I VIVI E I MORTI di Francesco Pulejo

Il sole si era levato già da un’ora, ma era ancora troppo presto perché potesse riscaldare il cielo limpido e intirizzito della Montagna. Tra le ville del complesso “La Torre dell’Angelo”, l’umidità scesa nella notte appena trascorsa si era condensata all’alba in una rugiada spessa e fitta che ricopriva i bordi delle stradelle interne e gli eleganti giardini. Lungo le siepi ben livellate, sulle piante, su ogni fronda o filo d’erba, brillavano mille goccioline scomposte che disgregavano la luce e i suoi colori in un caleidoscopio di riflessi per poi di colpo evaporare, nel chiarore del mattino.
Soltanto sul tetto della grande auto bianca, immobile sull’uscita del vialetto comune, l’ombra degli alberi e delle case offriva un ultimo riparo alla guazza. Sotto le ruote, le foglie cadute dalle querce centenarie, impastate di acqua e di terra, formavano un malinconico tappeto.

Così, con il dispiegarsi dinanzi allo sguardo del lettore di un affresco sontuoso, prende avvio la narrazione di un delitto e di un’indagine. La storia è ambientata in una zona della Sicilia che è facilmente riconoscibile, la Sicilia ionica, con i paesaggi di mare e montagna, in cui l’autore del romanzo, Francesco Pulejo, colloca i suoi personaggi; e, proprio come in un affresco, molti sono i dettagli e le figure umane, alcune in primo piano, altre sullo sfondo. Continua a leggere

Fresco d’autore: La città del vento. Intervista con Francesco Pulejo

IL ROMANZO
S., città di fiorenti traffici di malaffare e di intrecci fra criminalità organizzata e politica, è scossa dal brutale assassinio dell’avvocato Riccobono, difensore di molti mafiosi di spicco e di intere famiglie di malavitosi. Il primo movente sul quale si indirizzano le indagini sembra, però, poter essere fumo negli occhi e nascondere vicende ben più complesse della semplice insoddisfazione di un cliente di alto rango criminale per il modo in cui il legale ucciso aveva espletato il suo mandato. Si tratta di un romanzo corale in un senso molto particolare: è come se l’autore chiamasse, a narrare la storia della mafia di S., le diverse categorie coinvolte, le quali, nei dialoghi serrati che si alternano alle descrizioni dettagliate dei personaggi, degli ambienti e del paesaggio, raccontano una città, una classe dirigente e una criminalità con il diverso sguardo degli investigatori, dei colleghi della vittima, dei politici e degli stessi malavitosi. Non è l’unico tratto di originalità del bel romanzo di Francesco Pulejo, che ringrazio per aver voluto rispondere ad alcune mie domande.

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