IL SALTO di Sarah Manguso

Il salto di Sarah Manguso, edito da NN Editore, è un profondo memoriale e una lunga riflessione dedicata all’amico Harris e, soprattutto, alla morte.

Sto lavorando a un libro su un uomo che si butta sotto un treno. Non ho nessun interesse a scrivere una storia vera sull’impalcatura artificiale di una trama, ma qual è la storia vera? Il mio amico è morto. Questa non è una storia.

In poche pagine cariche di parole, lacrime e dolore l’autrice tenta di ricostruire le ore vissute da Harris prima del Grande Salto, quando decide di buttarsi sotto un treno della metro il 23 luglio 2008. Solo dopo tre anni Sarah decide di iniziare a porsi delle domande e di non ascoltare più la paura di trovare delle risposte e nel farlo non crea una ricostruzione cronologica dei fatti, ma ci presenta un continuo e disordinato flusso di pensieri.

Mi ero tanto sforzata di dimenticare la morte di Harris che ormai i ricordi sono vaghi, erosi dal tempo, ricoperti dalla polvere di tutto quello che è accaduto poi. Ma ora voglio ricordarla, e impedire che mi tormenti.

Harris era un ragazzo che amava suonare e scrivere di musica, era andato al college, era finito a letto con diverse ragazze, si era trasferito a New York, in California, ed era poi tornato a New York dove aveva ripreso a studiare.

La sua era una vita piena e felice, ma segnata da tre episodi psicotici.

Il terzo episodio. Aveva lasciato la sua ragazza. Era andato in ospedale di sua spontanea volontà, in taxi, con una zia. Sapeva cosa stava succedendo.
Aveva la nausea, forse era disidratato. Non gli avevano dato sedativi.
Poi c’erano le dieci ore mancanti.
Gli piaceva il pesce bianco mantecato. Gli piaceva bere il Manhattan.
Era saltato davanti al treno, fine della storia.

Da questo momento Sarah dà spazio, con le parole, solo ai suoi sentimenti e al suo flusso di coscienza tentando una impossibile ricostruzione dei fatti. Impossibile perché ci sono gesti a cui è difficile trovare una giustificazione o un senso, e il suicidio è una forma della morte che, nella profonda razionalità del gesto, nasconde qualcosa che non può essere compreso dalla nostra ragione.
È in questa continua ricerca della lucidità che l’autrice si perde e crea un’elegia, come dice il sottotitolo del libro, dedicata ad un amico che il lettore ha difficoltà a vedere realmente, perché Harris diventa tutti gli stati d’animo vissuti da Sarah.

Harris diventa un gesto, una poesia, un dolore inconoscibile e una morte inconcepibile e difficile da accettare.
La narrazione, pagina dopo pagina, diventa un grande puzzle, nel quale però, chiudendo il libro, manca un pezzo, una risposta logica al tragico evento che ha ribaltato la vita di Sarah e delle persone che circondavano Harris. L’autrice conclude con l’ennesima domanda:
«A cosa serve il dolore?
Spiegazione reale: l’amore rimane. Non c’è altro conforto.»

IL SALTO
Sarah Manguso
Traduzione di Gioia Guerzoni
NN Editore
pp. 112
Euro 16

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