IL MATRIMONIO DI MIO FRATELLO di Enrico Brizzi

cover_-Il-matrimonioAvevo abbandonato Enrico Brizzi col suo Jack Frusciante molto tempo fa e sono tornato a leggerlo dopo la bellezza di vent’anni. Premetto che Jack Frusciante mi era piaciuto parecchio con il suo modo molto originale (per allora) di piegare la lingua narrativa al parlato degli adolescenti dei primi anni novanta. Nel frattempo l’autore ha percorso sentieri letterari diversi, legati soprattutto alla sua passione per il camminare e per la musica.
È tornato al romanzo “classico” con Il matrimonio di mio fratello, edito da Mondadori nel novembre del 2015. Si tratta di un’epopea familiare, i Lombardi, ambientata a Bologna che ripercorre la vita di due fratelli fino a ritrovarli quarantenni nel mondo di oggi. I protagonisti sono Teo, un trentanovenne cresciuto nell’ombra, desideroso di una vita godereccia e incardinata nelle certezze di un lavoro sicuro nell’azienda, la Vortex, in cui suo padre è un dirigente e Max, di tre anni più vecchio, uomo di ideali  e dal carattere ribelle, che ha deciso di vivere la sua vita sfidando le montagne.

Per me era un incomparabile vantaggio affrontare la tribù bambina delle elementari sotto la protezione di un fratello maggiore che frequentava la quarta. Max era caro alle maestre, rispettato dai compagni e sembrava muoversi in cortile con la felpata confidenza di chi non ha nulla da temere.

Il romanzo inizia quando Teo riceve una telefonata dai genitori preoccupatissimi perché Max, che è in compagnia dei due figli avuti dalla donna con cui è separato, non dà più notizie. Teo inizia un viaggio in autostrada per raggiungere il paese nel Trentino dove abita il fratello ed è come se facesse salire in automobile anche il lettore, raccontandogli il suo passato familiare che s’intreccia con le vicende italiane degli anni settanta, ottanta e novanta, dallo splendore di facciata a Tangentopoli, fino alle recenti vicende politiche. Teo ne approfitta per scavare nella propria esperienza, cercando di mettere a nudo le proprie debolezze e ricostruire i pezzi rotti per affrontare l’età adulta.

E mi dissi che il tempo passava anche per me. Non ero più un ragazzino. Dovevo trovare il modo di smetterla, con i network per i cuori solitari, le polveri sudamericane, le sbronze e tutte quelle stronzate. Tenere casa in maniera decente, decidere di amare una donna, e frequentare più spesso i miei nipoti. Chissà che sapore avrebbe avuto, la mia vita, se ci fossi riuscito sul serio.  

Le cinquecento pagine del libro scorrono lievi, inchiodano il lettore alle vicende dei Lombardi, dimostrano la capacità di Brizzi di saper tenere con maestria la penna (o meglio la tastiera) in mano. È un linguaggio del tutto differente da quello di Jack Frusciante, evoluto, raffinato (con qualche eccesso di manierismo, in verità) che testimonia il notevole percorso artistico intrapreso dell’autore.

Una segnalazione: davvero notevoli le pagine che descrivono l’impresa di Max sul Nanga Parbat, uno degli ottomila della Terra. Mi hanno spinto a voler conoscere di più sulle vicende di questi scalatori che sfidano i giganti di roccia in imprese che sono al limite dell’umano.

Se esisteva sulla Terra un posto simile all’Inferno, non doveva essere collocato in basso ma in alto. Molto in alto. Esattamente dove si stava andando a cacciare insieme al suo compagno di cordata.  

 

Enrico Brizzi

Il matrimonio di mio fratello
di Enrico Brizzi
Mondadori
Anno 2015
pp.497
€ 22,00
Disponibile anche in eBook

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