LE ACQUE DEL NORD di Ian McGuire

Questo romanzo non vuole compiacere il lettore, lo vuole rapire. E ci riesce benissimo: la vicenda si dipana in un carosello di personaggi gretti, con pochi ideali, egoisti che all’interno di una baleniera e fra i ghiacci artici rivelano i loro istinti bestiali. Non c’è una morale, non c’è una redenzione. Ma si segue con il cuore in gola le sorti del protagonista, il medico Patrick Sumner.

Mentre cammina, Sumner ricorda l’aula di dissezione a Belfast, quando guardava Slattery, quel vecchiaccio blasfemo, affettare felice un cadavere.  «Per ora non vi è traccia dell’anima immortale di questo tizio, giovanotti» era solito scherzare mentre rovistava e strappava, tirando fuori budella come un prestigiatore fa con le bandierine, «e neppure delle sue mirabili facoltà intellettuali, ma continuo a cercare».

La scrittura è essenziale, gelida, necessaria per trasportarci in quel periodo storico. Un’epoca in cui la caccia alle balene inizia a perdere importanza, lentamente soppiantata dall’arrivo del petrolio. Un’epoca in cui gli uomini si azzannano pur di sopravvivere. Sullo sfondo, una natura di bellezza imponente, graffiata dall’uomo, che si vendica con implacabile forza.

Uno stile raffinato, quello di Ian McGuire, uno scrittore che seguirò senza dubbio.

Sumner sente un mugghio improvviso e crescente soffiare dalle scogliere fangose alle sue spalle, un gemito vasto e sinfonico, dolente, primordiale, eppure umano. Un grido – gli sembra – che va oltre le parole e il linguaggio, corale, ctonio, come le voci congiunte dei dannati.

LE ACQUE DEL NORD
Ian McGuire
Trad. Andrea Sirotti
Einaudi (2018)
pp.288

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