SCALE MOBILI di Lina Maria Ugolini

“Mai giudicare un libro dalla copertina”… Non sempre è vero. È il caso di Scale mobili, un libro di Lina Maria Ugolini, edito da Splēn.
La sua copertina incuriosisce e il suo contenuto risulta fluido e dinamico nella sua brevità, fino alla fine, quando tutto il narrato sembra disperdersi come “il passato che ognuno di noi si lascia dietro le spalle”.
Se i bambini le adorano come fossero giostre e gli adulti le utilizzano senza incanto, per l’autrice le scale mobili sono una perfetta rappresentazione dell’esistenza che si consuma nel tempo, fra gli argini della necessità.

Borse e bagagli fra le pagine, perché ogni vita è un viaggio, e con le valigie, come con le maschere, nell’anonimato della vita pubblica, le persone si trascinano dietro, nascondendole, storie tristi che nessuno vuole conoscere.

Assai giusta la trovata moderna di mettere sotto ogni valigia un paio di ruote. Non è solo un espediente per rendere più agevole il trasporto. Ogni cosa che gira ricorda il tempo che passa, un cammino scorrevole diverso per ciascuno ma nel moto circolare uguale per tutti. Ad ogni essere umano spettano una valigia e un viaggio.

La ruota, l’invenzione che più di tutte ha segnato il progresso umano, rivela qui l’altra sua natura, quella di acceleratrice di destini non sempre prodighi.
Dieci personaggi occupano ognuno un gradino sulle scale mobili dei “non luoghi” della vita moderna: aeroporti, stazioni della metro, centri commerciali. Qualcuno sale e qualcuno scende. C’è chi lo fa da solo e chi in compagnia, ma l’impossibilità di occupare lo stesso gradino mostra la disparità tanto nelle relazioni sentimentali quanto in quelle professionali. C’è pure chi cerca di ribellarsi alla necessità rimanendo inceppato nel loop illusorio del procrastinare. Persone che, come rette parallele, mai s’incontrano pur facendo parte dello stesso “meccanismo”.

Sono queste scale ignare l’una dell’altra eppure parte di un comune ingranaggio che scorre segnando un tempo parallelo alla sorte di molte persone.

Le storie procedono concatenate nel loro ignorarsi reciproco. Il continuo passaggio da un “set” all’altro, come un taglio di montaggio, comincia spesso a metà pagina con una frase tratta dal testo stesso. Quasi un eco che riverbera, catturando l’attenzione del lettore.
Le ambientazioni si fanno occasione per inframmezzare il testo con sottili momenti di denuncia: la crisi economica che costringe il made in Italy alla resa, i manifestanti No Tav che prendono d’assalto la stazione… Spaccati dell’Italia contemporanea che fanno da scenario fornendo una collocazione spazio-temporale laddove si raccontano storie che potrebbero essere di tutti o di nessuno.
Ciò che più si apprezza è la felice commistione tra la scelta narrativa e gli intenti filosofico-sociologici dai quali muove la fantasia dell’autrice. Un valore aggiunto è poi proprio la copertina illustrata da Sara Fornì. Il lettore potrà infatti sorprendersi più volte nel gioco di indovinarvi i volti dei dieci personaggi.
A chiudere questa carrellata di destini due figure inedite, quasi oniriche, che capovolgono il rapporto tra chi credevamo protagonista e chi “comparsa”. Un finale con il quale l’autrice ci consegna, in forma di morale, anche un semplice, ma allo stesso tempo utopico, antidoto contro la minaccia dell’atomizzazione sociale.

Scale mobili
Lina Maria Ugolini
Splēn edizioni
2016
collana Caleidoscopi
Ibsn 9788899268176
Pagine 93
Disponibile anche in Ebook

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