SE QUESTO È UN UOMO di Primo Levi

SeQuestoeUnUomo_Cavaglion“Se questo è un uomo -un libro che reincontreremo al Giudizio Universale- offre un’immagine quasi lievemente attenuata dell’infamia, perché il testimone Levi racconta scrupolosamente ciò che ha visto di persona e, anziché calcare le tinte sullo sterminio come pure sarebbe stato logico e comprensibile, vi allude pudicamente, quasi per rispetto a chi è stato annientato dallo sterminio dal quale egli, in extremis, si è salvato”. Così il 12 aprile 1987, all’indomani della morte di Primo Levi, Claudio Magris sul Corriere della Sera ricorda lo scrittore piemontese. Oggi, le parole di Magris mi sembrano ancora le più adatte e le più belle per ricordare l’uomo e lo scrittore Primo Levi. 

Se questo è un uomo è stato tradotto in tutto il mondo, ed è considerato un classico -non solo- della letteratura testimoniale, un libro per certi versi strano, che Levi stesso rispondendo a Philip Roth dice di aver scritto: “per tentare di spiegare agli altri, e a me stesso gli eventi in cui mi ero trovato coinvolto, ma senza particolari intenti letterari. Il mio modello (o se preferisci il mio stile) è stato quello del ‘rapportino settimanale’ che si usa fare in fabbrica: dev’essere preciso, conciso, e scritto in una lingua comprensibile a chiunque nella gerarchia aziendale”, quindi aperto a chiunque. Sono moltissime le pagine che sono state scritte attorno a questo libro che racconta senza essere un romanzo, scritto senza velleità letterarie eppure letterariamente alto.

Un tassello importante per una conoscenza ancor più profonda di questo testo, ci viene dalla edizione commentata di Se questo è un uomo a cura di Alberto Cavaglion (Einaudi-Centro internazionale di studi Primo Levi), pubblicata nel 2012 a venticinque anni dalla morte dell’autore.

Se questo è un uomo è un libro di dimensioni modeste, circa 150 pagine, che qui sono accompagnate da un abbondante commento di altre 85 pagine, da una (utile) sezione dedicata agli Indici a cura di Daniela Muraca oltre a una Presentazione di Alberto Cavaglion che apre il libro. Qui Cavaglion ci informa che il suo “viaggio dentro Se questo è un uomo dura ormai da circa vent’anni” e la storia di questo commento comincia nel 1999 su sollecitazione di Mauro Bersani che lo invitò a collaborare con un commento all’edizione in cd-rom della Letteratura Italiana Einaudi diretta da A. Asor Rosa e che oggi, grazie soprattutto al Centro di studi internazionali Primo Levi e al suo direttore Fabio Levi vede “trasferita su carta la pura virtualità di una fatica per così dire sospesa nell’etere”. 

Il commento, “è un lavoro di servizio” che in particolar modo ci fa apprezzare i modelli e le fonti che vanno da Dante a Baudelaire, dalla Bibbia ai poeti contemporanei come T.S. Eliot e poi ancora Vercors, Manzoni, Dostoevskij e molti altri, cercando poi di evidenziare come Levi “prenderà le distanze dai suoi gusti letterari di allora”, perché, a differenza dei libri successivi, “Se questo è un uomo appartiene a una stagione lontana e irripetibile”. Il problema dell’intertestualità viene qui affrontato secondo un ‘prima’ e un ‘dopo’, Cavaglion cerca di indagare “una preistoria d’autore sulla quale non esiste purtroppo quasi nessuna documentazione”, e quindi è costretto per sua stessa ammissione a “procedere a tentoni, per indizi, appoggiandomi ai rari casi in cui Levi, in tardi articoli o interviste, ha lasciato intendere qualche cosa delle sue prime letture”. Altra via di indagine che attraversa il commento è l’esplorazione dei ‘derivati grammaticali’, come li chiama Levi, (ossimori, congetture, periodi ipotetici), e una visione del mondo “nemica di ogni infinito, affascinata ma al tempo stesso sospettosa sia di fronte all’estremo dei dèmoni e dei degeneri, sia di fronte all’altro estremo dei martiri e dei santi”.

Il giovane chimico Primo Levi in tredici mesi, dicembre 1945-gennaio 1947, tra Torino, dove abitava, e Avigliana, sede dello stabilimento della Montecatini dove lavorava come chimico, (“molti brani di Se questo è un uomo furono scritti nella pausa aziendale per il pranzo”), è riuscito a scrivere un libro dalla struttura difficilmente definibile, mischiando perfettamente considerazioni etiche e antropologiche con un linguaggio che ha ben poco di quello che ci si aspetterebbe da uno scrittore-scienziato, uno stile ricco di ciazioni “dei classici della letteratura –antica, moderna e contemporanea, sacra e profana”. Di Dante utilizza parte del lessico, quel lessico con il quale descriverà i prigionieri dividendoli in due categorie: “i sommersi e i salvati”. Se questo è un uomo non ebbe un successo immediato. Nel 1947 fu rifiutato da molti editori, compreso il suo attuale editore, Einaudi, e fu pubblicato da un piccolo editore torinese, Francesco De Silva, grazie al letterato di idee liberali Franco Antonicelli. Il libro fu accolto con elogi convenzionali tranne poche significative eccezioni, per esempio Italo Calvino. La pubblicazione per Einaudi avvenne soltanto nel 1958. Qui cominciò la fortuna del libro che esplose nel 1961, quando fu tradotto in tedesco dall’editore Fischer.

Ho iniziato con le parole di Magris e con Magris voglio chiudere, nel ricordo dello scrittore-scienziato e dell’uomo Primo Levi: “Smarriti e addolorati più per noi che per lui che ci lascia più soli, noi possiamo solo abbracciare Primo Levi e ringraziarlo per averci mostrato, con la sua vita, di che cosa possa essere capace un uomo, per averci insegnato a ridere anche della mostruosità e a non avere paura”. Ma questo è l’uomo.

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SE QUESTO è UN UOMO

Primo Levi

Edizione commentata a cura di Alberto Cavaglion

Indici a cura di Daniela Muraca

Einaudi-Centro Internazionale di Studi Primo Levi

pp. 264

20 euro

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