1913 L’ANNO PRIMA DELLA TEMPESTA di Florian Illies

È in questo mese che Hitler e Stalin si incontrano a passeggio nel parco del castello di Schönbrunn, Thomas Mann arriva quasi a dichiararsi omosessuale e Franz Kafka a impazzire d’amore. Una gatta si installa furtiva sul divano di Sigmund Freud. Fa molto freddo, la neve scricchiola sotto i piedi. Else Lasker-Schüler è povera in canna e innamorata di Gottfried Benn, riceve da Franz Marc una cartolina raffigurante un cavallo, ma definisce Gabriele Münter una nullità. Ernst Ludwig Kirchner disegna le cocotte di Potsdamer Platz. Si compie in volo il primo giro della morte. Ma non c’è niente da fare. Oswald Spengler sta già lavorando al Tramonto dell’Occidente.

Le assurdità della vita a volte ci spingono a vivere una vita che non ci appartiene, ci fanno fermare dove dovremmo essere solo di passaggio e ci fanno innamorare anche quando dovremmo solo fuggire.

Ed eccolo qui l’anno più assurdo della storia, il 1913.

La guerra è alle porte ma nessuno lo sa, gli intellettuali giocano ai critici, i nobili danno festa, vanno a teatro e qualcuno si diverte a fare il re. E tra questo marasma di fili che diventa una matassa vivono e coabitano (alcuni nella stessa città per quell’assurda situazione che è la vita), i personaggi più illustri che segnarono la storia di ieri e di oggi. Solo che nel 1913 nessuno sapeva chi sarebbe diventato, un essere in sviluppo dormiva dentro ognuno di loro, pronto a svilupparsi e creare il proprio destino.

E così Florian Illies, ci racconta tutti questi destini intrecciati, mese per mese, scandendo la vita, gli umori, il beffardo e mai ironico gioco della necessità che ci mette davanti, ancor prima che possiamo rendercene conto, di un futuro inevitabile e intoccabile. Così ci viene mostrato un Hitler ancora ragazzo che campa vendendo i suoi i disegni e in una giornata fredda, camminando in un parco, incontra un altro ragazzo e si salutano con un sorriso: quel ragazzo era Stalin.

Picasso era gravemente malato. Ma il 22 luglio Eva Gouel scrive a Gertrude Stein: «Pablo si è ristabilito quasi del tutto. Il pomeriggio è sempre in piedi. Henri Matisse passa di qui regolarmente per chiedere sue notizie. Oggi ha portato dei fiori per Pablo ed è stato tutto il pomeriggio da noi». Che immagine magnifica e confortante: uno dei due massimi artisti dell’epoca fa visita all’altro massimo artista dell’epoca che è a letto malato, e gli porta un mazzo di fiori. Non c’è da meravigliarsi se Picasso, pochi giorni dopo, sarà perfettamente guarito.

E poi Kafka che percorre il suo dolore che è la sua inerzia e scrive le più belle lettere d’amore che la letteratura conosca; e poi ancora Duchamp che rivoluziona l’arte inconsapevole e pigro, Matisse che consola Picasso e tanto e tanti altri.
Un libro divertente e a tratti disarmante che ci racconta come la Storia ha il suo corso inarrestabile, fatto di piccoli fatti e piccoli uomini che non possono fare a meno di intrecciarsi per dare vita a qualcosa di più grande di loro.
Tutto era già scritto nel 1913 eppure nessuno lo sapeva.

Kafka prosegue in nave per Venezia dove, nell’Hotel Sandwirth, dopo le duecento e più lettere e cartoline già scritte dall’inizio dell’anno, scrive quella che al momento sarà la sua ultima lettera a Felice Bauer. Kafka ha capito che non potrebbe produrre grande arte se cedesse all’amore e alla vita. Nel suo diario annota: «Il coito quale punizione della felicità di stare insieme. Vivere possibilmente da asceta, più asceta di uno scapolo, questa è per me l’unica possibilità di sopportare il matrimonio». E in seguito: «Mi isolerò da tutti fino allo stordimento. Mi inimicherò tutti, non parlerò con nessuno». E così il 16 settembre, sulla carta intestata dell’albergo, lo sguardo sul canale, stordito e «infinitamente infelice», scrive: «Ma che cosa devo fare, Felice? Dobbiamo prendere commiato».

1913 L’ANNO PRIMA DELLA TEMPESTA
Florian Illies
Trad. e cura di Marina Pugliano e Valentina Tortelli
Feltrinelli (Universale Economica)
pp. 303
euro 10

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