ICKABOG di J.K. Rowling

C’era una volta…

Ho cominciato a leggere i primi capitoli dell’Ickabog di J.K. Rowling la scorsa primavera, quando è stato pubblicato online durante il confinamento dovuto alla pandemia per poi continuare con il libro in edizione cartacea (Salani Editore, traduzione di Valentina Daniele), sicura che avrei ritrovato lo stesso senso di magia che mi aveva accompagnata tra le pagine di Harry Potter, la saga che l’ha resa celebre. Tuttavia, le mie aspettative fantasy sono state disattese dall’incontro con ambientazioni e personaggi realistici che mi hanno ricordato le storie che preferivo da bambina come, per esempio, “La piccola principessa” o “Senza famiglia”.

Nonostante l’iniziale delusione, la scorrevolezza della lettura ha reso facile entrare nei mondi dentro il mondo di Cornucopia e immaginare la terre ricche di Chouxville, Montecaglio, Jeroboam ma anche quella stranamente povera e oscura di “Le Paludi” con i suoi funghi poco saporiti, le pecore deperite per l’erba rinsecchita e gli abitanti semplici e miseri. Ma proprio da questa modesta estremità settentrionale del regno, arriva la leggenda che tutti conoscono, quella dell’Ickabog, l’”uomo nero” usato per spaventare bambini e adulti. Una volta dato il nome a una cosa, questa diventa viva e reale e prende forma nella fantasia di ciascuno. Continua a leggere

MISS AUSTEN di Gill Hornby

Cassandra era l’esecutrice letteraria della sorella; la custode della sua fiamma; la protettrice del suo lascito.

Sembra che Jane Austen abbia scritto migliaia di lettere ma sono poco meno di duecento quelle che possiamo leggere. Sembra sia stata Cassandra, l’amata sorella, a distruggere la parte più ingombrante dell’epistolario. Con Miss Austen (Ed. Beat, traduzione di Alessandro Zabini), Gill Hornby vuole mettere la penna nelle mani di Cassy per consentirle di raccontare la storia di Jane come avrebbe dovuto essere ma anche per renderla infine protagonista dopo la morte dell’attrice principale.

Cassandra, come una moderna consulente d’immagine, insegue il proprio obiettivo di idealizzare la reputazione di Jane fino a Kintbury, il luogo che avrebbe dovuto accoglierla da sposata, in quel breve sogno di vita ordinaria che non si è realizzato. E qui, la “semplice, buona, onesta” canonica, prima ancora delle lettere, illumina i ricordi e permette a noi di vedere meglio nella sua vita. Continua a leggere

VIRGINIA di Emanuelle Favier

Virginia, dunque, è seduta in una poltrona dall’alto schienale al centro di una stanza piena di libri, di fotografie e di oggetti che stanno acquisendo a poco a poco lo statuto di reliquie per essere stati così covati dal suo sguardo, irrorati dal suo respiro. Pensosa, contempla la sua mano splendida; tiene una sigaretta, o forse un piccolo sigaro. Virginia non teme né il caldo né le ire dell’inverno – lei pensa.

Leggere le ultime righe di Virginia di Emmanuelle Favier (editore Guanda) è stato come guardare il sipario chiudersi a nascondere la scena e gli attori alla fine della rappresentazione. Non vorresti lasciarli andare, non vorresti lasciare andare Virginia verso l’icona Virginia Woolf e la sua nota fine. In questa parte della storia, Favier ci permette di essere gli osservatori dell’inizio del tutto e di limitarci solo a sottintendere il mostro agitarsi sotto la superficie delle acque. Gli anni di Ginia, Miss Jan sono descritti l’uno dopo l’altro come una sequenza di quadri teatrali, lasciando lo spettatore/lettore a volte in prima fila, a volte in piccionaia ma sempre legato alla protagonista anche quando i suoi pensieri si perdono nei primi deliri di quella malattia mentale che l’accompagnerà per tutta la vita. Continua a leggere