IDDA di Michela Marzano

«Nessuno perde del tutto sé stesso, Alessandra. Pure quando non si è in grado di relazionarsi con gli altri come si faceva in precedenza, rimane sempre qualcosa.»
«Cosa?» 
«Resta quello che noi specialisti chiamiamo “i residui di sé.»

Protagonista dell’ultimo romanzo di Michela Marzano è Alessandra, insegnante di biologia a Parigi, città raggiunta dopo aver abbandonato la Puglia, dove vive con Pierre, il suo fidanzato.

Idda” chi è? Idda è Annie, la mamma di Pierre che soffre di una malattia neurodegenerativa a causa della quale sta perdendo la memoria. 

Ma Idda è anche Alessandra che attraverso gli occhi azzurri, quasi trasparenti, di Annie, tenta di ritrovare sé stessa e il suo passato. 

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ADDIO FANTASMI di Nadia Terranova

Sono passati 23 anni da quella mattina. La mattina in cui il padre di Ida, protagonista dell’ultimo libro di Nadia Terranova Addio fantasmi, è uscito da casa e non è più tornato.

La morte è un punto fermo, mentre la scomparsa è la mancanza di un punto, di qualsiasi segno di interpunzione alla fine delle parole. Chi scompare ridisegna il tempo, e un circolo di ossessioni avvolge chi sopravvive.

Ed è questo che fa Ida, tenta di sopravvivere affrontando proprio quei fantasmi che le hanno condizionato la vita.
Poi un giorno di settembre riceve una chiamata da sua mamma: entro qualche giorno devono iniziare i lavori di ristrutturazione del tetto della loro casa, per poi venderla, deve decidere cosa tenere e cosa buttare.

Non funzionano mai le cose quando si trasportano da un’epoca all’altra, stanno bene dove stanno e c’è sempre un motivo per cui i ricordi devono restare nei ricordi e non venire a disturbare il presente.

Ida però parte, lascia alle spalle Roma, la città dove si è trasferita, e Pietro, il marito dal quale non ha avuto figli, e raggiunge Messina. Torna nell’isola, nel suo passato, tra le mura di una casa carica di silenzi. Continua a leggere

LEONE di Paola Mastrocola

Leone è un bambino di 6 anni. Fragile e solitario. Sul marciapiede, inginocchiato sul gradino con la testa china e le mani giunte, in un martedì qualsiasi, in una città, Bussolo, che potrebbe essere qualsiasi città, Leone fa una cosa: prega. Prega, davanti a una madre incredula e silenziosamente vergognata, Katia.
«Leone, cosa fai?» è questa la domanda che per giorni Katia si pone, pone a suo figlio, e pone ad un ex marito presente solo nel pianerottolo di casa due venerdì al mese.
Il gesto di Leone è inaspettato per Katia.

«Perché ti da così fastidio che tuo figlio preghi? […] Fastidio… sì, perché non avrebbe dovuto darle fastidio? Era una paura, soprattutto. Aveva paura che gli altri ridessero di suo figlio, che lo prendessero in giro. Era questo che le dava fastidio, il pensiero che Leone si sentisse fuori posto, un bambino sbagliato. […] Ma non era tutto lì, c’era altro. Katia sentiva che c’era altro.»

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L’ASSASSINIO DEL COMMENDATORE di Haruki Murakami

Un ragno che tesse la sua ragnatela attorno al lettore, lentamente, sornione. Poi i cerchi si fanno sempre più stringenti, sino a catturarne la curiosità, a imprigionarla.
E’ l’effetto che mi ha fatto leggere l’ultima opera di Murakami L’Assassinio del Commendatore, pubblicato in due parti da Einaudi.
In questo libro i temi spaziano dalla cucina alla moda, dalla musica classica al rock al pop; tratta della differenza tra vinile e compact disc, tra analogico e digitale; analizza la pittura e la tecnica pittorica; espone pezzi di Storia del Giappone e dell’Austria; discute della qualità di varie marche di whisky; mostra una variegato parco auto, in particolare Jaguar; in più ci sono sogni, relazioni di vario tipo e livello, sentimenti, emozioni, idee, metafore, filosofia. E molto altro ancora.
Una macedonia quindi, ma tutto è unito dalla scrittura e dalla semplicità che rende questo libro l’ennesima prova della bravura del Maestro.

“A volte ci sono delle cose che una persona è meglio che non sappia”, mi aveva detto. E forse aveva ragione. Ci sono verità che è meglio ignorare. Ma non si può restare all’oscuro per sempre. Prima o poi, a tempo debito, anche tappandoci bene le orecchie, il rumore della verità arriva a morderci il cuore. Non lo si può fermare. Se non siamo d’accordo, non resta che rifugiarsi in un mondo vuoto.

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LE ACQUE DEL NORD di Ian McGuire

Questo romanzo non vuole compiacere il lettore, lo vuole rapire. E ci riesce benissimo: la vicenda si dipana in un carosello di personaggi gretti, con pochi ideali, egoisti che all’interno di una baleniera e fra i ghiacci artici rivelano i loro istinti bestiali. Non c’è una morale, non c’è una redenzione. Ma si segue con il cuore in gola le sorti del protagonista, il medico Patrick Sumner.

Mentre cammina, Sumner ricorda l’aula di dissezione a Belfast, quando guardava Slattery, quel vecchiaccio blasfemo, affettare felice un cadavere.  «Per ora non vi è traccia dell’anima immortale di questo tizio, giovanotti» era solito scherzare mentre rovistava e strappava, tirando fuori budella come un prestigiatore fa con le bandierine, «e neppure delle sue mirabili facoltà intellettuali, ma continuo a cercare».

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RESTO QUI di Marco Balzano

Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull’acqua morta è diventato un’attrazione turistica. I villeggianti ci passano all’inizio stupiti e poco dopo distratti. Si scattano le foto con il campanile della chiesa alle spalle e fanno tutti lo stesso sorriso deficiente. ‪Come se sotto l’acqua non ci fossero le radici dei vecchi larici, le fondamenta delle nostre case, la piazza dove ci radunavamo. Come se la storia non fosse esistita‬.

Libro straordinario che riporta a galla, nel vero senso del termine, una storia poco conosciuta del nostro Paese che meritava di essere raccontata. E Marco Balzano l’ha fatto in modo magnifico, in uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi tempi. Ha scelto di farlo attraverso una voce che riesce a far passare la Storia nella cruna dell’ago di una storia: una maestra che crede ancora alla forza delle parole come ultimo, disperato, atto di resistenza. Che prova a riportare le parole, in questa vallata del Sudtirol fatte muri, alla loro etimologia: parabole e quindi ponti. Continua a leggere

GIOVANNI RABONI (Milano, 22 gennaio 1932 – Parma, 16 settembre 2004)

Da LE CASE DELLA VETRA (1955-1965)
Cinema di pomeriggio

Quasi sempre, a quest’ora
arriva gente un po’ speciale (però
di buonissimo aspetto). Chi si siede
ma poi continua a cambiar posto,
chi sta in piedi, sul fondo della sala, e fiuta,
fiuta rari passaggi, la bambina
mezzo scema, la dama ch’entra sola,
la ragazza sciancata… Li guardo per sapere
che storia è la loro, chi li caccia. Quando
viene la luce penso che il cuore
gli si deve contorcere cercando
d’esser salvo più in là, di sprofondare
nel buio che torna tra un minuto Continua a leggere

LE LUNE DI GIOVE di Alice Munro

Ci sono almeno due tipi di letture: quelle voraci come il pasto di un affamato, quelle lente come una tisana da sorseggiare senza fretta. La raccolta di racconti Le lune di Giove appartiene al secondo tipo. L’opera del premio Nobel Alice Munro cattura lentamente, senza sconvolgimenti. Ci si intrattiene con lei in uno stato di benessere superficiale per avvertire, poi, un profondo effetto benefico che va ben oltre il piacere meramente estetico.
Dodici storie, introdotte da quella che potrebbe essere una saga: I Chaddeley e i Fleming. Due racconti sulla famiglia, un composto mai del tutto amalgamato dove è possibile operare un’ideale divisione “cellulare“ tra il microcosmo della madre e quello del padre, diversi e distanti come solo le individualità che formano una coppia sanno essere. Un possibile leitmotiv di questa raccolta, dove si incontrano perlopiù donne immuni dagli ingenui eccessi della passione. Continua a leggere

LEGGENDA PRIVATA di Michele Mari

Chi scrive è spesso inseguito da un passato che chiede un riconoscimento. La letteratura esige questo ritorno temporale.
Con Leggenda privata, già dal titolo, Michele Mari promette qualcosa d’insolito. Ci consegna, quindi, una “mitologia personale” onirico-delirante, dai connotati horror (a tratti splatter), dove il “lievito romanzesco” risiede nella forma, ma non nella sostanza.
L’autore è tenuto in ostaggio da demoni marci e disgustosi (l’Accademia dei Ciechi) personificazioni di una sorta di Super-io letterario. La richiesta è una e martellante: un’autobiografia scabrosa e senza censure. Continua a leggere

NEL GUSCIO di Ian McEwan

Nel suo ultimo romanzo dal titolo Nel guscio, Ian McEwan ci presenta una narrazione il cui punto di vista è del tutto originale.

Siamo a Londra, Trudy è al nono mese di gravidanza, vive con un tizio di nome Claude in un lurido e decrepito edificio su Hamilton Terrace ereditato da John Croincross, nient’altro che ex marito di Trudy e fratello di Claude. Tutto questo è un feto a raccontarcelo, ecco il geniale e forse irreale punto di vista che McEwan ci presenta nel suo ultimo romanzo edito Einaudi.

Già a partire dall’incipit la narrazione è folgorante:

Dunque eccomi qui, a testa in giù in una donna. Braccia pazientemente conserte ad aspettare, aspettare e chiedermi dentro chi sono, dentro che guaio mi sto per cacciare.

A questa narrazione il lettore deve lasciarsi andare, abbandonando la ragione e vagando solo con la fantasia. In questo modo il feto non solo non ci sembrerà tale, ma diventerà un narratore che ha le sembianze di un personaggio reale e adulto, che si nasconde dietro le quinte della casa in cui si svolge l’intera vicenda. Continua a leggere

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti

Questa è la storia di Pietro e di Bruno, è la storia di un’amicizia, la storia di una scoperta, di perdite, di perdoni, è la storia di una crescita. È la storia di una montagna.
Pietro, figlio unico, ragazzino di città, un po’ solitario e scontroso. Bruno, cresciuto in un paesino ai piedi del Monte Rosa, Grana, i cui ritmi sono dettati dalla natura.
È la storia di due famiglie diverse, ma entrambe accomunate dall’inevitabile imperfezione che si nasconde dentro ogni casa, dalla fragilità, dai sensi di colpa e dagli errori, dall’infinito amore per i figli e per quelle immense rocce che vivono alle loro spalle.

«Si può dire che abbia cominciato a scrivere questa storia quand’ero bambino, perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei stessi ricordi. In questi anni, quando mi chiedevano di cosa parla, rispondevo sempre: di due amici e una montagna.»

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WORKS di Vitaliano Trevisan

works_coverL’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Questo Art. 1 della nostra Costituzione deve averlo avuto ben ficcato in testa Vitaliano Trevisan, tanto quanto le parole del padre che gli dice:
«che se volevo qualcosa dovevo guadagnarmelo, che così andava il mondo ed era ora che capissi da dove veniva».
E Vitaliano Trevisan nel suo ultimo libro Works ci mostra tutta la fatica fatta negli ultimi quarant’anni per cercare di capire da dove veniva (il denaro). Ha dovuto costruire un monumento della sua carriera di homo faber, non un monolite, ma una costruzione ardita fatta di materiali spuri, di personaggi stravolti nella loro inconsapevolezza di essere protagonisti di una severissima ricerca personale, prima ancora che sociologica, su un territorio (il Nordest) e un’epoca (gli anni ’70, ’80 e ’90).

che se volevo qualcosa dovevo guadagnarmelo, che così andava il mondo ed era ora che capissi da dove veniva;

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MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI di Giacomo Mazzariol

miofratelloDinosauriGià lo immaginavo: mio fratello il ghepardo. Ci saremmo inseguiti per le scale, ci saremmo fatti gli agguati sui letti, avremmo lottato per la supremazia del bagno e, cosa più importante di tutte, avremmo stretto alleanze: io e lui alla conquista del lettore dvd, dei biscotti al cioccolato, del campo da basket. Io e lui. Alla conquista del mondo.

E’ una domenica pomeriggio qualsiasi, in un parcheggio qualsiasi, quando Giacomo e le sorelle Chiara e Alice ricevono la notizia che presto la famiglia si sarebbe allargata: un fratellino è in arrivo.
Una nuova vita sarebbe iniziata, per tutti.
«Insomma, è la storia di Giovanni, questa» e sono gli occhi del fratello Giacomo a raccontarcela. Giacomo che, a cinque anni, è contento di poter molto presto avere un nuovo complice in casa, un compagno di giochi, di avventure, di botte e corse in bicicletta, di scoprire tutto quel mondo che tra fratelli si condivide. Le sue aspettative sono tante, i progetti anche, la gioia immensa tanto da togliere il fiato, tanto da voler da subito rendere speciale il loro rapporto scegliendo lui stesso il nome:  «Almeno che cominci con la G. è possibile un nome che cominci con la G? Insomma, vorrei che si capisse che siamo fratelli. È un gesto d’amore, il mio…»
E poi arriva un’altra domenica qualsiasi, il parcheggio però è sempre lo stesso, la scena sembrava quella di qualche settimana prima, erano solo le parole a cambiare: «Vostro fratello sarà… speciale. Nel senso – disse papà, – che sarà… diverso. Affettuoso, anzitutto. Molto. Moltissimo. E poi sorridente e gentile. E tranquillo. E con i suoi, ecco, diciamo con i suoi tempi
E nella testa di Giacomo il fratellino si trasforma in un eroe. Continua a leggere

LA VITA COME UN ROMANZO RUSSO di Emmanuel Carrère

coverlavitacome...La vita come un romanzo russo è un libro che in poco più di duecento pagine racconta due anni della vita dell’autore: una storia di fallimenti, tanto professionali quanto personali, superati forse proprio grazie ad una narcisistica ma ben riuscita sublimazione letteraria.
Tutto inizia su un treno in corsa, la meta è un remoto paese della Russia, Kotel’nič, dove l’autore si sta recando per girare un reportage sulla misteriosa vicenda di un uomo ungherese dimenticato lì “come un pacco in giacenza”. Ben presto quello che sembrava solo un viaggio di lavoro si rivela molto di più: un’avventura dove è in gioco la riconciliazione dell’autore con le sue origini russe. Dalla vicenda dell’ungherese Carrère passa, infatti, alla scomparsa di suo nonno. L’eco dell’inquietudine che traspare dalle vecchie lettere del progenitore, investe l’autore con ricordi confusi e dolorosi, insieme a una tetra ninna nanna cosacca che risuona come un mantra.
Si fa così strada una storia fatta di corrispondenze tra esistenze lontane nello spazio e nel tempo, in un “oscuro viaggio nell’inconscio di due generazioni”. Il viaggio diventa un progetto di salvezza che l’autore decide di intraprendere per liberarsi del peso che lo attanaglia gettando un’ombra oscura su una vita soddisfacente solo all’apparenza. Continua a leggere

NEL MUSEO DI REIMS di Daniele Del Giudice

Reims

È da quando ho saputo che sarei diventato cieco che ho cominciato ad amare la pittura. Forse amare non è una parola giusta, perché nelle mie condizioni è difficile provare un sentimento verso qualcosa fuori…

Se cercate un libro appena uscito, se pesate i libri a pagine o se credete che la trama sia tutto, lasciate perdere questo libro sottilissimo e dall’intreccio essenziale. Se invece ne state cercando uno dalla prosa così nitida da essere tersa, fermatevi e cominciate pure a sfogliare Nel museo di Reims.

Barnaba è un ex ufficiale di Marina, un pilota. Sta diventando cieco e vuole imprimere in sé le immagini, seppur sfocate, di capolavori dell’arte, e tra tutti uno in particolare: il Marat assassiné di David. Barnaba si aggira per le sale del museo di Reims cercando di superare quella barriera che rende difficile “provare un sentimento verso qualcosa fuori”, quella vista che si sta spegnendo e che ormai “sta diventando quasi una sensazione tattile”, fin quando trova una donna sconosciuta che lo accompagnerà quadro dopo quadro, nella scoperta e nell’abbandono a un vedere nuovo (forse). Continua a leggere