L’ANALFABETA di Agota Kristof

Aprendo L’analfabeta bastano poche righe e subito siamo in una dimensione altra, una dimensione fatta di sensi che si accavallano e contaminano, in un’infanzia fatta di odori, colori e sapori piccoli, domestici, intimi:

L’aula di mio padre sa di gesso, di inchiostro, di carta, di quiete, di silenzio, di neve, anche in estate. La grande cucina di mia madre sa di bestia macellata, di carne bollita, di latte, di marmellata, di pane, di biancheria umida, di pipì dell’ultimo nato, di fermento, di rumori, di calore estivo, anche in inverno.

Ma soprattutto è un libro sulle parole, un racconto autobiografico sulle parole della piccola Agota, che fin da bambina legge e legge, racconta storie da lei inventate al fratello più piccolo e ancora legge: “Leggo. È una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi”. Legge per il nonno che orgogliosamente la fa esibire davanti ai vicini “E io leggo. Correttamente, senza errori, alla velocità che vogliono loro”.

Questa scarna biografia inizia dall’infanzia, gli anni buoni, quelli della tranquillità, della famiglia, dei giochi con i fratelli, gli anni della lingua materna, quando ancora non pensa nemmeno che possano esistere altri modi per dire, per nominare le cose, altre lingue oltre alla sua. Ma poi arrivano le lingue nemiche, prima il tedesco “perché faceva venire in mente la dominazione austriaca, e era anche la lingua dei soldati stranieri che in quel periodo occupavano il nostro paese”, e il russo, che bisognava imparare a scuola, anche se nemmeno i professori che avrebbero dovuto insegnarlo sapevano il russo, la lingua dei nuovi dominatori, e così “Ciò che si verifica è un sabotaggio intellettuale nazionale, una resistenza passiva naturale, non concordata, che si mette in moto da sé”. E alla fine il francese, anche il francese sarà una lingua nemica, la lingua del paese che accoglie Agota profuga in fuga con una bambina piccola, il francese lingua della scrittura ma che comunque non sarà mai del tutto sua, è una lingua che non ha scelto, “imposta dal caso, dalle circostanze”. Ma soprattutto il francese è una lingua nemica perché cancella la memoria della sua lingua materna.

Quello che è inevitabile per la Kristof è la scrittura. Nel capitolo/frammento Gente fuori posto è chiara:

Come sarebbe stata la mia vita se non avessi lasciato il mio paese? Più dura, più povera, penso, ma anche meno solitaria, meno lacerata, forse felice. La cosa certa è che avrei scritto, in qualsiasi posto, in qualsiasi lingua.

In qualsiasi lingua e a qualsiasi costo, anche a costo di diventare di nuovo un’analfabeta, che deve re-imparare a leggere e scrivere la sua nuova lingua, il francese, pur sapendo che non sarà mai completamente sua.

Questabiografia corre tra le dita veloce, fatta di undici brevi capitoli che si compongono come le tessere di un mosaico. La scrittura è precisa e secca, le frasi sono essenziali. Una scrittura leggera e forte che sa apparire facile e inevitabile.

La Kristof non cita molti scrittori e quando lo fa li nomina solo di sfuggita, però dedica uno spazio più ampio a Thomas Bernhard, che non ha mai smesso di criticare e fustigare la società in cui viveva, uno scrittore che pare essere tale in modo inevitabile, un po’ come la stessa Kristof: entrambi non avrebbero potuto far altro che scrivere. E infatti Agota Krist

of parla da lettrice appassionata e da collega quando scrive: “Thomas Bernhard vivrà eternamente per servire d’esempio a tutti coloro che pretendono di essere scrittori”.

Queste 50 pagine non sono rappresentative di Agota Kristof scrittrice, ma grazie alla delicatezza che mette sulla pagina, risultano comunque preziose per entrare nel suo mondo e nella sua vita con la leggerezza di un battito d’ali.

Prima di tutto, naturalmente, bisogna scrivere. Dopo di che bisogna continuare a scrivere. Anche quando non interessa a nessuno. Anche quando si ha l’impressione che non interesserà mai a nessuno. Anche quando i manoscritti si accumulano nei cassetti e li si dimentica, pur continuando a scriverne altri.

 

L’ANALFABETA
Agota Kristof
Traduzione di Letizia Bolzani
Edizioni Casagrande
12 euro

One thought on “L’ANALFABETA di Agota Kristof

  1. bellissima esperienza. o meglio: bellissimo esempio per chi la legge, non so se sia stata proprio una bellissima esperienza che la Agota che l’ha vissuta. di certo, arricchente.

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