I PAESAGGI PERDUTI. ROMANZO DI FORMAZIONE DI UNA SCRITTRICE di Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates si è lasciata alle spalle i personaggi fittizi e ha scritto un memoir: un collage di momenti, di legami, di luoghi e di stati d’animo. Quegli stati d’animo che Pessoa descriveva come paesaggi.
I paesaggi perduti è un libro in cui si avvertono la fatica del ricordo e la malinconia del dimenticato. La volontà di preservare, insieme alla difficoltà di tenere tutto insieme.

Quel che rimane impresso è il caso o l’evento isolato, che ha colpito e non si è ripetuto, racchiuso nell’ambra, e di rado seguito dal ritorno a casa, dalla cena, dalle osservazioni scambiate, dall’indomani mattina; non la routine, bensì ciò che se ne distacca. Il che spiega perché l’impresa di scrivere un memoir sia così costellata di pericoli, e perché anche i momenti in cui lo sforzo viene ripagato abbiano una sfumatura di nostalgia: Abbiamo dimenticato quasi tutta la nostra vita. Tutti i nostri paesaggi si perdono ben presto nel tempo.

I ricordi non sono mai definiti, “si confondono come caratteri di stampa bagnati”, ma mantengono sempre una collocazione spaziale. Il cammino di formazione dell’autrice segue un graduale cambio di scenario: dall’America rurale, quasi onirica nella sua immobilità hopperiana, a quella urbana e caotica delle grandi metropoli.
Nella ricostruzione della propria storia, Oates pone l’accento sull’infanzia: luogo e tempo in cui si annidano misteri e atmosfere che gettano i semi per il fiorire della scrittura stessa. L’autrice ne è convinta: chi scrive non è altro che un investigatore capace di cogliere indizi nella “narrazione sotterranea e discontinua” della propria vita. Dalla scoperta dei libri al bisogno di scriverli, tutte le tappe dell’esistenza di Joyce Carol sembrano voler dimostrare il suo inevitabile destino. Decisa a schivare ciò che è troppo doloroso da rievocare, disposta ad accettare l’autonomia e la spontaneità della scrittura che vive di vita propria, Oates porta avanti la sua missione.

Le parole sono come uccelli selvatici: vengono quando vogliono, non quando sono chiamati. Anche se si sentono le loro grida in lontananza, è impossibile chiamarli a raccolta. Lo sforzo vi lascerebbe esausti.

In appendice, foto tratte dall’album di famiglia mostrano la fisionomia dei volti delle persone menzionate. Un inserto che arricchisce l’opera, ma forse, ancora di più, un elemento indispensabile all’autrice stessa.

perché quando sosteniamo di ricordare il passato quasi sicuramente stiamo ricordando le nostre foto preferite, sulle quali a un passato da lungo tempo sbiadito è stata data immortalità visiva.

Il libro è denso e corposo, ma sul finire la narrazione si dirada. L’autrice compila degli elenchi: di cibi, di odori, di cose… Un tentativo, quest’ultimo, di dare forma all’inafferrabile, dove le parole diventano come oggetti sparpagliati, pronti a essere raccolti. Magari dentro a un altro libro.

I paesaggi perduti. Romanzo di formazione di una scrittrice
Joyce Carol Oates
traduzione di Katia Bagnoli
Mondadori – collana Scrittori italiani e stranieri
Pagine 313

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *