IL NIDO – UN’INDAGINE DELL’ISPETTORE ALFREDO CORPACI di Lucia Corsale

Non è la prima volta che l’ispettore Alfredo Corpaci è protagonista di un’opera di Lucia Corsale. Per la prima volta l’investigatore creato dalla scrittrice e giornalista siracusana fece la sua apparizione in una raccolta di racconti, Le cravatte di Corpaci, la seconda nel romanzo Il verso dell’amore.

Ritroviamo adesso, nel romanzo recentemente pubblicato dalla casa editrice Strige, il divertente e a volte buffo ispettore con tutte le sue fisime, le abitudini consolidate, le frequentazioni, le antipatie e le passioni.

Ritroviamo l’ambientazione siciliana, in una cittadina costiera senza nome in cui non è difficile riconoscere Siracusa, non com’è adesso, in questo nuovo millennio, ma com’era negli anni Sessanta.

Una città in apparenza sonnolenta, pettegola, dove tutti sanno qualcosa e la verità è sfuggente e mutevole, a seconda dell’angolo visuale dal quale la si guarda, a seconda di chi la racconta. L’ispettore Corpaci è un uomo paziente, almeno nel suo lavoro; raccoglie frammenti dei fatti accaduti, li annota in una prosa alla quale le rime danno un ritmo di ballata, fino a quando il quadro si chiarisce:

…l’avvocato Umberto De Gaetano sentì litigare la signora Carnemolla con suo marito, perché del gioco delle carte era troppo patito; il direttore delle Poste, Girolamo Stracquadaneo, raccontò che Mario si pigliava i soldi dal libretto postale e la mamma non ne versò più, perché ci restò assai male;…

Muore una donna, non bella e non giovane che però piace agli uomini, una sarta abile e operosa, sposata con un uomo dall’inafferrabile personalità, che ogni testimone descrive a modo suo e, nei racconti e nei pettegolezzi di paese, a volte è una brava persona, addirittura una vittima, a volte un marito che gioca a carte e perde somme ingenti.

La morte della piacente sarta ha tutta l’aria di un incidente domestico; Corpaci però non si acquieta sulla versione più comoda e semplice, il suo istinto gli fa scorgere crepe che sfuggono ai più, la sua passione investigativa lo spinge a inseguire la verità cercandola fra vicini e parenti della vittima. Nel frattempo, il quotidiano continua a scorrere come sempre, fra le cure della devotissima Teresa, affezionata domestica che tiene in ordine la casa dell’ispettore, fa la spesa e cucina per lui, i battibecchi gustosi e grotteschi con il tronfio procuratore, la relazione clandestina con la bella Annamaria, libera da altri legami ma, come il pur libero Corpaci, non desiderosa di accasarsi.

Siracusa è presente in ogni momento della narrazione con il suo mare, i palazzi nobiliari e le stradine di una periferia modesta che sconfina nella campagna. con il dialetto che si mescola a un italiano spesso scorretto e pittoresco.

La risacca, frangente salmastro di alghe marcescenti, restituiva spuma e odore di putrefazione. A tratti, sbucava il blu del fondale, uno spruzzo di verde, un frammento di roccia, le erosioni di onde e correnti. Poco distante, in uno slargo tra case desolate, un gruppo di ragazzi giocava a pallone…

La lingua adoperata dall’autrice – con i tipici costrutti siciliani e le parole dialettali che punteggiano i dialoghi – è la lingua vera, quella parlata nei caffè, al mercato, nelle chiacchiere fra comari, negli uffici giudiziari; una lingua che si adatta alla storia narrata come un abito cucito su misura.

Stile, ambientazione e ritmo evocano sapori, colori, suoni e profumi di una Sicilia ben caratterizzata, non macchiettistica e con una propria, peculiare fisionomia, non confondibile con altri scenari siciliani rappresentati da altri autori: sembra una notazione superflua ma non lo è, poiché le differenze culturali fra diverse zone della Sicilia (dal linguaggio alla cucina all’economia e alla stessa criminalità) sono molto marcate, spesso riscontrabili anche fra centri diversi della medesima provincia.

IL NIDO
Lucia Corsale
Strige
pp. 188
euro 15

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