L’ANIMA DELLA FRONTIERA di Matteo Righetto

È ambientato alla fine del 1800 l’ultimo romanzo di Matteo Righetto dal titolo L’anima della frontiera edito Mondadori. Siamo a Nevada, non negli Stati Uniti, ma in un paesino veneto di montagna, in Val Brenta. In questa terra circondata da boschi, vivono solo tre famiglie. Tra queste, ci sono i De Boer: da Augusto, uomo alquanto taciturno, la moglie Agnese e i tre figli, due femmine Jole e Antonia, e un maschio, Sergio.

Nel corpo e nel cuore la primogenita era tutta sua madre, e probabilmente per questo amava soprattutto suo padre. Legava quasi sempre i suoi capelli biondi in una lunga treccia che dalla nuca le scendeva tra le scapole. Era magra e aveva due grandi occhi chiari dal colore mai certo: a volte sembravano verdi come un lariceto d’estate, altre parevano grigi come il manto invernale dei lupi, altre ancora glauchi come un lago alpino in primavera.

La famiglia De Boer, come le altre famiglie del posto, coltiva tabacco da ormai diverse generazioni, anzi da secoli, perché sopra la val Brenta il tabacco cresce bene ed è buono come da nessun’altra parte. I proventi della vendita del tabacco però non bastavano per mantenere una famiglia numerosa come quella di Augusto, che per questo, un giorno prende la decisione di tentare un viaggio che lo porterà oltre la frontiera austriaca per contrabbandare parte del raccolto.

È una sera d’estate quando, Augusto, seduto a capotavola e dopo giorni di silenzio, dice alla moglie: “Quest’anno ci viene anche la Jole”. Le innumerevoli preghiere di Agnese non servono a rimandare quel giorno da lei temuto ma che Jole tanto attende.

È il 29 settembre 1893 quando Augusto e la giovane figlia partono.

La Jole si sentiva scoppiare il cuore, tante era l’emozione. Le sue mani erano fredde e sudate e si muovevano in modo impacciato. Si era alzata dal letto appena mezz’ora prima della partenza, ma in verità non aveva mai chiuso occhio. Era rimasta tutta la notte in ascolto degli animali selvaggi, cercando di immaginarsi ciò che l’attendeva chissà dove e chissà quando, oltre i monti che avevano sempre delimitato il suo mondo.

È in questi sentieri insidiosi che Augusto, senza parlare, trasmette alla figlia degli insegnamenti che le torneranno utili molto presto, perché un giorno, quel ruvido padre che ha sempre in bocca del tabacco da masticare, non farà ritorno a casa.

Sarà Jole a prendere le redini della famiglia. Non importa se il compito della donna è quello dell’attesa tra le mura di casa, tocca a lei ripercorrere le orme del padre nonostante la fatica, il dolore ai piedi e la paura di essere scoperta dalle guardie.

Jole diventa una contrabbandiera e noi ne seguiamo la maturazione mentre, accompagnata attraverso impervi sentieri dal suo cavallo, il fidato Sansone, conosce la vera natura dell’uomo.

“Avanzava piano piano, come se non ci fosse un domani, ma soltanto un da farsi”, la giovane e coraggiosa ragazza, che sceglie come simbolo per la sua forza il fiore di tarassaco, ed “impara una cosa banale ma certa: che nella vita non bisogna mai fidarsi di nessuno”.

La conclusione del viaggio di Jole non è così amara, perché dietro le montagne si fa sempre strada il sole per risorgere, ma qualcosa di amaro in bocca a me è rimasto, perché forse, nell’Ottocento e sempre più oggi, noi umani non siamo davvero capaci, come la natura, di annullare i confini che ci dividono, ma anzi, su di essi costruiamo muri sempre più alti, fatti di disprezzo e odio. Dovremmo diventare come le distese d’erba, le pietre e i fiori che ignorano i confini e si espandono, regalandoci paesaggi meravigliosi, come quelli che Jole osserva attorno a sé mentre diventa grande.

Lei si sistemò vicino a Sansone, si coprì con due coperte di lana grezza e guardò il cielo sopra di sé.

Le stelle erano tantissime, e grandi, e brillanti. Luccicavano come fontanelle di luce variopinta e alla ragazza sembrò che avessero persino una voce e stessero per dire qualcosa. Credette che volessero dirle parole beneauguranti, benigne. Poi si rese conto della sciocchezza di quell’idea romantica e pensò che, se suo padre l’avesse sentita, l’avrebbe presa in giro.

 

L’ANIMA DELLA FRONTIERA
Matteo Righetto
Mondadori (Scrittori Italiani e Stranieri)
Anno 2117
pp. 192
Euro 17.50
Disponibile anche in eBook

 

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