BIAGIO MARIN (29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985)

Per le stràe
solesàe
bon odor xe de viole.

El gno cuor
’na canson
canta sensa parole.

La morte la me dise
che la xe un’ilusion;
ma un svolo de silise
rasenta un barcon.

Mámola, boca bianca, 
ma rii, ma rii, ma canta,
ch’el cuor el se spalanca
in ’sto ragio de sol.

Per le strade / soleggiate / c’è buon odore di viole. // Il mio cuore / canta / una canzone senza parole. // La morte mi dice / che è un’illusione; / ma uno svolo di rondini / rasenta un balcone. // Fanciulla, bocca bianca, / ma ridi, ma ridi, ma canta, / ché il cuore si spalanca / in questo raggio di sole.

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NELLY SACHS (10 dicembre 1891–12 maggio 1970)

[All’albeggiare]

All’albeggiare,
quando un uccello prova il suo risveglio –
comincia l’ora dello struggimento,
per la polvere che morte ha abbandonato.

Ora delle nascite,
che partorisci con doglie, in cui si forma
la prima costola di un altro uomo.

Amato, lo struggimento della tua polvere
trapassa in un turbine il mio cuore.

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GABRIELA MISTRAL (7 aprile 1889 – 10 gennaio 1957)

L’amore che tace

Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con le parole, rotondo e sicuro;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana, così oscura!

Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.

Io sono come uno stagno ricolmo
e a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che l’entrare nella morte!

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MARIANNE MOORE (15 novembre 1887 – 5 febbraio 1972)

NON CIGNO TANTO BELLO

«Non acqua tanto ferma quanto
le morte fontane di Versailles». Non cigno,
con cupo cieco sguardo sospettoso
e gambe di gondoliere, tanto bello
quanto il cigno di liscia porcellana, con i suoi
occhi ambrati e il suo aureo collare 
dentellato, a dimostrare di chi fu l’uccello.

Ritto sopra l’arboreo candelabro
Luigi Quindicesimo, di boccioli dipinti
di celosie, dalie,
ricci di mare e sempreverdi,
sta posato sulla spuma ramosa
di lucidi fiori
scolpiti — serenamente, e alto. Il re è morto.

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CRISTINA CAMPO (29 aprile 1923 – 10 gennaio 1977)

Passo d’addio

For last year’s words belong to last year’s language
and next year’s words await another voice.

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.

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GIOVANNI RABONI (Milano, 22 gennaio 1932 – Parma, 16 settembre 2004)

Da LE CASE DELLA VETRA (1955-1965)
Cinema di pomeriggio

Quasi sempre, a quest’ora
arriva gente un po’ speciale (però
di buonissimo aspetto). Chi si siede
ma poi continua a cambiar posto,
chi sta in piedi, sul fondo della sala, e fiuta,
fiuta rari passaggi, la bambina
mezzo scema, la dama ch’entra sola,
la ragazza sciancata… Li guardo per sapere
che storia è la loro, chi li caccia. Quando
viene la luce penso che il cuore
gli si deve contorcere cercando
d’esser salvo più in là, di sprofondare
nel buio che torna tra un minuto Continua a leggere

EDITH SÖDERGRAN (4 aprile 1892 – 24 giugno 1923)

Vierge moderne
Non sono una donna. Io sono una cosa neutra.
Sono un bambino, un paggio e una decisione ardita,
sono un ridente sprazzo di un sole scarlatto…
Sono una rete per tutti i voraci pesci,
sono un brindisi all’onore di tutte le donne,
sono un passo verso il caso e la perdizione,
sono un salto nella libertà del sé…
Sono il bisbiglio del sangua all’orecchio dell’uomo,
sono un brivido dell’anima, e della carne, brama e diniego,
sono un’insegna d’accesso a nuovi paradisi.
Sono una fiamma, incerta e audace,
sono un’acqua, che non si spinge oltre le ginocchia,
sono fuoco e acqua in leale rapporto senza condizioni… Continua a leggere

ELISABETH BISHOP (8 febbraio 1911 – 6 ottobre 1979)

Chemin de fer

Da sola lungo i binari
camminavo col cuore in tumulto.
Le traverse erano troppo vicine
o forse troppo lontane tra loro.

Un povero scenario; cespugli
di pini e di querce; al di là
delle foglie verdi e grigie
vidi il piccolo stagno

dove vive lo sporco eremita,
stendersi come un’antica
lacrima che si tien strette
di anno in anno lucidamente le ferite. Continua a leggere

RAINER MARIA RILKE (4 dicembre 1875 – 29 dicembre 1926)

I
Respiro, tu invisibile poema!
Spazio puro del mondo, col nostro essere
scambiato senza sosta. Contrappeso
in cui s’attua il mio ritmo.
 
Onda unica di cui
io volta a volta sono il mare;
più esiguo di ogni possibile mare –
spazio che si conquista.
 
Quante parti di questi spazi furono
già entro di me. Quanti venti
sono come miei figli.
 
Mi riconosci, aria, tu piena ancora di luoghi un tempo miei?
Tu, una volta delle mie parole
liscia scorza, rotondità e foglio.
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