LA VITA COME UN ROMANZO RUSSO di Emmanuel Carrère

coverlavitacome...La vita come un romanzo russo è un libro che in poco più di duecento pagine racconta due anni della vita dell’autore: una storia di fallimenti, tanto professionali quanto personali, superati forse proprio grazie ad una narcisistica ma ben riuscita sublimazione letteraria.
Tutto inizia su un treno in corsa, la meta è un remoto paese della Russia, Kotel’nič, dove l’autore si sta recando per girare un reportage sulla misteriosa vicenda di un uomo ungherese dimenticato lì “come un pacco in giacenza”. Ben presto quello che sembrava solo un viaggio di lavoro si rivela molto di più: un’avventura dove è in gioco la riconciliazione dell’autore con le sue origini russe. Dalla vicenda dell’ungherese Carrère passa, infatti, alla scomparsa di suo nonno. L’eco dell’inquietudine che traspare dalle vecchie lettere del progenitore, investe l’autore con ricordi confusi e dolorosi, insieme a una tetra ninna nanna cosacca che risuona come un mantra.
Si fa così strada una storia fatta di corrispondenze tra esistenze lontane nello spazio e nel tempo, in un “oscuro viaggio nell’inconscio di due generazioni”. Il viaggio diventa un progetto di salvezza che l’autore decide di intraprendere per liberarsi del peso che lo attanaglia gettando un’ombra oscura su una vita soddisfacente solo all’apparenza.

Mi dico che si, racconterò un’ultima storia di prigionia, e sarà anche la storia della mia liberazione.

Non solo il viaggio, ma il libro stesso ha la vocazione della terapia, e la guarigione passa per la scrittura così come pure per la lingua. L’autore/protagonista si perde in un circolo quasi superstizioso secondo il quale riuscire a parlare correttamente il russo equivale a liberarsi dei propri mostri interiori. La lingua russa da luogo virtuale di conquista della libertà agognata, si fa anche rifugio dove custodire segreti, tradimenti e pensieri inconfessabili. Le parole sono magiche, “performative” come auspica Carrère stesso in Facciamo un gioco (esperimento letterario pubblicato su Le Monde, del quale riporta, in questo libro, il testo). Il rapporto con la Russia e il russo non si limita alle sole istanze autobiografiche ma si spinge oltre, con un tributo ai luoghi e alle atmosfere dei grandi “russi”. L’autore passeggia lungo le strade de Il Maestro e Margherita di Bulgakov, e incontra personaggi che sembrano venuti fuori dalle pagine di Dostoevskji. In alcune riflessioni, per quel misto di abiezione e disprezzo verso gli altri, l’autore stesso ricalca quasi l’uomo del sottosuolo.
Come una matrioska, in un gioco ad incastri, si trovano dentro il romanzo altre forme di scrittura: il reportage, il giallo, il racconto erotico… Cambiano gli stili, cambiano anche i destinatari: l’autore si rivolge talvolta al lettore, talvolta a se stesso, per giungere poi, sulla scia del nonno, a scrivere parole furiose alla compagna Sophie e alla madre. A quest’ultima, finirà per dedicare l’intero libro, in un atto disubbidiente e commosso di rimprovero.

Se è proibito raccontare una cosa, capisci anche tu che fatalmente c’è solo quella che si possa e si debba raccontare.

Lo scrittore/protagonista non ammette una differenza tra la scrittura e la pubblicazione e nel rivendicare la sua libertà di espressione giunge a demolire il confine tra il privato e il pubblico, tra la vita e la letteratura. Il ritratto che emerge è quello di un uomo egocentrico che vede gli altri come pretesti per raccontarsi. Un maniaco della pianificazione, un burattinaio al quale ad un certo punto sfugge la direzione dello spettacolo perché i suoi pupazzi si ribellano, perché la donna amata non leggerà mai il racconto che parla di lei e perché la vita torna a riprendersi le redini. Ma la bellezza della scrittura, la schiettezza delle parole con le quali si confessa, valgono allo scrittore ogni redenzione.
Seguendo, attraverso la lettura un percorso lastricato, fatto di continui inciampi (tanto negli illusori progressi con la lingua, quanto in quelli della vita), sulle prime, il lettore potrà trovarsi spaesato di fronte all’improvviso e repentino cambiamento del focus narrativo: l’ungherese, il nonno, il rapporto con la madre, un omicidio, la fine di una storia… Cosa voleva raccontare Carrère? Ci si accorge ben presto che la cifra dello scrittore sta proprio nella capacità di tenere tutto armoniosamente insieme.Emmanuel-Carrère-1

La vita come un romanzo russo
Emmanuel Carrère
2009, Einaudi (collana I coralli)
traduzione di M. Botto
p.276
Euro 17,50
disponibile anche in Ebook

One thought on “LA VITA COME UN ROMANZO RUSSO di Emmanuel Carrère

  1. conosco carrere tramite “Io sono vivo, voi siete morti”, e ora sto leggendo “il regno”, che mi sta folgorando… sulla via di Damasco (ma al contrario). forse prenderò anche questo che avete recensito!

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