SHAKESPEARE È DAVVERO MORTO? di Mark Twain

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Per quanto ne sappiamo, in base alle prove effettivamente in nostro possesso, Shakespeare di Stratford scrisse una sola poesia in tutta la sua vita. Una poesia autentica. Quella la scrisse veramente – un fatto, questo, che resta incontestabile: la scrisse di suo pugno; la concepì da solo, senza il contributo di nessuno. Pretese che quest’opera d’arte venisse incisa sulla sua tomba e gli obbedirono. E lì  rimane tuttora.

La definizione di questo testo di Mark Twain non è poi così scontata come potrebbe apparire a una lettura di superficie. Forse un saggio, potremmo definirlo così, anche se al suo interno si alternano considerazioni personali, altre più tecniche sul mestiere dello scrittore e fatti autobiografici che hanno il compito di impersonare il termine di paragone con cui Twain cerca di spiegarci perché, secondo lui, le opere del Bardo di Stratford non appartengono realmente a Shakespeare. E in mezzo a tutto questo, quasi in ogni riga, uno humour dissacrante.

Basandosi sul principio delle “prove certe” (interessanti le pagine dedicate al lessico legale in Shakespeare), Twain si cala nella eterna disputa tra shakespeariti, quelli che riconosco William Shakespeare come l’autore delle sue opere e i baconiani, coloro che credono che sia stato Francis Bacon a scriverle.

Lui si dichiara da subito estraneo ad entrambe le fazioni e si colloca esattamente fra i brontosauriani, cioè fra coloro che sono certi che non sia Shakespeare l’autore delle opere e che“sospettano fortemente” che sia stato Bacon.

Conosco diversi altri mestieri e il gergo che li accompagna e, ogni qual volta una persona prova a esprimersi nel linguaggio peculiare di ciascuno di essi senza averlo imparato alla fonte, riesco sempre a incastrarla prima che abbia fatto molta strada.

E così, come ho già sottolineato, se mi venisse chiesto di presiedere a una controversia Shakespeare-Bacon, circoscriverei la faccenda a una sola questione – l’unica vera questione, per quanto le precedenti siano comunque interessanti, nonché la sola e al riguardo della quale si siano espressi insigni esperti dotati di una autorevolezza incontestabile: L’autore delle opere di Shakespeare è stato un avvocato? – un avvocato estremamente colto e dotato di esperienza sconfinata?

Twain scrisse questo saggio nel 1909, un anno prima della sua morte e tutto ci fa pensare che questo “polemico” intervento sulla questione, sia in realtà il suo tentativo di esprimere definitivamente quella che è la sua poetica.

E lo fa attaccando il baluardo su cui l’intera letteratura si poggia, William Shakespeare appunto, prendendone le distanze ed enunciando la sua idea di una letteratura nata dall’esperienza e priva, quindi, di quella tradizione impersonata dal Bardo che ai suoi occhi, gli occhi di un americano razionale, è ormai decadente.

Illuminante e davvero curioso il paragone che Twain fa tra le biografie di Shakespeare e Satana, i due “Grandi Ignoti”. Questa scelta può sembrare curiosa e stupire. Come mai non ha scelto un altro autore per questo confronto? la conclusione a cui sono arrivata è che Twain in quel capitolo non voleva dimostrare solo la sua irriverenza verso un tipo di letteratura, ma desiderava allargare il suo raggio a quasi ogni aspetto della sua vita. Forse mi sbaglio, ma quello che è certo è che il capitolo è spassosissimo!

Com’è curioso e interessante il parallelo tra Satana e Shakespeare, in quanto a povertà di dettagli biografici! […] i due Grandi Ignoti, i due Illustri Ipotizzabili! Sono le più note persone ignote che abbiano mai respirato l’aria di questo pianeta

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SHAKESPEARE È DAVVERO MORTO?
di Mark Twain
a cura di Cecilia Mutti
Mattioli 1885
€ 9,00
pp.136

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