PASSAGGIO IN SARDEGNA di Massimo Onofri

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Se ci si imbatte in Passaggio in Sardegna di Massimo Onofri è probabile che al termine della lettura si decida di fare le valigie e partire.

Se siete stati degli alunni disattenti è possibile che alle prime pagine possiate storcere il naso. Onofri è un docente universitario e di questo non fa certo mistero nel suo libro. Si ha a tratti l’impressione che l’autore faccia fatica a prendere congedo dalla sua cattedra, perché alcune pagine sono delle vere e proprie lezioni di storia e letteratura. Se avrete, però, la pazienza di proseguire potrete riscoprirvi allievi diligenti e curiosi e iniziare un viaggio piacevole e interessante.

Onofri ci regala un’immagine complessa della Sardegna, mai banale. Il “passaggio” non è in realtà un semplice e fugace attraversamento, ma più un destino: di un uomo e di una terra. Nel prologo l’autore racconta di come per ironia della sorte, lui Viterbese, si sia trovato ad insegnare all’università di Sassari, proprio in Sardegna dove era “stato iniziato alla vita adulta”.

Non potevo immaginare che quell’esilio su un’isola vera, lontano dagli affetti, sarebbe stato la mia fortuna. […] ormai ne sono convinto: dovevo arrivare sin qui, su quest’isola del sole e dell’assenza, per fare tutti i conti, e sino in fondo, col mio stilnovismo patologico.

Un esilio da subito percepito come opportunità, in un luogo che diventa casa e che tuttavia non smette mai di essere viaggio, fatto soprattutto di ricordi e di incontri. Così Onofri porta alla luce quella varietà e molteplicità geologica e culturale che ogni terra nasconde dietro cliché e immagini abusate. Non c’è solo il mare in Sardegna e non c’è solo l’estate per goderne.

Non c’è bisogno di null’altro qui a Alghero, soprattutto d’inverno, per provare a riprendersi la vita, qualora, com’è capitato a me, ci si fosse fatti trovare distratti.

Con estrema onestà e trasparenza Onofri scrive, in forma quasi diaristica, della “sua” Sardegna. Molte persone attraversano questo libro, ma non ci sono storie. C’è, piuttosto, da Garibaldi a Gramsci, la Storia. Si incontrano dunque tanti nomi, tante figure: alcune mute e misteriose come Ini, alla quale l’autore riserva la sua dedica, o la figlia Nicoletta che compare qua e là avvolta da una nebbia di nostalgia, senza che si possa indagare oltre. E prima che all’autore si possa rimproverare l’assenza della narrazione lui stesso rende esplicito l’intento di non raccontare.

Questa disposizione antropologica alla pura e rituale narratività non sarebbe per nulla da incentivare, ma risulterebbe assai perniciosa […]. Se ognuno vuole solo raccontare, spesso dipende dal fatto che nessuno è più disposto a capire e a spiegare, a decostruire e demistificare ciò che i racconti, spesso, acriticamente implicano.

Ma allora Passaggio in Sardegna di cosa parla?

É il percorso geograficamente non lineare di un uomo che la Sardegna l’ha vissuta e la vive con profondo affetto seppure mai acritico. Da Porto Torres a Cagliari passando per Sassari, Alghero, Olbia, si arriva a toccare le isole Caprera e La Maddalena, senza tralasciare Asinara e gli animali da cui prende il nome, “gli essere più leopardiani rintracciabili in natura”. Dagli asinelli albini prigionieri di un luogo a loro ostile si giunge poi, al carcere speciale di Fornelli altro, seppur diverso, scenario di “cattività”.

Per ogni luogo un ricordo, consigli gastronomici, amici e curiosità. Per svelare i segreti di una terra fatta di grandezze e miserie, come testimoniano due autori più volte citati: Grazia Deledda e Gavino Ledda. “Padri padroni” e donne “già vecchie a ventotto anni” evidenziano il contrasto tra una terra ricca di natura e cultura, e i personaggi che sono emersi dalla sua letteratura, testimoni di una Sardegna spesso matrigna e aguzzina dei suoi figli che non lascia mai veramente andar via.

Passaggio in Sardegna è a tratti un vero e proprio viaggio nel tempo, nella storia d’Italia, vista attraverso una delle sue regioni, la più distante, eppure gravida di donne e uomini che hanno scritto alcune delle sue pagine più importanti. Una Sardegna, insomma, quasi confinata nel passato.

A Cagliari, l’unica vera città dell’isola, almeno per popolazione ed espansione urbanistica, la Sardegna cessa d’essere ciò che invece in parte ancora è altrove: una “forza del passato”, come Pasolini amava dire di se stesso.

Risulta abbastanza equilibrata la scelta di utilizzare un linguaggio elegante ma scorrevole, intervallato da qualche termine desueto (come il ricorrente “epperò” al quale l’autore sembra essere affezionato). Le note saggistiche che caratterizzano alcune pagine, cedono volentieri il passo a momenti di gradevole leggerezza che permettono di scorgere, dietro la figura dell’intellettuale, quella del viaggiatore che non si stanca mai di conoscere. Non mancano inoltre suggerimenti musicali: vere e proprie colonne sonore, canzoni che contribuiscono a creare un’atmosfera quasi spensierata. Onofri in questo suo libro si mostra non come un autoctono, né come un turista, ma tutti e due insieme. Mostrando di sapere cosa vuol dire apprezzare un territorio nella sua varietà e autenticità, superando e sfidando il concetto stesso di turismo, o almeno nella sua forma più becera: il turismo di massa.

MassimoOnofri

Passaggio in Sardegna
di Massimo Onofri
Giunti Editore (collana Italiana)
Anno 2015
pp. 288
Euro 12,00
Disponibile anche in ebook

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