Penna a penna. Intervista con l’autore: Rosa Matteucci

RosaMatteucciQuando ha cominciato a scrivere? Era sicura di voler diventare una scrittrice?
In seguito alla morte di mio padre, per un incidente d’auto e un caso di malasanità, sono andata in pellegrinaggio a Lourdes, esperienza da cui è nato l’omonimo romanzo con cui ho esordito nel 1998.
Alla seconda domanda non so come rispondere, non sono mai stata sicura di nulla. Non si “diventa” scrittori, non credo neppure si tratti di una qualifica, sulla carta di identità non si può adottarla.

Che cosa scriveva all’inizio? È stata incoraggiata da qualcuno e se sì, da chi?
Prima dell’esordio con Lourdes pubblicato da Adelphi non ero andata oltre i temi scolastici. Nessuno mi ha incoraggiata. E’ qualcosa che è accaduto, in parte per inerzia e in parte per quelle forze fortuite che determinano le umane esistenze.

Come si fa a sviluppare una buona tecnica della scrittura? Ci sono trucchi che si possono usare per migliorare?
Ho sempre scritto come mi veniva, secondo istinto, tuttavia ritengo fondamentale essere dei buoni lettori per mettersi a scrivere. Non credo nelle scuole di scrittura, credo piuttosto nella scuola in sé, conoscere alla perfezione la lingua e le sue possibilità è il modo migliore per costruirne deroghe, fughe, eccezioni. In arte, tutti i grandi eversori avevano basi teoriche e pratiche solidissime: lo spontaneismo è la più grande e truffaldina illusione di fine Novecento. Picasso diceva: “Ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino”.

C’è una cosa che ha scritto tanto tempo fa e che le piace quanto ciò che scrive adesso?
Sono tendenzialmente un’insoddisfatta, quando licenzio un romanzo rilutto a rileggerlo perché temo di trovarlo fallace, manchevole, imperfetto. Credo che non si possa mai essere fino in fondo gratificati di quel che si è riusciti a fare.

Le sue storie (i suoi libri) nascono meglio quando scrive in tranquillità o sotto stress?
I romanzi nascono quando è il momento giusto, non ci sono condizioni oggettive di stress o pace, è il flusso della vita. La scrittura chiama e occorre rispondere.

Legge molto? Quali scrittori l’hanno influenzata maggiormente?
Non molto, ma moltissimo. Prediligo Zola, Celine e Balzac, sono stati importanti per la mia formazione.

Ha delle abitudini quando scrive? Predilige dei luoghi particolari dove scrivere?
Scrivo dove capita, soprattutto in casa, ma di fronte a un’intuizione, a un’idea, dovunque mi trovi devo fermarmi per annotarla, su un foglio di carta comunque reperito. Le idee sono volatili, occorre catturarle con acribia e senso dei tempi.

Uno scrittore può imparare lo stile?
Uno scrittore ha già il suo stile. Uno scrittore è o non è. Non esistono “aspiranti scrittori”, a meno di non considerare l’avvenuta pubblicazione il discrimine dirimente tra chi sia e chi non sia scrittore.

 Il libro è già tutto presente nella sua testa prima di cominciare a scrivere o si sviluppa, sorprendendola, mano a mano che va avanti?
Il romanzo è già formato quando comincio a scrivere, è nella mente. Di norma la fase della scrittura è preceduta da una lunga e sofferta elaborazione emotiva e mentale. Poi può pure capitare che in corso d’opera i personaggi mi strattonino, invocando attenzione, risalto, tendono a litigare. Inconvenienti pirandelliani con cui lo scrittore deve misurarsi.

 Quanto c’è di autobiografico nei suoi lavori?
Direi che c’è molto, anche se il vero è camuffato da falso e viceversa.

Progetti per il futuro?
Darmi al teatro, esperienza che ho già fatto in passato con il monologo “Elementi di economia domestica per signorine di buona famiglia decaduta” che ho rappresentato al Piccolo di Milano

Scrittura a parte, qual è la forma d’arte che sente più affine?
Le arti figurative.

Il suo rapporto con le critiche e la Critica?
Ottimo, ogni tanto qualche stroncatura fa bene allo spirito.

Quali sono le sue piccole manie?
Non ho manie, sono una persona felice di essere viva.

 

 

Rosa Matteucci è nata a Orvieto e vive a Genova. Il suo romanzo d’esordio è Lourdes (1998, Adelphi), vincitore nel 1999 del Premio Bagutta nella sezione Opera Prima, e del Premio Grinzane Cavour nella sezione Giovane Autore Esordiente. Seguono i romanzi Libera la Karenina che è in te (2003, Adelphi), Cuore di mamma (2007, Adelphi), India per signorine (2008, Rizzoli). Nel 2010 pubblica per Bompiani il romanzo Tutta mio padre col quale è finalista del Premio Strega e vince il Premio Brancati.
Ha recitato nei film Mi piace lavorare (Mobbing) (2004), diretto da Francesca Comencini, e La tigre e la neve(2005), diretto da Roberto Benigni.
Ha debuttato in teatro il 9 settembre 2007, al Festivaletteratura di Mantova, con il monologo Elementi di economia domestica per signorine di buona famiglia decaduta, per la regia di Fabrizio Parenti, replicato anche al Piccolo Teatro di Milano.
Ha fatto alcune interessanti installazioni di arte contemporanea: Per raccontare questa storia d’amore bisogna partire da Odessa, Genova 2012 con Stefania Galegati Shines, un dialogo scritto per terra con la vernice.
Il suo ultimo romanzo, Costellazione familiare, è uscito a febbraio con Adelphi.

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