LA DISUBBIDIENZA di Alberto Moravia

Sotto la pioggia dei rimproveri e dei cattivi voti, provava una soddisfazione particolare, sembrandogli che quei rimproveri fossero, in realtà, elogi e quei cattivi voti buoni voti per la condotta che ormai aveva deciso di tenere. Ma nello stesso tempo non poteva fare a meno di sentirsi invaso da un’amarezza profonda, al pensiero che la sua condizione di scolaro peggiorava ogni giorno e presto sarebbe diventata irreparabile.

L’adolescenza è un periodo difficile per tutti, lo sanno bene i genitori che si trovano a combattere quasi con un altro figlio, la brutta copia di quello che, solo ieri, era un tranquillo e adorabile bambino. Ma poi scatta qualcosa, una crepa inizia a spaccare il verro, a impossessarsi centimetro dopo centimetro della bellezza dell’equilibrio, il rumore sordo della sua avanzata rimbomba ovunque, nulla può fermarla, e inevitabilmente… frammenti! Tutto si trova distrutto, distorto, tutto è confuso, l’adolescente è inaccessibile persino a sé stesso. Continua a leggere

FRANCO FORTINI (10 settembre 1917 – 28 novembre 1994)

FOGLIO DI VIA

Dunque nulla di nuovo da questa altezza
Dove ancora un poco senza guardare si parla
E nei capelli il vento cala la sera.

Dunque nessun cammino per discendere
Se non questo del nord dove il sole non tocca
E sono d’acqua i rami degli alberi.

Dunque fra poco senza parole la bocca.
E questa sera saremo in fondo alla valle
Dove le feste han spento tutte le lampade.

Dove una folla tace e gli amici non riconoscono. Continua a leggere

IL DEMONE A BESLAN di Andrea Tarabbia

Voglio dire che non so perché scrivo. Nel caso in cui qualcuno leggesse questa cronaca, so perfettamente che potrà usarla contro di me non appena se ne presenterà l’occasione. Ma a questo punto non ho niente da perdere – io non ho mai avuto niente da perdere-, e dunque scrivo […] Scrivo piccolissimo per farci stare il maggior numero di cose possibile.

Vincitore della 57esima edizione del premio Campiello con Madrigale senza suono, Andrea Tarabbia non ha bisogno di presentazioni. Tuttavia, ho scelto di leggere il meno famoso Il demone a Beslan, (Bollati Boringhieri), perché incuriosita dalla “seconda vita” che l’autore ha voluto regalare a questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2011, ma anche e soprattutto perché rappresenta il suo “romanzo-matrice”, il punto da dove ha sviluppato un’idea personale di letteratura (https://andreatarabbia.wordpress.com). Continua a leggere

TEMPO DI UCCIDERE di Ennio Flaiano

Ero meravigliato d’essere vivo, ma stanco di aspettare soccorsi

Fin dalla prima riga Flaiano, abile realista, ci introduce nel mondo della coscienza, quel mondo allegorico, confuso, enigmatico che solo la malinconica Africa avrebbe potuto accogliere e raccogliere. L’Africa esoterica, lontana, amante di notte e nemica di giorno, colonizzata dai fascisti, cancellata nel suo significato dalla mano dell’uomo che ne confonde i contorni, ospite alieno di una natura che non ha niente a che spartire con lui. Ma per Flaiano l’Africa è tutto tranne uno spazio geografico o il luogo dei vincitori: l’Africa è allegoria, posto in cui la coscienza può compiere il suo viaggio spennellato di dubbi, errori, sentieri e scorciatoie mortali; e così la mente del protagonista si arrampica tra congetture, illusioni e pensieri. Il caldo che soffoca e accende le voglie, la città di A così pittoresca da sembrare un’allucinazione e un protagonista lontano, chiuso nell’enigma della natura, inghiottito da tutto ciò che lo circonda e come chi, cade nelle sabbie mobili e dimenandosi per uscirne ne rimane sempre più invischiato, così lui, che si dimena e si tormenta per fuggire, per correre e salvarsi da sé stesso. E poi l’apparizione della donna, di Miriam, gazzella africana dal turbante bianco, di lei poche cose: una pozzanghera che la lava, la nudità selvaggia del suo corpo e il rimorso che s’incarna nel dubbio. Dopo Miriam è tutto un equivoco che lo porterà fino al silenzioso, e per questo inquietante, Johannes curatore di sensi di colpa e padre di Miriam. Continua a leggere

SAINT-JUST. LA VERTIGINE DELLA RIVOLUZIONE di Stenio Solinas

L’orecchino. Nei due Saint-Just esposti al Musée Carnevalet, orna rispettivamente il lobo sinistro e quello destro, un dandismo più da pirata che da rivoluzionario, ma più da rivoluzionario che da aristocratico.

Riyoko Ikeda è una delle più conosciute autrici di manga giapponesi e nel suo Versailles No Bara (Le rose di Versailles – ed. J-Pop 2020), pubblicato tra il 1972 e il 1973, si incontra il personaggio di Saint-Just. Nel fumetto è un giovane efebico con occhi neri e luminosi, di forma allungata, ciglia ricurve e capelli corvini, indossa camicie ampie, aperte sul petto, e la famosa cravatta. In Saint-Just, la vertigine della rivoluzione, ed. Neri Pozza – collana Il Cammello Battriano, Stenio Solinas ce lo presenta, dopo un accurato studio della ritrattistica e della storiografia, come un giovane con  un bel volto dai tratti tipicamente maschili, per niente effeminato, per nulla incerto” e con “una taglia media, un corpo sano” esaltati da un’eleganza ricercata: sono unici la lunga cravatta che gli copre il collo e l’orecchino, caratteristiche che lo rendono riconoscibile ai contemporanei e ai posteri. Tuttavia, il mito di Saint-Just nasce soprattutto dal confronto con le altre figure rappresentative della rivoluzione francese dalle quali si discosta non solo fisicamente ma anche per un’eloquenza efficace e tagliente e per una condotta sobria. Continua a leggere

Intorno al Manga: QUARTE DI NOBITÀ e I BORBORIGMI DI UN’ANIMA. LETTERE A LUCIANO ANCESCHI

Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose, un massacro commercialmente attendibile, infine un mezzo per cui il così detto autore può dar sfogo alla parte più cruda della sua ambivalenza verso quei libri, di cui egli sa meno di chiunque altro.
La presente scelta è tale solo nel senso che a questa parola danno il norcino e il trippaiolo; ma vi è in più una sfumatura cannibalesca che non dovrebbe andar perduta, una grazia rancorosa, un furore quale si può avere solo per «le proprie viscere», e di cui i fratellini Atreo e Tieste non erano inconsapevoli, ed al cui convito l’estensore della presente nota attende d’essere cortesemente invitato.

Quarte di nobiltà è un libro che probabilmente non piacerà a tutti, forse piacerà a pochi, ma a quei pochi piacerà molto. I motivi prinicpali sono due: strutturalmente ha la peculiarità di essere una raccolta di quarte di copertina; il secondo motivo è che l’autore di questo strano libro composto di quarte è il Manga, ovvero: Giorgio Manganelli, scrittore forse non conosciutissimo dal grande pubblico ma con un suo seguito di appassionati, traduttore e critico letterario, un uomo di lettere a tutto tondo con un’idea forte su cosa significhi fare letteratura. Continua a leggere

ZODIACO STREET FOOD di Heman Zed

Se volete passare qualche ora in compagnia di un noir divertente, con un buon ritmo e che vi faccia anche sorridere, vi consiglio caldamente Zodiaco Street Food di Heman Zed, appena pubblicato da Neo Edizioni.

Vi innamorerete (ironicamente parlando, ovvio) di Romeo Marconato, un ruspante gangster di provincia con trascorsi nella Mala del Brenta, dai modi spicci e dal linguaggio sanguigno e sgangherato. Il Nostro campa (alla grande) gestendo con metodi poco ortodossi una squadra di furgoncini che vendono panini luridi (lo Zodiaco Street Food che dà il titolo al romanzo).

Ma, esclusi gli affari, non è che il Marconato se la cavi proprio bene: ha una moglie che lo tradisce e un figlio rimasto inebetito in maniera irreversibile dagli stupefacenti (le pagine che delineano l’evolversi del rapporto padre-figlio sono le uniche in cui il sentimento del lettore può virare alla compassione)

Non era mai stato un bambino facile, Moreno Angus. Già qualche giorno dopo l’ingresso alla scuola elementare la maestra aveva chiamato a udienza Gigliola per parlarle delle difficoltà di integrazione del figlio: non voleva stare al banco con nessuno e, se contraddetto, non esitava a menare le mani con compagni, maestra e bidelli.

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ANCORA UN DOMANI. RACCONTI IN 3D di Guido Vianello

Per il suo terzo libro Vianello accantona (speriamo provvisoriamente) il commissario Silvestri (http://www.84charingcross.com/i-racconti-del-commissario-silvestri-indagini-nella-venezia-metropolitana-di-guido-vianello/) per proporci un’esplorazione nella realtà in 3D. Il calembour del sottotitolo Racconti in 3D ci fa presagire una narrazione che si sviluppi sulle tre coordinate spaziali, ma l’autore – attribuendo una ambivalenza semantica a quel 3D – allude a uno spazio interiore che si sviluppa lungo le coordinate esistenziali da lui denominate: Dinamiche, Dettagli, Diari. Ecco svelato il senso di quel sottotitolo così coerente con la tendenza dell’autore a giocare con le parole e con il loro significato.

Nell’ultimo racconto Quadro, dove si parla di una tela del Tintoretto (ancora una plurivalenza semantica: quadro/tela, quadro/cornice, quadro/insieme) nel dialogo tra lo zio e il nipote ci viene consegnata la chiave di lettura: “… è come se ci muovessimo in uno spazio triangolare, definito da dinamiche collettive, dettagli accidentali, diari sentimentali”. Ovvero le nostre esperienze si muovono dentro a questo schema a 3D, analogamente al nostro muoversi nello spazio.

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BIAGIO MARIN (29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985)

Per le stràe
solesàe
bon odor xe de viole.

El gno cuor
’na canson
canta sensa parole.

La morte la me dise
che la xe un’ilusion;
ma un svolo de silise
rasenta un barcon.

Mámola, boca bianca, 
ma rii, ma rii, ma canta,
ch’el cuor el se spalanca
in ’sto ragio de sol.

Per le strade / soleggiate / c’è buon odore di viole. // Il mio cuore / canta / una canzone senza parole. // La morte mi dice / che è un’illusione; / ma uno svolo di rondini / rasenta un balcone. // Fanciulla, bocca bianca, / ma ridi, ma ridi, ma canta, / ché il cuore si spalanca / in questo raggio di sole.

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IL DISPREZZO di Alberto Moravia

La felicità è tanto più grande quanto meno la si avverte. Sembrerà strano, ma in quei due anni mi parve talvolta persino di annoiarmi. Certamente, poi, non mi resi conto che ero felice. Mi sembrava di fare cosa che tutti fanno: amare la propria moglie ed esserne amato; e quest’amore mi sembrava un fatto comune, normale, ossia per nulla prezioso; proprio come l’aria che si respira e ce ne è tanta e diventa preziosa solo quando viene a mancare.

Alberto Moravia con Il disprezzo (1ª ed. 1954) ci ha regalato un grande romanzo realistico, vivo, pulsante. Centro focale è il rapporto di coppia: il rapporto coniugale tra il protagonista, Riccardo Molteni e sua moglie Emilia. Un rapporto quasi perfetto, dove ogni ingranaggio è oliato dalla stima reciproca e dall’amore, ma  poi, un’incrinatura, una crepa che via via si fa strada crea dubbi, angosce, i comportamenti cambiano, le parole seppur attutite dall’abitudine assumo un tono falso, improvvisamente niente è più come prima.

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PSYCHOKILLER di Paolo Roversi

«Cos’è quella faccia, Gaia?»
«Niente, dottore.»
«Sono un comportamentista, lo sai che capisco benissimo quando menti!»
Lei accenna un sorriso amaro: le toccherà rimanere nelle retrovie anche oggi, occupandosi di qualche indagine di poco conto.
«Ha un caso importante da affidarmi?» chiede scoraggiata.
«Tutti lo sono.»
I due si scambiano una lunga occhiata finché lei abbassa lo sguardo.
Bernardi spinge il fascicolo verso la poliziotta. «Vedrai che sarà interessante.»

Thriller, definìzione da Treccani:
Narrazione o spettacolo (teatrale, cinematografico, televisivo) che sviluppa un intreccio poliziesco o comunque fortemente emotivo, avvalendosi dei procedimenti tipici della suspense così da produrre, nei lettori o spettatori, tensione, brivido o addirittura terrore.

Se tu lettore cerchi tutto quello che si trova nella definizione di thriller, allora l’ultimo libro di Paolo Roversi dal titolo Psychokiller fa per te. 

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FRATELLI di Simone Marcuzzi

Arrivo a pagina 363. L’ultima.
Chiudo il libro, guardo avanti a me, senza fissare un punto preciso, faccio partire un respiro profondo e penso “Ci vuole coraggio a scrivere cosi”. Forse dovrei finire qui la recensione di Fratelli, ultimo libro di Simone Marcuzzi edito per DeA Planeta, perché forse quelle parole per me basta e avanzano.
Eppure la storia che si sviluppa nelle pagine del libro non è quello di un eroe, non ci sono azioni da film americano di cassetta, ma solo i rapporti all’interno di una famiglia del nordest, come ce ne sono tante: madre, padre, due figli. I due fratelli del titolo.
All’interno di una gruppo famigliare quante sono le cose non dette? Quelle che non si svelano, ma che sono presenti con tutto il loro peso? Marcuzzi le fa vedere, le pesa, le racconta. Le affronta.

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PANE E FERRO di Massimiliano Santarossa

Preludio     
Incontro Max alla stazione dei treni di Mestre. Oggi presenteremo il suo nuovo romanzo e io sono un po’ emozionata. Mi sorride con il suo immancabile cappellino in testa e mi porta a bere un bicchiere di vino. Le premesse per una presentazione di successo ci sono tutte.

Svolgimento  
Davanti a un pubblico accorso numeroso, dopo quattro anni, torna Massimiliano Santarossa, tra gli scrittori più estremi del Nordest per i temi letterari e per come li tratta. È l’ennesima data di una tournée che lo impegna da mesi, e che stasera lo accompagna qui alla Feltrinelli di Mestre per raccontarci questo romanzo famigliare di quasi quattrocento pagine, sul nostro Novecento, “Pane e Ferro”.
Ho presentato Santarossa più volte, ci conosciamo da anni e l’amicizia e la spontaneità che ci lega mi permettono di affrontare da subito un tema delicato: aveva dichiarato di smettere con la scrittura, invece siamo a presentare questo libro che sin dalla sua uscita ha trovato d’accordo critica e pubblico con una accoglienza
molto calorosa.

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LA REVISIONE di Federico Leva & Christian Pastore

le conclusioni affrettate non fanno bene allo stato di salute della realtà, uno stato di salute assai precario, anche se la realtà non è certo come una palazzina, che basta una fuga di gas e bum, scoppia e poi crolla. Ciò nonostante la realtà si è fatta liquida, ormai lo sanno tutti, il che significa fra le altre cose che più la dai per scontata, più ti sommerge. Quindi legga, commissario, legga. E come ho fatto io da cima a fondo.
La loro corrispondenza era cominciata a settembre, a settembre dell’anno scorso.

Per uno scrittore esordiente cosa ci può essere di meglio che ricevere un giudizio lusinghiero sul proprio lavoro da un grande romanziere, un romanziere così grande che è sparito dalla scena letteraria (e non solo letteraria) da decenni, talmente grande che i suoi libri sono ormai introvabili?

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NON C’È STATA ALCUNA BATTAGLIA di Romolo Bugaro

Dove finiscono le infinite possibilità che la gioventù fa intravedere? Cosa diventano tutte le speranze che nascono in quel periodo? E gli amori come si trasformano?

Romolo Bugaro prova a raccontarlo nel suo ultimo romanzo Non c’è stata alcuna battaglia (Marsilio Editore).

Adolescenti a fine anno scolastico in continuo movimento in un rincorrersi tra motorini e vespe, in compagnie tra piazze e panchine, ristori, ritrovi e feste.

Nel raccontare questi vagabondaggi, Bugaro delinea i caratteri dei personaggi, esseri distinti, ma che crescono assieme. Ragazzi che devono ancora decidere che direzione prendere, cosa essere, cosa scegliere, e per questo sono belli, ognuno con le proprie particolarità.

Da un lato la militanza politica, spesso violenta; dall’altra l’eroina, che in quegli anni si infila nelle vene di tanti. In mezzo il riflusso, il divertimento. Continua a leggere