LA CREPA di Claudia Piñeiro

Al suo tavolo, Pablo Simó disegna il profilo di un edificio che non esisterà mai. Come se fosse condannato a fare lo stesso sogno ogni notte, da anni rifà quel bozzetto: un palazzo di undici piani rivolto a nord.

Se leggendo le prime pagine di questo libro vi trovaste persi non ci sarebbe da stupirsi, questo libro è così: nato per farvi perdere. Si presenta come un libro giallo, eppure fin dall’inizio noi sappiamo già chi è l’assassino, quindi è necessario abbandonare i sogni di detective e la voglia di avventure rocambolesche e è necessario soffermarsi su ciò che nella vita quasi sempre ci tormenta: il perchè.

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IDDA di Michela Marzano

«Nessuno perde del tutto sé stesso, Alessandra. Pure quando non si è in grado di relazionarsi con gli altri come si faceva in precedenza, rimane sempre qualcosa.»
«Cosa?» 
«Resta quello che noi specialisti chiamiamo “i residui di sé.»

Protagonista dell’ultimo romanzo di Michela Marzano è Alessandra, insegnante di biologia a Parigi, città raggiunta dopo aver abbandonato la Puglia, dove vive con Pierre, il suo fidanzato.

Idda” chi è? Idda è Annie, la mamma di Pierre che soffre di una malattia neurodegenerativa a causa della quale sta perdendo la memoria. 

Ma Idda è anche Alessandra che attraverso gli occhi azzurri, quasi trasparenti, di Annie, tenta di ritrovare sé stessa e il suo passato. 

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LA GENTE NON ESISTE di Paolo Zardi

La gente non esiste è una raccolta di racconti (ventisette) di Paolo Zardi, uscito per la Neo. Edizioni. Lo sguardo dell’autore, acuto e scaltro, scandaglia con raffinata maestria frammenti delle vite di persone comuni, immerse in vite comuni, che fanno i conti con la quotidianità dell’esistenza. Ne risulta una carrellata di personaggi in cui ogni lettore può riconoscersi e riconoscere reazioni, atteggiamenti, modi di dire di fronte a temi come la morte, la malattia, il futuro. La compiutezza di questi racconti lascia al lettore un gusto buono in bocca, lo stesso che rimane dopo aver gustato il cibo di cui si ha voglia.

“Trovo pace solo quando vado a dormire” mi sussurrò in un orecchio; e, mentre usciva dalla cucina per raggiungere il marito in salotto, si girò verso di me e rimase sospesa per un tempo che mi sembrò lunghissimo.
“Sotto ogni cuscino c’è un Dio” disse piano.

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LE ACQUE DEL NORD di Ian McGuire

Questo romanzo non vuole compiacere il lettore, lo vuole rapire. E ci riesce benissimo: la vicenda si dipana in un carosello di personaggi gretti, con pochi ideali, egoisti che all’interno di una baleniera e fra i ghiacci artici rivelano i loro istinti bestiali. Non c’è una morale, non c’è una redenzione. Ma si segue con il cuore in gola le sorti del protagonista, il medico Patrick Sumner.

Mentre cammina, Sumner ricorda l’aula di dissezione a Belfast, quando guardava Slattery, quel vecchiaccio blasfemo, affettare felice un cadavere.  «Per ora non vi è traccia dell’anima immortale di questo tizio, giovanotti» era solito scherzare mentre rovistava e strappava, tirando fuori budella come un prestigiatore fa con le bandierine, «e neppure delle sue mirabili facoltà intellettuali, ma continuo a cercare».

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RESTO QUI di Marco Balzano

Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull’acqua morta è diventato un’attrazione turistica. I villeggianti ci passano all’inizio stupiti e poco dopo distratti. Si scattano le foto con il campanile della chiesa alle spalle e fanno tutti lo stesso sorriso deficiente. ‪Come se sotto l’acqua non ci fossero le radici dei vecchi larici, le fondamenta delle nostre case, la piazza dove ci radunavamo. Come se la storia non fosse esistita‬.

Libro straordinario che riporta a galla, nel vero senso del termine, una storia poco conosciuta del nostro Paese che meritava di essere raccontata. E Marco Balzano l’ha fatto in modo magnifico, in uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi tempi. Ha scelto di farlo attraverso una voce che riesce a far passare la Storia nella cruna dell’ago di una storia: una maestra che crede ancora alla forza delle parole come ultimo, disperato, atto di resistenza. Che prova a riportare le parole, in questa vallata del Sudtirol fatte muri, alla loro etimologia: parabole e quindi ponti. Continua a leggere