IL CENTENARIO CHE SALTÒ DALLA FINESTRA E SCOMPARVE di Jonas Jonasson

Guardandosi alle spalle, lanciò un’occhiata in direzione dello stabile che fino a un attimo prima aveva considerato la sua ultima dimora, dopodiché decise che sarebbe morto da qualche altra parte.

Così Allan Karlsson, il giorno del suo centesimo compleanno, scappa dall’ospizio dove vive defilandosi dalla festa che avevano organizzato in suo onore, dopo aver scavalcato la finestra della sua camera da letto. Ai piedi ciabatte marroni ricoperte di urina.
Arrivato allajonas-jonasson-il-centenario-che-saltò-dalla-finestra-e-scomparve stazione, un giovane gli affida la sua valigia ordinandogli di controllarla finché lui è ai servizi. Allan, vista l’arroganza del ragazzo, decide di appropriarsi del bagaglio e salire sul primo autobus, diretto ovunque si possa arrivare con un biglietto da cinquanta corone.
Da qui ha inizio una serie di situazioni rocambolesche, dal momento che il ragazzo che Allan ha derubato appartiene a un’organizzazione criminale; Allan si troverà così inseguito sia dal proprietario della valigia sia dalla polizia, a sua volta perseguitata dalla stampa, che con la storia del centenario in fuga riempie le prime pagine di tutti i giornali.
I capitoli alternano la narrazione dei fatti presenti a flashback che raccontano la vita passata del protagonista, in modo che, oltre alla storia attuale, mano a mano che si procede con la lettura abbiamo un quadro sempre più chiaro della vita del protagonista prima di finire in quell’ospizio. È sorprendente come Jonasson riesca a stravolgere la figura di Allan dopo averlo presentato come un semplice vecchietto un po’ svitato che, come molti altri anziani, con la fuga dalla festa in suo onore si sta semplicemente ribellando al finire i suoi giorni dentro quattro mura grigie.
Una sorta di rivisitazione di Forrest Gump, Allan Karlsson: anche qui, infatti, a discapito di come il personaggio ci appare all’inizio, scopriamo pian piano che in realtà nel passato la grande storia mondiale si è intrecciata alla sua vita, non le è gravita semplicemente attorno ma in qualche modo l’ha plasmata ed è stata da essa a sua volta plasmata: la guerra civile spagnola, la costruzione della bomba atomica, la guerra in Corea e tantissimi altri eventi di politica internazionale del Novecento. Il romanzo diventa perciò a tratti anche un piacevolissimo “manuale” di storia contemporanea, senza mai sfociare, tuttavia, in un eccessivo didattismo.

La lettura risulta scorrevole nonostante la mole del libro; non è un romanzo particolarmente impegnativo ma lascia una leggerezza d’animo per cui vale la pena leggerlo; il motto sotteso all’intera storia pare essere che non prendere la vita troppo sul serio sia l’unico modo per farsi prendere sul serio da lei: è proprio grazie a una sorta di atarassia epicurea, infatti, che Allan scampa sempre ai peggiori pericoli e si imbatte in altri che si rivelano, alla fine, opportunità insperate.
L’ironia di alcuni passaggi risulta davvero geniale anche perché è spesso espressa come pensiero o come parola di Allan stesso, il quale non asserisce mai le cose che dice con sarcasmo:

Non credo che Sonya pesi più di quattro tonnellate, forse quattro e mezzo” disse Bella. “Vedi, Benny?” sottolineò Allan. “Ecco cosa intendo quando dico che bisogna pensare in positivo. Già questo problema pesa una tonnellata in meno.jonas-jonasson

 

IL CENTENARIO CHE SALTÒ DALLA FINESTRA E SCOMPARVE

Jonas Jonasson

Traduzione di Margherita Podestà Heir

Bompiani

pp. 446

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *