di un azzurro chiaro, di cristallo. Il naso era quasi a punta e non c’era mai alcun dubbio su chi stesse guardando o a chi stesse parlando – ed era un’attenzione lusinghiera perché chi mai ci guarda? – gli sguardi ci cadono addosso, curiosi o disinteressati, ma niente più di questo.

Difficile credere che Tenera è la notte sia uscito dalla stessa penna di chi scrisse Il grande Gatsby, eppure è proprio così.

Ma se nel secondo caso l’autore ha dato vita a un capolavoro che è entrato a tutto diritto nella storia della letteratura e nelle letture da intraprendere almeno una volta nella vita, nel primo caso non è riuscito a ripetere l’impresa.

Forse vi starete chiedendo come sia possibile, è uno dei libri più famosi e letti al mondo. Ebbene io posso solo rispondervi di leggerlo tutto fino alla fine senza rimanere con una sorta di amaro in bocca, un senso di incompiuto, quasi tutto fosse finito senza finire.

A questo punto potreste anche dirmi che questo è poetico. Credetemi, la cosa più poetica di questo libro è il titolo. Certo bisogna anche ammettere che la trama è particolare e sicuramente non comune per l’epoca, infatti l’autore tenta di raccontare, in certi passaggi anche in maniera brillante, la storia d’amore e non amore, tra una paziente malata di nevrosi quasi cronica e il suo dottore.

Certo, a noi lettori di oggi può sembrare banale, eppure non era un tema molto facile da trattare all’epoca perché pieno di pericolosi vicoli ciechi o strade fin troppo affollate.

Fitzgerald riesce a descrivere in maniera magistrale il dettaglio, la parola, lo sguardo ma si spinge oltre.; su un romanzo di circa quattrocento pagine la maggior parte sono dedicate a lunghe descrizioni di paesaggi, location ecc e poche, troppo poche, alla costruzione dei personaggi, che quando vengono sfiorati dalla sua penna si illuminano come protagonisti indiscussi inchinandosi alla trama e al lettore.

Le pagine scorrono, la lettura è piacevole, Fitzgerald sembra sempre portarci al punto, alla rivelazione, al momento, eppure quando siamo lì a un passo ci accorgiamo che non siamo mai stati così lontani dalla risoluzione.

I personaggi sfuggono al discorso, la trama scivola, si assottiglia, a volte senza niente da dire continua in circolo perdendosi e i personaggi con lei e poi la fine… una fine frettolosa, che ha ben poco da dire, a tratti incomprensibile e piatta, l’emozioni che sembra governano la trama dall’inizio alla fine, sembrano sparire per fare spazio a un vuoto che neanche Fitzgerald è riuscito a colmare.

La sua voce, venata di una vaga melodia irlandese, voleva sedurre il mondo intero, ciononostante Rosemary percepiva in lui uno strato di durezza, di autocontrollo e autodisciplina, che erano le sue stesse virtù. Oh aveva scelto lui, e Nicole, alzando il capo, la vide sceglierlo, udendo il breve sospiro per il fatto che era proprietà di un’altra.

TENERA È LA NOTTE
Francis Scott Fitzgerald
Traduzione e cura di Mario Fortunato
Bompiani
pp 292
euro 13

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