Penna a penna. Intervista con l’autore: Federico Moro

FedericoMoro1. Quando ha cominciato a scrivere? Era sicuro di voler diventare uno scrittore?
Posso dire di avere sempre scritto. Poesie, appunti, commenti, riflessioni, racconti brevi. La forma scritta rappresentava il modo normale di organizzazione del pensiero. Di base sono uno storico ed era questo che desideravo diventare: un indagatore del tempo per cercare di carpire i suoi segreti alla verità. Il lato letterario si è sviluppato, per così dire, come una sorta di deviazione del ramo principale. Tale resta ancora oggi.

2. Che cosa scriveva all’inizio? È stato incoraggiato da qualcuno e se sì, da chi?
Ho cominciato con la poesia. A lungo è stata la forma letteraria che mi sembrava più adatta a esprimere quanto cercavo di dire. Ancora adesso cerco nei versi quegli accenti che non riesco a trovare altrove. Non ho mai ricevuto alcun incoraggiamento. Anzi. Scrivere per me è stato quasi un atto d’insubordinazione, di sicuro una dimostrazione di ostinazione. O di volontà, se si preferisce.

3. Come si fa a sviluppare una buona tecnica della scrittura? Ci sono trucchi che si possono usare per migliorare?
A scrivere s’impara, anche a scrivere bene si può imparare: il trucco migliore resta il mantenersi critici verso se stessi, poco indulgenti verso la propria pagina. E poi leggere. Leggere tanto, di tutto, sempre e ovunque. Solo chi è curioso, attento, ricettivo assimila idee e soluzioni originali. Infine, se si è fortunati, qualche buon maestro aiuta.

4. C’è una cosa che ha scritto tanto tempo fa e che le piace quanto ciò che scrive adesso?
La mia tesi di laurea: non escludo di tirarla fuori dal cassetto per vedere se può conquistarsi uno spazio su qualche scaffale di libreria.

5. Le sue storie (i suoi libri) nascono meglio quando scrive in tranquillità o sotto stress?
Non mi è mai capitato di scrivere “in tranquillità”, quindi non so cosa significhi. Credo dipenda dal fatto che io non sono affatto un tipo “tranquillo”. Per natura intima prima ancora che per casi della vita. Probabilmente i secondi me li attiro addosso per via della mia personalità.

6. Legge molto? Quali scrittori l’hanno influenzata maggiormente?
Leggere è venuto prima di scrivere. Sotto ogni punto di vista. Solo dopo, quasi una conseguenza, ho sentito la necessità di dare forma scritta alle emozioni e riflessioni nate con la lettura. Leggere per me è sempre stato innanzitutto un piacere. Ancora adesso quando penso a me stesso mi vedo con un libro nei dintorni. Leggo molto, di continuo, di tutto. Dopo di che mi focalizzo sugli interessi del momento. In campo letterario considero il romanzo storico dell’Ottocento il mio vero maestro: Nievo, Tolstoj, Dostoevskij. A questi nomi aggiungerei Conrad, un autore che mi ha sempre affascinato. Nel Novecento italiano due nomi su tutti: Tomasi di Lampedusa e Sciascia. Il terzo millennio non è un granché, per l’arte in generale.

7. Ha delle abitudini quando scrive? Predilige dei luoghi particolari dove scrivere?
Né abitudini, né luoghi. Sono irrequieto, come detto perennemente “sotto stress”, quindi scrivo ovunque, quando posso e nei modi disponibili sul momento. Non ho bisogno di nulla ma non rinuncio a nulla se è possibile.

8. Uno scrittore può imparare lo stile?
Può imparare a “scrivere bene” ma lo stile appartiene alla personalità: no, non s’impara, lo si forgia da sé.

9. Il libro è già tutto presente nella sua testa prima di cominciare a scrivere o si sviluppa, sorprendendola, mano a mano che va avanti?
Si sviluppa, gode di vita propria. Parto con un’idea in mente, questo sì, ma dopo sono le pagine che mi portano dove vogliono loro. Sembra strano ma anche nei lavori storici. D’altronde, se si scrive solo per trovare prove ai propri pre-giudizi, intesi in senso letterale di giudizi a priori, si perde la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo. Il nuovo è sempre inatteso, inaspettato, sorprendente.

10. Quanto c’è di autobiografico nei suoi lavori?
Tutto e niente. Tutto perché sono io a scrivere e non posso certo prescindere dalla mia personalità, niente in quanto non racconto “quasi” mai vicende che mi sono accadute, Sono esclusi, è ovvio, lavori come “Venezia Meravigliosa” o “Padova Meravigliosa” che nascono programmaticamente come “libri di ricordi”.

11. Progetti per il futuro?
Troppi. Combatto ogni giorno con la curiosità che mi spingerebbe a ogni ora verso strade inesplorate. Devo contenermi e disciplinarmi. Questa è la fatica maggiore.

12. Scrittura a parte, qual è la forma d’arte che sente più affine?
La scultura. Sono affascinato da quella romanica in particolare. Vale anche per l’architettura, sempre romanica. In contraddizione con quanto appena detto, sono un entusiasta di Caravaggio e Bernini, quindi dei due massimi artisti barocchi. Qua entra in gioco la loro insuperabile abilità, credo, che tocca vertici assoluti.

13. Il suo rapporto con le critiche e la Critica?
Sono molto attento alle critiche: le trovo essenziali nel processo di miglioramento. Le sollecito quando mancano. Trovo più interessanti le critiche degli elogi. I secondi insistono sulle qualità ma sono i difetti che trovo importante scovare e, se possibile, correggere. Indifferenza verso la Critica. Di norma non svolge la sua funzione, quindi è inutile. Se non dannosa.

14. Quali sono le sue piccole manie?
Vorrei scrivere a matita o con una penna stilografica. Una volta lo facevo ma adesso, per esigenze di velocità, lavoro direttamente a tastiera. Così come mi piacerebbe leggere sempre su carta: diverso il piacere e l’apprendimento. Purtroppo mi sono dovuto adattare al digitale. È comodo, non c’è dubbio, pratico specie quando si è in movimento. Tuttavia qualche rimpianto ce l’ho. E il caffè. Un compagno ineliminabile, magari, come adesso, con un sottofondo musicale. Meglio se Mozart.

Federico Moro (Padova 12 febbraio 1959) vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, si occupa di letteratura, saggistica storica e teatro. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato i saggi Venezia in Guerra, Ercole e il Leone, Angelo Emo, Eptaneso, Venezia ultima spiaggia, La chiesa di Santo Stefano, Il sogno dei Carraresi: Padova capitale; i romanzi Donne all’Asta, La Voce della Dea, L’Oro e l’Argento, La Custode dei Segreti, Il Fulmine e il Ciclamoro, Flagellum Dei?, Il coraggio degli Antichi Veneti; la raccolta di racconti Storie a pelo d’acqua; le guide Labirinto Ducale, La bisbetica domata, Venezia meravigliosa, contributi in diverse opere antologiche; materiale letterario per gli spettacoli teatrali Fra Terra e Acqua, Giganti viaggio in Utopia, Parole di Pietra.
È da poco uscito il saggio storico ll sogno Carrarese, Padova Capitale (1350-1406), Edizioni Helvetia.
http://www.federicomoro.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *