TRILOGIA DELLA PIANURA di Kent Haruf

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È ad Holt, una immaginaria cittadina del Colorado, non lontano da Denver, che Kent Haruf ambienta la “Trilogia della pianura”.
Definita dall’autore stesso una trilogia slegata – loose trilogy – può quindi essere letta nell’ordine che ciascun lettore preferisce. Pubblicata in Italia da NNeditore, la casa editrice ha scelto di presentare i testi al suo pubblico partendo da Benedizione – testo che, cronologicamente, sarebbe all’ultimo posto. Nella “Lettera aperta ai lettori di Benedizione” (che potete leggere per intero qui: http://www.nneditore.it/lettera-aperta-ai-lettori-di-haruf/) la casa editrice scrive: “E arrivano i dubbi su quale pubblicare per primo come NN, su quale libro sia il migliore per portare la voce di questo autore al pubblico italiano con l’attenzione che merita. Il primo, affidandoci alla proposta cronologica? O il secondo, Crepuscolo, visto che alcuni lettori in Italia avevano già potuto leggere Il canto della pianura pubblicato da Rizzoli? O invece Benedizione, il nostro primo incontro romantico? Decidiamo di parlarne con l’agente americano che gira le nostre domande all’autore, con cui inizia un carteggio. Kent Haruf parla di una “loose trilogy”, una trilogia larga, sciolta, slegata. Che non ha un inizio e una fine. Perché i tre libri hanno sì la stessa ambientazione, ma i personaggi e le situazioni cambiano e i sottili rimandi da uno all’altro sono esili fili della memoria della cittadina immaginaria di Holt. Così decidiamo di procedere per la nostra strada, quella romantica, e affidiamo la traduzione di Benedizione a Fabio Cremonesi.”
Personalmente ho iniziato la lettura con Il canto della pianura, per divorarlo in qualche giorno e passare subito alla lettura dei successivi.
Ora andiamo con ordine: non il mio, quello scelto dall’editore.

Benedizione, pubblicato in Italia nel marzo 2015, inizia presentandoci nelle prime righe quello che sarà il personaggio simbolo del romanzo: Dad Lewis.

“Perché la chiamano così?
Come?
Dad.
Perché ho una figlia come te. Quando è nata la gente ha iniziato a chiamarmi così. Tanto tempo fa.”

Dad, assieme alla moglie Mary, si trova in un ambulatorio medico e ha appena ricevuto i risultati di certe analisi che, oltre a diagnosticargli un cancro, gli rivelano che quella appena iniziata sarà per lui la sua ultima estate.

“Non voglio ancora che tu te ne vada, disse lei. Si allungò e gli prese una mano. Non voglio. Aveva le lacrime agli occhi. Non sono pronta.
Lo so… uno di questi giorni sarà meglio se chiamiamo Lorraine, disse lui.”

Da questo momento scatta un meccanismo nella narrazione che accomuna gli altri personaggi che vivono nella piccola cittadina di Holt: è necessario, prima o poi, dover fare i conti con il proprio passato, la propria esistenza e le proprie azioni.
Entrano in scena, intrecciandosi tra loro, nuove figure della comunità di cui Haruf non ci dà molte descrizioni: fa parlare i suoi personaggi senza troppe parole e soprattutto senza alcuna complessità nel linguaggio. I dialoghi – privi di segni grafici che li introducono – diventano sussurri rivolti dall’autore ai propri lettori.
Incontriamo Lorraine, figlia di Dad e Mary, che, trasferitasi a Denver, torna ad Holt per assistere i genitori, aiutata anche dalla vicina Berta May, la quale vive con la nipotina Alice, orfana di madre; Willa e Alena Johnson, madre e figlia che vivono da sole in un picco ranche, le cui giornate si intrecciano con quelle di Alice e Lorraine; infine il reverendo Lyle, da poco giunto in paese da Denver dove è stato cacciato dalla propria congregazione.
L’estate procede lentamente per gli abitanti di Holt, la cui esistenza sembra del tutto normale, ma sono invece accomunati dal nascondere un segreto o aver vissuto un evento che li ha profondamente segnati e con il quale ognuno cerca di fare pace.
Il percorso verso il perdono è rappresentato dallo stesso Dad che, avvicinandosi giorno dopo giorno alla morte, si trova a fare i conti con l’allontanamento da casa del figlio Frank e il licenziamento di Clayton – un dipendente del suo negozio di ferramenta – e le rispettive tragiche conseguenze.
È con un linguaggio semplice e delicato che Haruf ci trasmette l’umanità degli abitanti di Holt, dove il lettore avrà più volte voglia di tornare.

Se in Benedizione le prime righe ci prospettano la morte, è con Canto della pianura che la vita torna a farsi strada.
Lo stesso Fabio Cremonesi sottolinea, nella nota finale del traduttore, come la scrittura del secondo volume presenti dei cambiamenti legati ai contenuti stessi: “Questa volta il periodare è ampio e spesso molto articolato, le descrizioni e l’aggettivazione quasi barocche. Non tocca a me interpretare i motivi di scelte stilistiche così divergenti, posso solo ipotizzare una certa coerenza tra scrittura e tematiche affrontate nei due romanzi, lì la fine della vita, qui il suo inizio.”
È infatti la vita, nella sue varie sfaccettature, che avvolge i nuovi personaggi di Holt.
Conosciamo Tom Guthrie, professore presso il liceo del paese, che sta attraversando un periodo difficile sia nell’ambiente lavorativo sia in famiglia. A scuola si scontra con un alunno, Russell, un vero e proprio bullo che pretende arrogantemente e con l’aiuto dei genitori, di giocare nella squadra d’istituto e di superare l’anno scolastico nonostante non abbia buoni voti. Tra le mura di casa, invece, Tom deve crescere da solo i suoi due figli – Ike e Bobby – mentre la moglie sta attraversando un periodo buio che la porta a trascorrere le sue giornate a letto.
Incontriamo, poi, la giovane Victoria Roubideaux, che si trova ad affrontare una inaspettata gravidanza e con
una madre che non vuole sapere nulla di lei e del bambino.

“Gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime. Aiutami mamma. Ho bisogno del tuo aiuto.
Ormai è troppo tardi, disse la donna. Ti sei ficcata tu in questa situazione, arrangiati. […] E puoi andartene da questa casa. Non ti voglio qui in questo stato.
[…] Mamma non farlo. Si guardò attorno. Case e alberi spogli. Si lasciò andare sul pavimento della veranda, al freddo, scivolando contro le gelide assi della facciata. Le sembrava di spegnersi, di andare alla deriva e vagare in una sorta di confusione fatta di dolore e incredulità.”

Salvata dall’aiuto di Maggie Jones, un personaggio che potremmo definire secondario, ma che muove le fila della vita della giovane ragazza e di due protagonisti che rimarranno nel cuore del lettore: i fratelli McPheron.
Harold e Raymond, che fin da giovani vivono da soli nella fattoria di famiglia dedicandosi all’allevamento del proprio bestiame, avranno la capacità, la delicatezza e la bontà di accogliere nella casa la vita.

Una vita che continua, con inaspettati colpi di scena, anche nel terzo volume: Crepuscolo.
È trascorso qualche anno nella piccola comunità di Holt.
Victoria ha dato alla luce la dolce Katie ed è arrivato per lei il momento di riprendere in mano la propria esistenza decidendo di iscriversi all’università, di trasferirsi a Fort Collins, senza dimenticare mai la sua nuova famiglia: i fratelli McPheron.
Ritroviamo il professor Guthrie assieme a Maggie Jones e facciamo la conoscenza di nuove e varie umanità: il piccolo DJ che vive con il nonno di cui si prende cura; Mary Wells e le sue due bambine, Dena ed Emma; infine Betty e Luther Wallace che, assieme ai figli Joy Rae e Richie sono costretti a vivere in una roulotte e vengono seguiti da un’assistente sociale.
C’è di nuovo, quindi, ogni lato dell’esistenza nelle pagine di Haruf, dalle giornate in cui la speranza riesce a splendere a quelle più scure e tragiche. È la quotidianità, quella che ci racconta l’autore, di cui non vuole nascondere le difficoltà e che, al tempo stesso, vuole trasmettere al lettore una sensazione di fiducia.
Non poteva esserci titolo più adatto per rappresentare la vita della comunità di Holt: il crepuscolo, quel momento in cui la luce del sole inizia a farsi spazio nel buio e si diffonde velatamente, come ogni personaggio di Haruf che, con i propri passi, ritrova a suo modo la strada.

“Intanto all’esterno della casa, fuori dalla stanza silenziosa in cui erano seduti, il buio iniziò ad avvolgere le strade. Presto i lampioni si sarebbero accesi tremolando, sfarfallando, per illuminare tutti gli angoli di Holt.”

Dalla quarta di copertina di ogni volume, mentre scende la notte, e aspetto l’uscita del quarto volume:
Benedizione: questo libro è per chi ama rileggere i classici e vorrebbe perdersi negli sconfinati spazi della pianura americana (o nelle fotografie di Robert Adams), per chi desidera un cappello da cowboy anche se forse non indosserà mai, per chi nutre una sorta di fiducia razionale nel genere umano e crede che le verità gridate siano sempre meno vere di quelle suggerite con pudore.
Canto della pianura: Questo libro è per chi ama spostarsi solo con il pensiero, meglio se in poltrona e sotto una coperta a scacchi rossi e blu, per chi riesce a sentirsi a casa anche solo con una finestra aperta sul cielo, per chi cerca su google maps i luoghi dei libri, meglio se immaginari, e per chi ha deciso di affidarsi al tempo, nella convinzione che lo spazio possa sempre tradirlo.
Crepuscolo: Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la “Pastorale” di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo, e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa.

TRILOGIA DELLA PIANURA
Benedizione
Crepuscolo
Il canto della pianura

di Kent Haruf

NNEditore

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