I PASSI DI MIA MADRE di Elena Mearini

Ferma, davanti allo specchio, con la doppia ruga in mezzo agli occhi, mi accorgo di essere sulla strada di mia madre, io che le ho sempre rimproverato il cammino e mi domandavo come potesse avere piedi tanto stupidi da non imparare mai il tragitto dal suo mondo al mio. Come lei, anch’io inseguo bugie, le raggiungo e procedo loro accanto.

Agata, la protagonista di questo breve e intenso romanzo di Elena Mearini, si è persa, senza sapersi più ritrovare. Si è persa da quando sua madre è uscita di casa, una sera ‒ una delle tante sere in cui annunciava che stava uscendo con un’amica ‒ e non è più tornata. Ma forse Agata si era già persa prima, nella contemplazione desolata di una madre a disagio nel ruolo di madre, una moglie a disagio nel ruolo di moglie. Non si ritrovava nel suo sguardo assente, disapprovante, nella sua disattenzione.

Se, a questo punto, state pensando alla solita trama che ruota intorno a una famiglia disfunzionale, vi sbagliate, perché l’autrice ci sorprende con un’idea originale.

Agata lavora con le parole, lavora in mezzo ai libri: è un’editor. Segue gli autori nei loro percorsi creativi, a volte presenta opere appena pubblicate. Con il padre ha un rapporto fatto più di aiuto materiale che di parole. Vive da sola, mangia in modo scombinato e autolesionista, e autolesionista è il suo modo di cercare l’amore di uomini che non sono in grado di esserci.

Mentre il suo equilibrio si fa sempre più precario, le viene in mente di usare la sua dimestichezza con le parole, con la narrazione, per raccontarsi una possibile storia di sua madre. Una storia in seconda persona, fatta di espiazione, pentimento, riflessioni sul passato. Intessuta del dolore dell’abbandono e del desiderio di ritrovarsi.

Si perdono occasioni impossibili da reinventare, e tu pensi al tempo come a una stoffa insufficiente a vestire tutti i giorni che vorresti ancora vivere. Tocchi la vestaglia di cotone, lo stesso gesto della mano di quando togli le briciole dalla tovaglia. Desideri levarti gli anni dal corpo, lo so, tornare indietro di qualche migliaio di mattine per svegliare tua figlia con un bacio sulla fronte, spazzolarle i capelli, prepararle il latte caldo con il pane tostato e guardarla così, con il tuo stomaco ancora vuoto, i tuoi capelli ancora annodati, perché prima c’è lei, tu verrai dopo.

Durante il percorso che Agata inventa per sua madre, il suo rapporto con il cibo, con gli uomini, con se stessa iniziano a cambiare. Come se questa donna di quarant’anni, abbandonata dalla madre quando era una bambina di quattro anni, volesse riprendersi a tutti i costi ciò che le è mancato, per riempire il vuoto di quell’assenza che nessun altro potrebbe riempire se non sua madre. Sia pure la madre immaginata, costruita da lei con il desiderio e la rabbia che da tanti anni le fanno compagnia.

Il finale sorprende e chiude il cerchio.

 

I PASSI DI MIA MADRE
Elena Mearini
Morellini
pp. 224
euro 15.90

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