LA PASSIONE SECONDO MATTEO di Paolo Zardi

Attendevo l’uscita del nuovo romanzo di Paolo Zardi con trepidazione, dopo aver apprezzato le pagine di “XXI secolo”. Sono stato ripagato. La capacità più grande di quest’autore sta, a mio avviso, nella leggerezza, nella precisione, nella perfezione con cui le parole che sceglie – pennellate di maestro, vivide e mai scontate  – tratteggiano interiormente ed esteriormente i personaggi, anche quando le vicende che li vedono protagonisti sono “difficili” o essi sembrano solo secondari.

Mentre il capotreno fischiava la partenza, Matteo aveva abbracciato di nuovo Maura; salendo sul vagone si era girato a guardarla. Stava dritta, in piedi, con i bimbi a fianco, uno per parte, e sorrideva gentile, trattenuta. Aveva un’aria da vecchia; con una mano sulla fronte si proteggeva dal sole ancora alto, nascondendo gli occhi socchiusi. Uno spettacolo ottocentesco, da romanzo russo. La prima volta che Matteo l’aveva vista, a una festa di carnevale, aveva notato i denti piccoli e le gengive che si scoprivano a ogni sorriso, e aveva pensato che non fosse bella. L’aveva pensato prima di iniziare ad amarla – prima che l’attrazione diventasse un’opzione non necessaria – e quel ricordo ogni tanto tornava a tormentarlo, come una colpa che non era riuscito a rimuovere del tutto, un’incrostazione resistente a ogni assalto. La guardo ancora un po’, e dietro quel sorriso vide un’ombra scura che ormai aveva imparato a riconoscere.

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XXI SECOLO di Paolo Zardi

xxi-secolo-paolo-zardi-coverLe sorprese come XXI SECOLO di Paolo Zardi, edito dalla piccola casa editrice Neo Edizioni di Castel di Sangro e assurto fra i finalisti del Premio Strega 2015, scaldano il cuore di un lettore affamato.
Il primo motivo salta subito agli occhi, bastano poche pagine: è scritto bene. La prosa allo stesso tempo ricercata e semplice è uno dei tanti ossimori in cui mi sono imbattuto nella lettura rapita di questo romanzo. Come nella figura retorica, vi sono accostamenti di elementi contradditori che, uniti, colgono lo spirito tragico di un secolo che abbiamo appena iniziato a vivere. Un XXI secolo medioevale, in cui tutti si sentono in guerra contro tutti, l’ambiente circostante rispecchia il degrado dell’umanità, e la gente, nel frattempo, segue con attenzione sui media notizie senza alcuna importanza.
«Ho paura, papà».
«Di cosa?»
«Del buio. E dei rumori. Li senti?»
Dal soffitto, da sotto, da punti indefiniti, arrivavano gli scricchiolii che avevano accompagnato tutte le sue notti in quella casa. Il palazzo era in continuo assestamento, come un ragazzo nell’età della crescita, un vulcano sopito, come un vecchio decrepito che cerca disperatamente di rimanere in piedi.
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