Penna a penna. Intervista con l’autore: Stefano Cosmo

StefanoCosmo1. Quando ha cominciato a scrivere? Era sicuro di voler diventare uno scrittore?
Ho iniziato da ragazzo, non ricordo di preciso quando. A scuola mi divertivo a trasformare i temi normali in storie strane, appena ne avevo occasione. Alle superiori scrivevo battute comiche ma adoravo i gialli classici, quelli che in gergo si chiamano “a scatola chiusa”.
Non ero sicuro di voler diventare uno scrittore, più che altro perché non avevo le idee chiare su cosa volevo diventare. Un po’ come ora.

2. Che cosa scriveva all’inizio? È stato incoraggiato da qualcuno e se sì, da chi?
Il mio primo romanzo è stato un noir. Ci sono state due figure molto importanti che mi davano e mi danno la carica giusta per continuare a scrivere: la mia famiglia e Massimo Carlotto.

3. Come si fa a sviluppare una buona tecnica della scrittura? Ci sono trucchi che si possono usare per migliorare?
Certo che sì. Ci sono molte tecniche e trucchi per migliorare, ne cito alcuni: leggere, leggere molto, oppure tantissimo.

4. C’è una cosa che ha scritto tanto tempo fa e che le piace quanto ciò che scrive adesso?
Sinceramente no. Sono molto critico nei confronti di me stesso e quando mi capita di rileggere cose vecchie tendo sempre a notare difetti ed errori.

5. Le sue storie (i suoi libri) nascono meglio quando scrive in tranquillità o sotto stress?
Spesso al mio amico Piergiorgio Pulixi, anche lui autore del Collettivo Sabot, dico che l’ultima volta che mi sono rilassato avevo otto anni.

6. Legge molto? Quali scrittori l’hanno influenzata maggiormente?
Cerco di leggere tantissimo, m’inventerei una venticinquesima ora per riuscire a leggere tutto ciò che vorrei. Gli autori che mi hanno influenzato di più sono sicuramente Massimo Carlotto, Don Winslow, Joe Lansdale, Robert Crais, James Ellroy, Carlo Lucarelli, Jim Thompson, De Cataldo, Camilleri, Micky Spillane, Wu Ming. Ora ho una passione per De Giovanni, Tim Willocks…lo so, sono tantissimi ma sono anche incredibilmente bravi. Leggeteli e capirete perché ho voluto citarli tutti. Fermatemi o vado avanti fino a domani.

7. Ha delle abitudini quando scrive? Predilige dei luoghi particolari dove scrivere?
Prima di mettermi davanti al computer faccio degli esercizi di respirazione e leggo qualche pagina di un romanzo che mi piace. Come molti scrittori, per pagare le bollette faccio un altro lavoro e ho bisogno di un momento per staccare. Cerco di visualizzare ciò che andrò a scrivere nel modo più intenso possibile.

8. Uno scrittore può imparare lo stile?
Dal mio punto di vista, fare lo scrittore è una professione di artigianato, e come tutti i lavori di artigianato c’è una componente tecnica e una personale. Uno scrittore può imparare lo stile, ma se non conosce il suo modo di narrare le storie, a mio avviso perde una parte di divertimento importante nella fase di scrittura. Per scoprirlo credo ci sia solo un modo: provare, sbagliare, rifare, buttare via tutto, ri-rifare.

9. Il libro è già tutto presente nella sua testa prima di cominciare a scrivere o si sviluppa, sorprendendola, mano a mano che va avanti?
Su certe cose sono un fondamentalista: se non ho ben chiaro dove voglio andare a parare, non inizio a scrivere. Mi traccio delle linee guida, mi interrogo molto sui personaggi, mi confronto con gli altri autori del Collettivo, butto via tutto, ricomincio. Poi alcune parti capita si sviluppino in corso d’opera, e quando s’incastrano e mi stupiscono è una sensazione meravigliosa.

10. Quanto c’è di autobiografico nei suoi lavori?
Non molto, mi piace molto di più studiare le vite degli altri.

11. Progetti per il futuro?
Scrivere altri romanzi e collaborare con il mio amico bluesman Mr.Wob Andrea Facchin nella formula dei reading. Abbiamo un sacco di storie da raccontare sul nostro territorio.

12. Scrittura a parte, qual è la forma d’arte che sente più affine?
Sono un appassionato di sport da combattimento, e a certi livelli li ritengo una forma d’arte. Il confronto agonistico, il continuo migliorarsi e superare i propri limiti credo siano arte senza tempo. Ogni volta che guardo un incontro di Alì, di Sugar Ray Leonard o di altri grandi pugili so di essere davanti all’opera di un artista.

13. Il suo rapporto con le critiche e la Critica?
Al momento buono, ma con il passare degli anni sopporto sempre meno due categorie di persone: i finti umili e i talebani delle discussioni, quelli secondo cui esistono sempre due opinioni: la loro e quella sbagliata.

14. Quali sono le sue piccole manie?
Ne ho molte. Annuso del fieno che tengo in una ciotola di legno, tengo sempre a portata di mano un blocco di carta e una penna, mi tocco spesso la barba, a volte faccio pause troppo frequenti, riempio di post-it le pareti, rinvio spesso gli impegni, mi riprometto di fare cose che non farò mai, annuso le pagine dei libri, quando vado al mare devo sempre fare la prova di quanto resisto in apnea, la mattina devo leggere la satira del blog Spinoza ed è meglio che mi fermi qui prima che qualche psichiatra chieda di vedermi.

 

 

Stefano Cosmo, nato nel 1982, vive a Marghera.
Fa parte del Collettivo Sabot diretto da Massimo Carlotto.
E’ co-autore di Padre Nostro (Rizzoli), romanzo sul narcotraffico che racconta i legami tra clan della camorra e narcos colombiani operanti in Spagna.
Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su: «Il manifesto», «E-Emergency», «La Nuova Venezia».
Collabora con il musicista blues Andrea Facchin nella realizzazione di reading musicali che raccontano il territorio.
Cintura nera di kickboxing, fa parte dell’ASD Auxe.

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