VENEZIA È LAGUNA di Roberto Ferrucci

VeneziaLagunaCome se dei tir attraversassero piazza Duomo a Milano, o dei carri armati percorressero Ponte Vecchio a Firenze, come se degli aerei atterrassero sugli Champs Élysées a Parigi o dei treni tagliassero in due piazza Navona a Roma.

Con queste similitudini viene definito, nell’opera di Roberto Ferrucci, il passaggio delle navi da crociera nella laguna di Venezia. Una laguna che, sottolinea l’autore, “non è mare”, e nella sua peculiarità andrebbe rispettata.
Il passaggio dei “mostri composti da tonnellate di acciaio” sullo sfondo di una delle città più belle del mondo diventa narrativa: a parlare infatti, prima che un giornalista che fa un’inchiesta, è un abitante che guarda a questo fenomeno con gli occhi lucidi e preoccupati di chi sente la propria casa in pericolo, trovando un alleato in un vecchio pescatore che, al passaggio di ogni mostro, dalla riva della laguna, deve riavvolgere in fretta il suo filo da pesca per proteggere la propria attrezzatura (o forse, come piace pensare all’autore, per “una timida forma di silenziosa protesta”).

Le navi da crociera viste da fuori, da spettatore attonito che le vede frapporsi tra se stesso e “il panorama più bello del mondo”, mentre è seduto al tavolino di un bar a scrivere, e poi le navi viste da dentro, a Saint-Nazaire, dove alcune di esse vengono costruite: tutto, a partire dal nome, passando per la forma esterna e arrivando alla struttura interna, è una sorta di complotto atto a mistificare la loro mostruosità, a dissimularla; ma un osservatore attento avverte presto la sensazione di essersi imbattuto in un set cinematografico, in un artificio. Tale indistinto disagio trova un riscontro certo se si ha la possibilità, come è capitato all’autore, di finire dietro le quinte della messinscena:

Mi venne in mente un venditore di rose di Venezia, al quale manca un incisivo, e che a volte decide di regalarti una rosa. Te la regala e non vuol saperne di monete o di banconote. No, è un regalo, ripete lui. Una necessità. Una nostalgia del regalo. Quando non hai nessuno a cui voler bene – ho pensato una sera, mentre regalava la rosa a un turista solitario – ti tocca voler bene a tutti. Chissà, mi son chiesto dentro a quel posto color metallo, luce glaciale, chissà a chi faranno qualche regalo, i ragazzi indiani o pachistani, arabi o africani, relegati là sotto, nascosti, invisibili ai passeggeri, che ne ignoreranno per sempre l’esistenza, durante la loro crociera low-cost-ma-non-troppo.

Dell’opera ho apprezzato soprattutto il saper accettare, al di là della netta posizione di rifiuto delle grandi navi a Venezia, la poliedricità del fenomeno: dall’immagine di una Saint-Nazaire in festa per ogni nuovo collaudo, poiché le navi in qualche modo appartengono alla città e soprattutto perché il settore rappresenta una fonte di lavoro, forse la maggiore, per la manodopera locale; alla gente che a Venezia, dalle rive, guarda stupefatta le navi arrivare, poiché i giganti della laguna riescono ad attrarre, nel generare una paura che però è anche seduzione. Proprio per questo sentimento di inspiegabile attrazione verso il mostruoso, l’abnorme, si rischia di dimenticare, o quanto meno perdonare, che con le loro migliaia di tonnellate le navi finiscono per avvelenare lo sguardo, e, molto meno poeticamente, i nostri polmoni, dal momento che “le polveri sottili che una grande nave rilascia nell’aria sono l’equivalente di quattordicimila automobili circolanti in un giorno.”

Roberto Ferrucci

Venezia è laguna
di Ferrucci Roberto
Anno 2015
Prezzo € 0,99
Feltrinelli (collana Zoom. Flash)
Formato EPUB

 

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