L’INVENTORE DI SOGNI di Ian McEwan

sogni_mcewanIn poche pagine Ian McEwan ci catapulta in sette brevi racconti che nascono dalla fantasia del giovane protagonista, Peter Fortune. È un bambino di appena dieci anni L’inventore di sogni, definito dai grandi “difficile”.

«Fu solo quando era ormai grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un’ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare ai suoi pensieri.»

Nemmeno a scuola le cose andavano tanto meglio per Peter perché gli insegnanti che non conoscevano bene quel bambino taciturno e, a volte, perso nella sua fantasia, lo consideravano un po’ stupido. La verità è che i grandi si illudevano di poter capire cosa succedeva dentro la testa di un bambino di dieci anni, e così Peter capì che forse era meglio iniziare a dire cosa gli passava nel cervello per riuscire a farsi capire. «E così incominciò a scrivere alcune delle avventure che gli capitavano mentre guardava dalla finestra o se ne stava sdraiato a fissare il cielo. Da grande diventò un inventore e scrittore di storie e visse una vita felice.»

L’inventore di sogni è proprio questo: un breve libro dove sono raccolte alcune delle imprese accadute dentro la testa del giovane Peter: peripezie che prendono avvio da momenti quotidiani e che coinvolgono il resto della famiglia Fortune, le bambole della sorellina Kate, il gatto William e il cuginetto Kennet.

Il registro del racconto è ironico e sereno, la lettura è semplice e scorrevole tanto da definire il testo un libro per ragazzi e le storie sono, inoltre, circondate dalla fantasia e dalla magia che caratterizza il momento dell’infanzia. Questo non esclude che la lettura possa essere fatta a qualsiasi età e, secondo me, soprattutto in quella adulta. A tanti lettori capiterà di ritrovarsi nei rocamboleschi sogni ad occhi aperti di Peter Fortune perché, in fondo, molti di noi abbiamo desiderato, in alcuni momenti della nostra vita, far sparire i nostri genitori semplicemente spalmandogli la Pomata Svanillina che il piccolo Peter ha avuto la fortuna di trovare in fondo ad un cassetto ricolmo di cianfrusaglie. Oppure c’è chi può aver desiderato di diventare un gatto e trascorrere le giornate raggomitolato sul divano invece di andare a scuola o al lavoro; infine, come qualsiasi bambino, Peter sogna di diventare grande prima del tempo per capire quali possano essere i divertimenti dell’età adulta.

«Peter aveva notato che quasi tutti i grandi non erano in grado di incominciare sereni una nuova giornata se prima non erano andati in macchina a comperare il giornale, quello giusto, s’intende. Altri non sarebbero sopravvissuti senza le sigarette. Altri ancora, senza una birra. Altri, senza un caffè. Certi poi, non riuscivano a leggere il giornale senza fumare una sigaretta e bere un caffè.»

ianmcewanLe avventure di Peter Fortune possono essere lette tutto d’un fiato per trascorrere qualche ora di leggerezza e ironia ma, a mio parere, questo è uno di quei libri che va tenuto sul comodino per aprirlo a caso – visto che non ci sono legami logico temporali tra le varie avventure – e rileggerlo a fine giornata, quando ci si vuole allontanare dagli impegni e dalle problematiche quotidiane per trovare ancora e sempre la voglia di sognare.

L’inventore di sogni
Ian McEwan
2002
L’Arcipelago Einaudi
pp. 124
€ 10,00

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