L’AUTUNNO È L’ULTIMA STAGIONE DELL’ANNO di Nasim Marashi

Teheran, giorni nostri, tre amiche affrontano, ognuna a modo proprio, piccole e grandi sventure. Non si parla di guerra, né di miseria. Le protagoniste de L’autunno è l’ultima stagione dell’anno appartengono, se possibile, ai “privilegiati”, ma si trovano in un limbo, combattute tra valori antichi e valori moderni, tra desideri propri e aspettative altrui. Nasim Marashi, pur mantenendo sullo sfondo alcuni elementi della storia e della cultura del suo popolo, sembra mostrarci come, in fondo, la vita delle ragazze iraniane alla soglia dei trent’anni, non sia poi così diversa da quella delle coetanee italiane.
Leila, Shabane e Rogia si conoscono dai tempi dell’università, si sono laureate in ingegneria e, a eccezione di Leila che può permettersi di non lavorare, hanno un impiego coerente con i loro studi. Ma questo non basta per essere felici. Continua a leggere

IO NON MI CHIAMO MIRIAM di Majgull Axlesson

Ha appena spento le candeline del suo ottantacinquesimo compleanno e ricevuto in dono un bracciale con inciso il suo nome quando, un’elegante signora svedese, pronuncia quelle parole che per molto tempo non ha mai osato dire: «Io non mi chiamo Miriam».

Miriam inclina il bracciale e vede l’incisione. […] “è un pezzo d’artigianato zingaro”, dice Thomas. “Rom, quindi”, precisa Camilla.

Miriam avverte un fremito dentro di sé e altri nomi vengono a galla nello spazio. Ecco Anuscha che ride, gli occhi scuri che scintillano mentre attraversa di corsa il cortile. Ecco il sorriso scavato di Else che si presenta con tanto di cognome, come se Miriam fosse qualcuno che merita una presentazione. Else Nielsen. Ecco una sorvegliante che solleva la frusta e urla. Mi chiamo Binz! Imparatelo una volta per tutte, perché non ho intenzione di ripetervelo! Ecco suo fratello che la fissa con un’ultima domanda nello sguardo. Perché hai quell’aria inorridita, Malika? Sono io, Didi, il tuo fratellino.

Tutto parte da qui. Miriam è Malika e Malika è stata una ragazzina rom nata e cresciuta in Germania.

Il romanzo, dopo questa verità, alterna una narrazione che riporta a galla un passato tormentato e doloroso, quello della piccola Miriam, con il presente, nel quale Miriam tenta di ripercorrere la sua storia raccontandola alla nipote Camilla. Continua a leggere

I PAESAGGI PERDUTI. ROMANZO DI FORMAZIONE DI UNA SCRITTRICE di Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates si è lasciata alle spalle i personaggi fittizi e ha scritto un memoir: un collage di momenti, di legami, di luoghi e di stati d’animo. Quegli stati d’animo che Pessoa descriveva come paesaggi.
I paesaggi perduti è un libro in cui si avvertono la fatica del ricordo e la malinconia del dimenticato. La volontà di preservare, insieme alla difficoltà di tenere tutto insieme.

Quel che rimane impresso è il caso o l’evento isolato, che ha colpito e non si è ripetuto, racchiuso nell’ambra, e di rado seguito dal ritorno a casa, dalla cena, dalle osservazioni scambiate, dall’indomani mattina; non la routine, bensì ciò che se ne distacca. Il che spiega perché l’impresa di scrivere un memoir sia così costellata di pericoli, e perché anche i momenti in cui lo sforzo viene ripagato abbiano una sfumatura di nostalgia: Abbiamo dimenticato quasi tutta la nostra vita. Tutti i nostri paesaggi si perdono ben presto nel tempo.

I ricordi non sono mai definiti, “si confondono come caratteri di stampa bagnati”, ma mantengono sempre una collocazione spaziale. Il cammino di formazione dell’autrice segue un graduale cambio di scenario: dall’America rurale, quasi onirica nella sua immobilità hopperiana, a quella urbana e caotica delle grandi metropoli. Continua a leggere

L’ANALFABETA di Agota Kristof

Aprendo L’analfabeta bastano poche righe e subito siamo in una dimensione altra, una dimensione fatta di sensi che si accavallano e contaminano, in un’infanzia fatta di odori, colori e sapori piccoli, domestici, intimi:

L’aula di mio padre sa di gesso, di inchiostro, di carta, di quiete, di silenzio, di neve, anche in estate. La grande cucina di mia madre sa di bestia macellata, di carne bollita, di latte, di marmellata, di pane, di biancheria umida, di pipì dell’ultimo nato, di fermento, di rumori, di calore estivo, anche in inverno.

Ma soprattutto è un libro sulle parole, un racconto autobiografico sulle parole della piccola Agota, che fin da bambina legge e legge, racconta storie da lei inventate al fratello più piccolo e ancora legge: “Leggo. È una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi”. Legge per il nonno che orgogliosamente la fa esibire davanti ai vicini “E io leggo. Correttamente, senza errori, alla velocità che vogliono loro”. Continua a leggere

GILGI, UNA DI NOI di Irmgard Keun

Gigli, una di noi di Irmgard Keun è uno di quei romanzi “ritrovati”, letteralmente risorto dalle sue ceneri. Bruciato dai nazisti nei roghi del 1933, in Italia ha conosciuto un periodo di diffusione che ne ha tuttavia deformato il messaggio, con un intervento di censura fortemente invasivo. Si è dovuto attendere il 2016 per avere una traduzione fedele e integrale, firmata Annalisa Pelizzola per L’orma editore.
La copertina rosa antico, raffigurante una donna slanciata ed elegante, nell’atto di camminare assorta nei suoi pensieri, prefigura la felice commistione tra forza e grazia che sprigiona da ogni pagina.
Gilgi (Gisela Kron all’anagrafe) è una ventenne solare e risoluta. Se ne va in giro per Colonia con un cappello e una macchina da scrivere. Di lavoro fa la stenotipista. Viene da una famiglia piccolo borghese e, sebbene viva con i suoi, gode di una certa indipendenza alla quale non rinuncerebbe per nulla al mondo. Strenuamente convinta che la meritocrazia possa estendersi a tutti gli ambiti della vita, si dà da fare per mantenere un’immagine di sé basata su una rigida, quanto entusiastica, disciplina del corpo e della mente. Eppure Continua a leggere

LE LUNE DI GIOVE di Alice Munro

Ci sono almeno due tipi di letture: quelle voraci come il pasto di un affamato, quelle lente come una tisana da sorseggiare senza fretta. La raccolta di racconti Le lune di Giove appartiene al secondo tipo. L’opera del premio Nobel Alice Munro cattura lentamente, senza sconvolgimenti. Ci si intrattiene con lei in uno stato di benessere superficiale per avvertire, poi, un profondo effetto benefico che va ben oltre il piacere meramente estetico.
Dodici storie, introdotte da quella che potrebbe essere una saga: I Chaddeley e i Fleming. Due racconti sulla famiglia, un composto mai del tutto amalgamato dove è possibile operare un’ideale divisione “cellulare“ tra il microcosmo della madre e quello del padre, diversi e distanti come solo le individualità che formano una coppia sanno essere. Un possibile leitmotiv di questa raccolta, dove si incontrano perlopiù donne immuni dagli ingenui eccessi della passione. Continua a leggere

IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood

Il 26 settembre è approdata in Italia la serie statunitense The Handmaid’s Tale: trasposizione televisiva dell’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1985 ma, in Italia soprattutto, è rimasto pressoché nell’ombra fino all’annuncio della serie diretta da Bruce Miller e interpretata da Elisabeth Moss. Agli ideatori va sicuramente il merito di aver riportato in auge un romanzo distopico minacciosamente attuale.
Fine del Ventesimo secolo, Stati Uniti d’America: nell’ex Stato del Maine vige un regime totalitario di matrice teocratica, il regime galaadiano. Tutto ha cambiato nome: una rigorosa terminologia di derivazione biblica ha contaminato ogni cosa, dai negozi alle persone. La più grossa preoccupazione della Stato è quella di porre fine al “flagello” dell’infertilità, causata dalle radiazioni atomiche e da un “abuso” di varie forme di contraccezione e controllo delle nascite. Il peggior peccato-crimine è l’aborto: i medici che lo hanno praticato vengono condannati a morte, così come pure gli omosessuali e dissidenti. Da una tale situazione si è fatta strada una “rinnovata” concezione della donna: non persona, ma mero contenitore. A ogni Comandante (la più alta carica politica) la cui moglie è considerata sterile, viene assegnata un’ancella. Le Ancelle sono donne fertili, marchiate dal loro passato di ragazze madri, lesbiche, adultere, che devono provvedere a garantire una progenie alle coppie più “sfortunate”. L’assurdo triangolo comandante-moglie-ancella trova la sua legittimazione nel mito, narrato nella Genesi, di Giacobbe, Rachele e la serva Bilha. Poco importa se la sterilità riguarda l’uomo e non la donna, di questo non si fa mai apertamente ammissione. Alle ancelle vengono date solo tre possibilità per concepire, fallite le quali il loro destino diventa ancora più sinistro. Continua a leggere

IL SALTO di Sarah Manguso

Il salto di Sarah Manguso, edito da NN Editore, è un profondo memoriale e una lunga riflessione dedicata all’amico Harris e, soprattutto, alla morte.

Sto lavorando a un libro su un uomo che si butta sotto un treno. Non ho nessun interesse a scrivere una storia vera sull’impalcatura artificiale di una trama, ma qual è la storia vera? Il mio amico è morto. Questa non è una storia.

In poche pagine cariche di parole, lacrime e dolore l’autrice tenta di ricostruire le ore vissute da Harris prima del Grande Salto, quando decide di buttarsi sotto un treno della metro il 23 luglio 2008. Solo dopo tre anni Sarah decide di iniziare a porsi delle domande e di non ascoltare più la paura di trovare delle risposte e nel farlo non crea una ricostruzione cronologica dei fatti, ma ci presenta un continuo e disordinato flusso di pensieri.

Mi ero tanto sforzata di dimenticare la morte di Harris che ormai i ricordi sono vaghi, erosi dal tempo, ricoperti dalla polvere di tutto quello che è accaduto poi. Ma ora voglio ricordarla, e impedire che mi tormenti.

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MEMORIA DI RAGAZZA di Annie Ernaux

Dopo quasi un anno, torno a scrivere di Annie Ernaux che, in questi giorni, sarà ospite al Salone del libro di Torino.
Ne L’altra figlia al centro della narrazione c’era l’infanzia, con Memoria di ragazza, l’autrice francese continua a scavare nella sua vita raggiungendo un altro strato, quello della giovinezza.
Con la sua naturale capacità di accedere al passato semplicemente spostandosi “da una stanza all’altra”, Ernaux utilizza la forza evocativa di una “scrittura-anniversario” che replica sulla carta, in scala, le proporzioni del tempo e della distanza. Continua a leggere

L’ALTRA FIGLIA di Annie Ernaux

l'altrafigliaDurante l’infanzia molti hanno esperito la gravità del taciuto, dell’indicibile che costringe a fingere di non sapere o non sentire ciò che gli adulti tentano maldestramente di nascondere. All’origine della storia della Ernaux c’è proprio questa sorta di perturbante, nell’accezione freudiana: l’estraneo, rimosso, eppure familiare che genera spaesamento.

Negli anni Cinquanta, secondo una regola implicita era proibito interpellare i genitori, o gli adulti in generale, su ciò che non volevano che sapessimo ma che in realtà sapevamo già

L’autrice francese, nota per la sua capacità di trasformare istanze autobiografiche in spunti di riflessione esistenziale, ha scritto una lettera alla sorella mai conosciuta. Una lettera di cui noi lettori siamo destinatari quasi per errore, degli intrusi che dopo essersi imbattuti per caso nella corrispondenza altrui non riescono a smettere di leggere. Continua a leggere

COME LEGGERE UN LIBRO di Virginia Woolf

come-leggere-un-libro-virginia-woolfSe si pensa a Viriginia Woolf, molto spesso ci viene in mente la figura di una donna intellettuale, colta e un po’ snob. Ma leggendo il prologo e i due saggi di questo piccolo libro edito da Passigli, intitolati Come si dovrebbe leggere un libro? uscito nel 1926 sulla Yale Review e Che effetto fa un contemporaneo uscito nel 1923, viene naturale chiedersi se quell’aggettivo, snob, sia davvero così fondato.

Questo perché in questi saggi non c’è davvero niente dello snobismo di certi critici/intellettuali. Al contrario, sin dal prologo, l’autrice si trova perfettamente concorde con Samuel Johnson, che dalla sua posizione di critico e saggista, affermava: “è al senso comune dei lettori, non corrotti dai pregiudizi letterari, che alla fine deve essere rimessa l’attribuzione dei massimi onori poetici”. Il concetto di lettore comune, ovvero di colui che legge per il proprio piacere, senza impartire lezioni o cercare di cambiare il giudizio del prossimo, è alla base di questi due saggi.

Nel primo, Come si dovrebbe leggere un libro?, che fu scritto in occasione di una conferenza in una scuola femminile, la Woolf inizia affermando che l’unico consiglio su come leggere un libro è quello di non accettare consigli, ma piuttosto di abbandonarsi al proprio personale istinto per trarre poi le proprie conclusioni. Questo perché la qualità più importante in un lettore è proprio la sua indipendenza che, comunque, va controllata ed educata per poter trarre il meglio dalle proprie letture. Continua a leggere

LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI di Lucia Berlin

150055571-f507e4b7-b771-4469-abb3-50982f6f708aPer poter scrivere racconti come quelli di Lucia Berlin bisogna aver vissuto una vita come la sua. Bisogna aver esplorato più strade e aver guardato le cose con occhi sempre diversi. Bisogna essere nati in Alaska e aver vissuto in Messico, passando per il Cile e la California. Bisogna aver indossando i panni della donna delle pulizie, così come quelli dell’alcolista. Aver vissuto una vita dai tanti volti e una sola identità. Fatto diversi lavori e tutti apprezzati in quanto modi differenti e unici di stare al mondo.

Amo le case, le cose che mi raccontano, e questo è uno dei motivi per cui non mi dispiace fare la donna delle pulizie. É proprio come leggere un libro.

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SEMBRAVA UNA FELICITÀ di Jenny Offill

sembrava-una-felicità-jenny-offill-NNERaccontare una storia d’amore, un matrimonio, una vita e le sue difficoltà, una storia come tante. Ecco, Jenny Offill con Sembrava una felicità fa questo. In modo magistrale.

È un romanzo caratterizzato da una narrazione meticcia, fatta di una prosa diaristico-poetica sprigionata dai pensieri della protagonista che ci fa attraversare la sua esistenza balbettando parole sue che si mischiano a citazioni aperte e nascoste, mimetizzate in questa narrazione anomala e in apparenza disarticolata.

La protagonista è una donna ambiziosa che vuole diventare una scrittrice bravissima, e infatti: “il giorno in cui ho compiuto ventinove anni ho consegnato il mio primo libro. Se non mi sono ingannato…. Ma poi le cose accadono, e stravolgono i piani, anche i meglio congegnati.

Il mio piano era di non sposarmi mai. No, io volevo diventare un mostro d’arte. Le donne non diventano mai mostri d’arte, perché i veri mostri d’arte si preoccupano solo d’arte e mai di cose terrene. Nabokov non si chiudeva nemmeno l’ombrello, era Vera che gli leccava i francobolli.

Incontra un uomo e si sposa e ha una figlia e finisce per tenere corsi di scrittura.

Alcune donne lo fanno sembrare così facile, quel modo di scrollarsi l’ambizione di dosso come se fosse un cappotto costoso che non va più bene

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IL BUIO OLTRE LA SIEPE di Harper Lee

Il buio oltre la siepeL’attesa per l’uscita in Italia del sequel Va’ metti una sentinella prevista per il 19 novembre in edizione Feltrinelli è talmente elevata che mi ha spinto a leggere un classico della letteratura americana: Il buio oltre la siepe (titolo originale “To Kill a Mockingbird”  – Uccidere un usignolo). Conoscevo poco della figura di Harper Lee e i commenti che avevo ricevuto su questo romanzo scritto negli anni ‘60 erano tutti entusiastici.

Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.

La storia è ambientata nell’Alabama degli anni ’30 in un paese chiamato Maycomb ed è narrata dalla voce sfrontata e innocente della protagonista, Jean Louise detta Scout, una bambina che vive con il fratello più grande Jem, il padre avvocato Atticus Finch (portato sullo schermo nella versione cinematografica da Gregory Peck che con quest’interpretazione vinse l’Oscar) e la governante di colore Calpurnia. Continua a leggere

IL GIUNCO MORMORANTE di Nina Barberova

giunco-mormorante-berberova“Dicembre –La cosa peggiore è la verginità. Qualcosa di mostruoso, che suscita disgusto, ripugnanza, ribrezzo. Non aprirsi mai a nessuno è assolutamente contro natura”.

Così un frammento da Il quaderno nero, il ‘diario’ di Nina Berberova, un frammento di grande lucidità e forza, direi quasi resistenziale. Con poche e chiarissime parole riesce a evocare un mondo dandone allo stesso tempo un’interpretazione e una via di soluzione possibile.

Il quaderno nero è un libro bello e particolare che sto leggendo e rileggendo a tratti, senza seguire un qualsivoglia filo logico. Lo apro, salto
qua e là e poi mi fermo su poche pagine e lo richiudo. Ho preso questo libro per un motivo preciso, dopo aver letto Il giunco mormorante ho sentito la necessità, la voglia di capire di più, cercare di capire meglio Nina Berberova.

Il giunco mormorante è un breve romanzo che ha una qualità rara: continua ad agire. Lo si legge rapidamente godendo di una scrittura agile e asciutta, fatta di cose semplici, quotidiane, ma anche quando si arriva in fondo e non c’è più nulla da leggere, il libro rimane lì e lavora. Continua a leggere