LE LUNE DI GIOVE di Alice Munro

Ci sono almeno due tipi di letture: quelle voraci come il pasto di un affamato, quelle lente come una tisana da sorseggiare senza fretta. La raccolta di racconti Le lune di Giove appartiene al secondo tipo. L’opera del premio Nobel Alice Munro cattura lentamente, senza sconvolgimenti. Ci si intrattiene con lei in uno stato di benessere superficiale per avvertire, poi, un profondo effetto benefico che va ben oltre il piacere meramente estetico.
Dodici storie, introdotte da quella che potrebbe essere una saga: I Chaddeley e i Fleming. Due racconti sulla famiglia, un composto mai del tutto amalgamato dove è possibile operare un’ideale divisione “cellulare“ tra il microcosmo della madre e quello del padre, diversi e distanti come solo le individualità che formano una coppia sanno essere. Un possibile leitmotiv di questa raccolta, dove si incontrano perlopiù donne immuni dagli ingenui eccessi della passione.

Si sentiva tutta avviluppata, ben protetta da strati su strati di noiosa consapevolezza. Non che fosse un gran male, in fondo: lasciava la mente libera. I pensieri diventano più delicati, meno frettolosi, quando a guidarli non è il desiderio.

Amori casuali e proposte di matrimonio suggerite dall’orgoglio o dal bisogno di colmare un vuoto. Queste sono le ragioni alla base delle relazioni munriane. Eppure l’aria che si respira è leggera, limpida, pulita…
Storie finite male (come il titolo di uno dei racconti) ma anche storie appaganti, figlie di una concezione dell’amore disincantata e proprio per questo più vera. Munro non lascia che i suoi personaggi si sopravvalutino, che si prendano troppo sul serio o che si piangano addosso. La loro onestà verso se stessi li rende degni di stima e forse anche di simpatia.
Attraverso una tecnica narrativa basata su prolessi e flashback, dove presente e passato si mescolano in una danza che non conosce regole, l’autrice canadese rivela tutta la sua abilità di scrittrice di racconti che appaiono come romanzi in potenza, dove i vuoti narrativi sono quasi impercettibili. I personaggi sono dipinti con una tale padronanza, senza spreco né avidità, che pare quasi di averli frequentati a lungo. E se è vero che alcuni di loro sembrano vestiti a festa, pronti a posare per un pittore, i quadri di Alice Munro rimangono sempre innegabilmente vivi.

Munro usa istanze autobiografiche per iniziare, così come pure per chiudere, un percorso, forse personale. Lo stesso percorso di acquisizione di consapevolezza che le sue protagoniste devono aver sperimentato. Se i primi due racconti fanno da apripista a una carrellata di storie che illuminano, ognuna a modo proprio, le dinamiche di coppia; l’ultimo racconto, quello che presta il titolo all’intera opera, chiude il cerchio affrontando un altro tipo di rapporto dove la comunicazione rimane pure parzialmente fallimentare: quello tra genitori e figli.
Le relazioni interpersonali, mostrate nella loro nudità, rimangono, dunque, il terreno fecondo dal quale spicca uno sguardo lucido, demistificante e in fondo benevolo sull’amore.

C’è un limite alla quantità di sofferenze e di scombussolamento che si è disposti a sopportare in nome dell’amore, come c’è un limite al disordine che siamo disposti a ignorare in una casa. Non si può conoscere in anticipo, ma quando lo raggiungi, te ne accorgi.

Leggendo questo libro si ha la sensazione di cogliere una rivelazione preziosa sull’esistenza: la vita è più semplice di quello che vorremmo credere, appare difficile solo nella misura in cui rimaniamo attaccati a qualsiasi pretesa di eccezionalità.


Le lune di Giove
Alice Munro
traduzione di Susanna Basso
Einaudi
Super ET
2014
pp. 287
€ 12,00
ISBN 9788806220907

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